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Emirati Arabi: “la tensione va affrontata politicamente”

Emirati Arabi: "la tensione va affrontata politicamente"

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Emirati Arabi: “la tensione va affrontata politicamente”

“Le tensioni nel Golfo possono essere affrontate solo politicamente”. Ha dichiarato così, in un Tweet postato proprio questa mattina, il Ministro degli Esteri emiratino Anwar Gargash chiedendo un’azione collettiva e la partecipazione di voci regionali per distendere il clima.

Si riconferma dunque l’impegno degli Emirati a calmare i venti di guerra tra Iran e Stati Uniti, dopo il recente attacco ad altre due petroliere nello Stretto di Hormuz e all’abbattimento di un drone americano da parte di Tehran, mentre stava sorvolando il Mare Arabico.

Parole analoghe erano arrivate la scorsa settimana dal principe ereditario di Abu Dhabi, lo Sceicco Mohamed bin Zayed, in occasione della sua visita in Germania. “Sono stato felice di incontrare il cancelliere tedesco Angela Merkel – ha scritto su Twitter lo Sceicco -. Condividiamo legami storici di lunga data e una solida partnership strategica. Le nostre due nazioni sono ancore di stabilità, sostenendo gli sforzi di pace globali e respingendo il terrorismo e l’estremismo”.

Secondo il New Times, che gli ha dedicato di recente un approfondito articolo, sarebbe proprio Mohamed bin Zayed, 58 anni, principe ereditario di Abu Dhabi e di fatto governatore degli Emirati Arabi Uniti, il leader più potente nel mondo arabo. Se per decenni, scrive il quotidiano, è stato un alleato chiave americano, seguendo la guida di Washington, ora sta andando per la sua strada, anzi detta proprio lui la rotta, anche alla vicina Arabia Saudita dove il suo omologo e tanto discusso Mohamed bin Salman, non farebbe altro che seguire la sua linea politica.

Intanto, gli Stati Uniti proseguono con la strategia della “massima pressione”, preparandosi alla guerra – è sempre di oggi la notizia di attacchi informatici americani contro i sistemi di controllo missilistico iraniani -, ma ripetendo di voler aprire il dialogo per trovare nuovi accordi con Terhan.

E, come prevedibile, per ora il reale effetto della tensione tra Paesi del Golfo, Stati Uniti ed Iran è stata un’altra escalation di violenze in Yemen. Se intorno al porto di Hodeida la tregua ancora regge, i missili dei ribelli sciiti Houti continuano a raggiungere l’Arabia Saudita e la coalizione araba ha intensificato i bombardamenti, soprattutto intorno alla capitale San’a.

Quello che si teme davvero, come ha sottolineato Jeremy Hunt, capo della diplomazia britannica, è una “guerra accidentale”: con un clima tanto caldo, anche un piccolo pretesto potrebbe incendiare la situazione. Lo stretto di Hormuz, sulle cui sponde si trovano Emirati, Oman e Iran, è infatti una delle zone più delicate del mondo e oltre alle 2000 petroliere che transitano ogni anno, si incrociano e si giocano i fragili equilibri di tutto il Medio Oriente.

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