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Dubai, ma quanto mi costi?

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Dubai, ma quanto mi costi?

Nessuno pretende di stare ancora ai prezzi di tanti anni fa, quando la città era in pieno boom. Se da una parte gli affitti erano alti al limite del ridicolo, anche perché gli arrivi a gettito continuo di expat di alto profilo superavano l’offerta di appartamenti e ville di qualità sul mercato (in alcune zone erano proprio introvabili), il costo di servizi e beni di uso quotidiano era irrisorio. Affitti a parte, venendo per esempio da Roma, all’epoca, fra cambio estremamente favorevole e costo della vita diverso, in molti casi con 50 aed si comprava l’equivalente di 50 euro a casa. La benzina poi sembrava gratuita. Certo non si trovava tutto e non tutto si trovava ovunque (erano pochi i centri commerciali ragionevolmente forniti), alcuni servizi stavano appena iniziando e la qualità della vita tendeva sicuramente più verso l’avventura che verso la comodità. Però, fra stipendi elevati, benefit da Paese che doveva ancora incoraggiare le persone a venire e prezzi bassissimi, stare nel “sabbione” aveva un suo bel perché.

Con il trascorrere del tempo le cose sono progressivamente cambiate. Il mercato è stato invaso da abitazioni in affitto e in vendita, sono sorti centri medici e scuole come funghi, via via prodotti tipici di Paesi specifici prima considerati di nicchia hanno iniziato a essere distribuiti anche nei supermercati, le aziende di servizi si sono evolute e raffinate. Insomma la varietà e la quantità, se non la qualità, dell’offerta sono decisamente aumentate. A questo aggiungiamo l’amata-odiata IVA, la regolamentazione di alcuni settori professionali che prima potevano agire con maggiore disinvoltura e l’incremento del prezzo della benzina.

Tutti fattori determinanti nel creare una situazione attuale ben diversa, praticamente l’opposto, rispetto a quella familiare a chi arrivava in passato. Il costo di affitti e vendite è crollato, le tariffe scolastiche prima in crescita libera si stanno stabilizzando e sta diventando meno drammatico trovare posto nelle scuole che oltretutto sono ovunque; cliniche e centri medici sono praticamente distribuiti capillarmente quartiere per quartiere, come i supermercati e i centri commerciali di tutte le dimensioni, le strade sono asfaltate e portano dappertutto senza dover avere un quattroruote da combattimento, ma… ma proprio questa crescita, combinata con l’innegabile esodo di specifiche categorie di professionalità (e passaporto ergo portafoglio), ha anche portato all’incremento di prezzo di quelle piccole cose di tutti i giorni che prima costavano niente e che per molti rappresentavano la coccola, la compensazione che permetteva di accettare altri sacrifici imposti dalla vita qui, e che creavano un giro di denaro sul quale in buona parte si appoggiava l’economia della città.

Mi riferisco ai caffè e ai pranzetti fuori, ai brunch del venerdì, alle staycation, ai biglietti del cinema anche in categoria VIP, al personale domestico, allo shopping senza troppi pensieri, agli accessi in piscina o agli home delivery, che sono il simbolo della vita da expat classico a Dubai. Se non ci fossero le offerte, i tre al prezzo di due dei prodotti in via di esaurimento scorte, i vari Groupon ed Entertainer, parecchi expat dell’ultima ora non sopravvivrebbero qui adesso, mentre prima la corsa al risparmio esagerato, per tanti, più che una esigenza, era quasi un gioco, una sfida. Del resto le strade, che anni fa vedevano a tutte le ore del giorno e della notte un via vai continuo di camion di negozi di arredamento e pulmini di operai, sono sempre meno trafficate anche nei momenti tradizionalmente di picco; se si incontra qualche van di trasloco quattro volte su cinque si tratta di un container che se ne va.

Anche se i numeri ufficiali dicono che la popolazione locale sta aumentando o si mantiene stabile, si tratta per lo più di persone che vengono a stipendi inferiori o che si trasferiscono da quartieri periferici o dagli Emirati confinanti, attratti dagli affitti più bassi, ma che poi poco spendono a livello di vita di tutti i giorni. Intanto ovunque continuano ad aprire nuovi mall e nuovi negozi che si fanno concorrenza fra loro con prezzi sempre più alti per sostenere i costi (salvo poi chiudere dopo un anno o due), mentre invece sempre più si affermano i siti di vendita online a costi e prezzi ridotti. Non si riesce insomma a capire bene quale sia la logica dietro a certe mosse.

Certo che se qualche mese fa sulle strade principali di Dubai troneggiavano cartelloni pubblicitari di McDonalds, e dico McDonalds, con offerte di pasti extra-scontati, qualche domanda sulla direzione imboccata dalla città viene. Come sempre, staremo a vedere: Dubai ha stupito tante volte in passato e saprà sicuramente stupire anche questa volta. Di sicuro, glielo auguriamo.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati quattro dei sei gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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