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Genitori, attenzione al Blue Whale

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Genitori, attenzione al Blue Whale

Presso la maggior parte degli istituti di Dubai sta girando una circolare ufficiale, inviata dalle direzioni scolastiche, che mette in allerta i genitori sul pericolo serio introdotto da un gioco online che starebbe avendo un successo incredibile nel mondo: Blue Whale.

In questi giorni, in diverse scuole di Dubai, stanno di nuovo girando circolari che mettono in allerta i genitori sul pericolo di alcuni giochi, o meglio sfide, che i ragazzini vengono invitati a seguire attraverso i Social Media o attraverso specifici siti Web. Il già noto Blue Whale, ma anche altri giochi (come ad esempio “Wake me up at 4:20 am”) che utilizzano video horror su Youtube e che hanno come protagonisti personaggi come Momo, Jeff the Killer, Bloody Mary.

Il consiglio è sempre lo stesso: occorre osservare il comportamento dei propri figli, spiegare dell’esistenza di questi giochi e insegnare loro, fin da piccoli, a non rispondere o chattare con persone che non conoscono. 

Uno strumento molto utile, per i genitori che magari non conoscono le ultime tendenze in fatto di Social Media o giochi online, è Net Aware , una sorta di guida, realizzata in Inghilterra dalla National Society for the Prevention of Cruelity to Children (NSPCC), con link utili e molti consigli.

Oggi riproponiamo questo articolo di Marilena Falcone, pubblicato sulle pagine di Dubaitaly nel maggio del 2017, quando il fenomeno Blue Whale, del quale si discusse molto in tutto il mondo, occupò anche le pagine dei quotidiani degli Emirati.

Presso la maggior parte degli istituti di Dubai sta girando una circolare ufficiale, inviata dalle direzioni scolastiche, che mette in allerta i genitori sul pericolo serio introdotto da un gioco online che starebbe avendo un successo incredibile nel mondo: Blue Whale.

Il gioco procederebbe per gradi successivi, ponendo 50 sfide crescenti in 50 giorni rigorosamente da documentare fotograficamente con invio di foto ai creatori del gioco (pena la ricezione di “minacce”). Si inizierebbe con la visione di film psichedelici e horror, per passare a lesioni o ferite auto-inflitte o inflitte agli altri con la forma di squali o balene, fino alla sfida finale, il suicidio. Il gioco (ammesso che abbia senso chiamarlo così) sarebbe già dilagato in Brasile, Portogallo e Russia dove addirittura pare che negli ultimissimi tempi un centinaio di casi di suicidi sarebbero direttamente correlabili alla sfida finale.

L’allarme è stato lanciato da un articolo comparso pochi giorni fa su Khaleej Times, che si è messo a disposizione della Polizia di Dubai per approfondire la questione. Il direttore del dipartimento anti-crimini telematici, Colonnello Saeed Al Hajiri, ha dichiarato che al momento nulla fa pensare che il gioco sia arrivato qui o che ci siano casi di lesioni o suicidi ad esso collegati. Tuttavia Khaleej Times, se da un lato riferisce di aver provato ad accedere/acquistare il gioco online dal sito che lo produce senza riuscire a trovare nulla, dall’altro conferma che ci sono tracce più che sufficienti in rete a dimostrarne l’esistenza e la circolazione, soprattutto nelle discussioni all’interno di gruppi chiusi (ad alcuni dei quali i loro giornalisti si sarebbero iscritti).

Non si tratta insomma di un allarme immediato, ma sicuramente è meglio non sottovalutare il rischio liquidandolo come “leggenda metropolitana”. Oltretutto giochi simili sono realmente esistiti in passato e se non altro l’articolo di Khaleej Times ha riacceso il dibattito, sempre importantissimo, su come educare i ragazzi alle regole del buon senso, della privacy e della sicurezza informatica, favorendo anche l’organizzazione di corsi e seminari a tema.

Naturalmente le scuole chiedono ai genitori di prestare sempre la massima attenzione e in generale di non esitare a contattare i Counselor scolastici nel malcapitato caso si noti qualcosa di anomalo nei figli, anche in termini di comportamento.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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