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2019, l’Anno della tolleranza

2019, Anno della tolleranza

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2019, l’Anno della tolleranza

Dopo il 2018 dedicato a Sheikh Zayed, il fondatore degli Emirati Arabi Uniti, il 2019 è stato dichiarato dal Governo emiratino “Anno della tolleranza”, The Year of Tolerance. Con tre notizie importanti, per cominciare: l’avvio di una soluzione politica alla guerra in Yemen (che va avanti da quasi 4 anni e che ha provocato la peggiore crisi umanitaria al mondo degli ultimi anni), la visita del Papa ad Abu Dhabi prevista a febbraio e la progressiva distensione dei rapporti con Israele, con la conseguente apertura anche verso la religione ebraica.

Secondo quanto dichiarato dal Governo emiratino, il 2019 sarà guidato – con diversi progetti – dai principi di pace e comprensione, conclusione adeguata, come sottolineato, alla celebrazione del centenario della nascita di Sheikh Zayed: ricordandoci che, indipendentemente dagli anniversari, i principi del fondatore degli Emirati sono parte integrante del tessuto del Paese. “Qui negli Emirati – ha detto il Presidente Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nahyan – l’Anno della tolleranza sarà celebrato come uno sforzo per portare avanti ulteriormente il sogno pluridecennale di creare una società tollerante e coesa, aperta a popoli di culture e religioni diverse. Gli Emirati Arabi Uniti e la Tolleranza vanno di pari passo”.

Aldilà delle dichiarazioni ufficiali, in questo momento gli Emirati Arabi sono in effetti un punto di riferimento, o quantomeno un esperimento riuscito, di convivenza pacifica di persone provenienti da tutto il mondo e di tutte le religioni. In un editoriale uscito nei giorni scorsi sul quotidiano The National, viene ricordato come il mondo stia vivendo un periodo storico di particolari tensioni sociali, scontro culturale e religioso: dai campi di battaglia in Medio Oriente, al populismo che dilaga sia in Europa che negli Stati Uniti, l’odio e il sospetto verso “l’altro” sono un fenomeno in costante aumento. “Al contrario – scrive The National – qui negli Emirati Arabi Uniti è diverso, convivono persone di oltre 200 nazioni diverse e il Paese accoglie i seguaci di tutte le fedi: il rispetto per gli altri è un elemento intrinseco della cultura islamica ed è una pietra miliare della politica del Governo”.

Nel 2015 è stata approvata una legge contro le discriminazioni e l’odio verso “individui o gruppi basati su religione, casta, dottrina, razza, colore”, e dal 2016 gli Emirati Arabi hanno il Ministro della Tolleranza, incaricato di far rispettare l’impegno della nazione per sradicare il fanatismo ideologico, culturale e religioso.

Per il “UAE National Programme for Tolerance” – piano per questo 2019, che trovate qui – il Governo ha preso come testo guida la definizione del termine “tolleranza” indicato dall’ONU, quando nel 1996 ha invitato gli Stati membri ad osservare la giornata internazionale della tolleranza (che si celebra il 16 novembre) e ha redatto la Dichiarazione dei Principi sulla Tolleranza: “la tolleranza – si legge nel primo articolo – è rispetto, accettazione e apprezzamento della ricchezza e della diversità delle culture del nostro mondo, delle nostre forme di espressione e dei nostri modi di esprimere la nostra qualità di esseri umani. E’ favorita dalla conoscenza, dall’apertura di spirito, dalla comunicazione e dalla libertà di pensiero, di coscienza e di fede. Tolleranza è armonia nella differenza. Non è solo un obbligo morale: è anche una necessità politica e giuridica. La tolleranza è una virtù che rende possibile la pace e contribuisce a sostituire la cultura della guerra con una cultura di pace”.

Cinque gli ambiti dei progetti che il Governo ha dichiarato porterà avanti nel nuovo anno: promozione della tolleranza tra i giovani e nelle scuole (in particolare per prevenire fanatismo ed estremismo); consolidamento degli Emirati Arabi come capitale globale per la tolleranza, attraverso iniziative che favoriscano il dialogo tra culture e religioni; messa a punto di programmi culturali per costruire comunità tolleranti; promozione di strumenti legislativi e politici per portare avanti i valori della tolleranza culturale e religiosa attraverso il dialogo; iniziative e progetti mediatici mirati.

Intanto il Paese, e in particolare Dubai, non si fermano nella corsa verso Expo 2020, con i grandi progetti – in corso – che nel 2019 si avvieranno verso la conclusione: dal Meydan One (il più grande mall del mondo), a The Tower (la torre che supererà il Burj Khalifa, opera dell’architetto Calatrava), fino al Museum of the Future, all’aeroporto Al Maktoum, ai nuovi quartieri di Dubai South, Creek Harbour, Aladdin City.

The Dubaitaly Press Team

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