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Sempre più italiani, sempre più cittadini del mondo

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Sempre più italiani, sempre più cittadini del mondo

È curioso come cambi il senso di appartenenza al proprio Paese di origine dopo un po’ che si vive a Dubai. Da un lato si tende a far maggiormente riferimento alle radici: per esempio diventiamo ossessionati dalla ricerca dei sapori nostrani a tavola e dipendenti da quei prodotti o servizi erogati dai connazionali, rischiando anche a volte fregature solenni e comunque spese spesso sopra la media, pur di sentirci ancora un poco a casa. Dall’altro, si interagisce con persone di ogni Paese, religione, etnia, cultura, lingua e in questo modo acquisiamo una percezione molto più umana e diretta di ciò che succede ovunque, nel bene e nel male. Insomma, diventiamo al contempo più Italiani e più cittadini del mondo, nell’ennesima delle infinite contraddizioni con le quali si impara a convivere trasferendosi qui.

Ogni volta che nella nostra vita quotidiana entriamo a contatto con qualcuno, questa persona e il suo microcosmo non sono più estranei, e quando leggiamo sul giornale notizie relative al suo Paese le sentiamo più nostre perché, bando alle ipocrisie, è assolutamente normale sentirsi molto più coinvolti da fatti che direttamente o indirettamente ci sembrano più vicini. Eventi felici o tragici, dal matrimonio del Principe Harry alla guerra civile, fino all’orrenda strage di Pasqua o al terremoto che ha colpito le Filippine, risuonano molto più profondamente in noi se letti condividendo l’emozione della mamma inglese della compagna di scuola della figlia, lo strazio del medico di famiglia siriano o il dolore del collega dello Sri Lanka. La lista di situazioni che per noi passano da “cronaca estera” a “vicende personali” cresce continuamente al crescere delle persone che conosciamo e che entrano a far parte della nostra cerchia, che si tratti di Kenya, Venezuela, Libia, Nuova Zelanda, Francia o Birmania. E ci sembrano davvero strani e ancor più ridicoli, adesso, quei post di Facebook con il solito incipit “Non ne parla nessuno, ma tutti devono sapere che…”: perché qui se ne parla, eccome. Per esempio se ne parlava proprio ieri alla playdate dei bambini dopo scuola. Per dire.

Per chi non è proprio fatto di coccio, allora, Dubai diventa qualcosa di molto più importante e profondo dei soldi, della sicurezza, dei messaggi marketing che rievocano una “Milano da bere” fuori tempo massimo, dell’andamento degli affitti o delle situazioni sociali a dir poco borderline: Dubai con tutte le sue contraddizioni, che pure ci sono e sono stridenti, diventa la nostra immersione totale nell’umanità, la terapia d’urto per aprire gli occhi e sentirci parte di qualcosa di estremamente interconnesso, senza inizio né fine, senza stranieri né estranei.

Forse un triennio di base a Dubai con eventuale biennio di specializzazione andrebbe imposto a tutti, come lezione di vita. Non illudiamoci: di sicuro molti ne uscirebbero invariati o, per reazione, anche più ottusi e dotati di paraocchi più spessi di prima, ma probabilmente tanti altri vedrebbero ampliate le proprie vedute e il proprio modo di sentire e percepire gli altri. Dubai come scuola obbligatoria di empatia senza confini. Ce ne sarebbe davvero tanto bisogno in questo mondo che sembra scivolare lentamente verso l’indifferenza collettiva.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

2 Comments

2 Comments

  1. Marzia

    April 28, 2019 at 12:26 pm

    Ciao , scusa, sono nuova del sito, sono un medico di medicina generale, lavoro attualmente in Lombardia, ma francamente sono stanca di vivere in questo grosso “asilo” che sta diventando l’Italia, e mi stavo guardando intorno. A Dubai mi piacerebbe molto vivere, ma non so a chi chiedere , leggevo una intervista del dr Viel, che diceva che per la medicina di base ci sono opportunità, ma non so a chi rivolgermi per avere informazioni, c’e Il sito a cui ti rimanda il dr Viel che è appunto dubaitaly, ma non trovo, indicazioni. Pertanto ho visto il tuo post e mi ci sono aggrappata.
    Ah mi chiamo Marzia D’Amico ,( su fb max ) la mia mail , nel caso volessi rispondermi è: marziadam@yahoo.it
    Grazie comunque semplicemente per avermi letto (se lo farai)
    Buona domenica

  2. Marilena

    April 29, 2019 at 4:44 pm

    Marzia ciao! Leggi questo articolo, potrebbe interessarti: https://www.dubaitaly.com/2019/01/28/cerchi-un-medico-italiano-basta-un-click/?locale=it

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