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Come sopravvivere agli addii di Dubai

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Come sopravvivere agli addii di Dubai

Mi sono trovata tempo fa nella strampalata situazione di cercare di rincuorare una cara amica, sconfortata dall’ennesimo saluto a cui la stava forzando Dubai, improvvisando una serie di consigli dall’alto dei miei 10 anni e più in questa città irrequieta alle spalle. È inutile negare che il dispiacere ci sia. Agli addii che creano anche piccole rivoluzioni nel nostro quotidiano non ci si abitua mai. Magari con il tempo si può imparare a sopravvivere senza necessariamente dover rinunciare ad affezionarsi ancora e a stringere nuove amicizie preziose. Non so se il mio sia un sistema valido, o sensato, o condivisibile: alla fine è vero che per molti aspetti io sono un’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri, come diceva qualcuno, e non siamo tutti uguali. Però non si sa mai, magari i miei piccoli stratagemmi sono utili per qualcuno: perché non provare a scriverli in forma di decalogo, come va tanto di moda?

Vediamo.

  1. Cercare di mantenere una rete abbastanza larga ed eclettica di contatti da non rischiare mai di rimanere completamente soli, ma allo stesso tempo non troppo estesa da diventare impersonale e dispersiva. Soprattutto a Dubai il networking è qualcosa di maniacale, molto superficiale e mirato esclusivamente a interessi professionali o tornaconti personali, il che può creare per contrasto grossi momenti di solitudine. I rapporti umani sono un’altra cosa.
  2. Essere sempre consapevoli della differenza che c’è fra le persone con le quali ci si sente veramente affini e le persone che si frequentano anche in modo assiduo solo perché uniti da un hobby o un interesse comune. Le seconde sono simpatiche e piacevoli ma rimpiazzabili, le prime no e sono queste quelle con le quali sulla lunga distanza si rimarrà in contatto.
  3. Non farsi prendere dall’ansia se una persona di quelle più strette che parte, per un poco non si fa viva. Non ci ha dimenticati ma semplicemente sta affrontando la nuova vita e si sta creando nuovi equilibri. Basta un messaggio per ricreare subito il clima di intesa di sempre.
    3a. Questo è un corollario personale, ma nella mia esperienza riscontro sempre più spesso che le persone che contano davvero prima o poi le ritroviamo quando meno ce lo aspettiamo, che sia sotto casa o in un pomeriggio londinese. I rapporti cambiano forma ma chi conta davvero non lo perdiamo.
  4. Comunque, quando arriva la notizia che una persona cara se ne sta andando, cercare subito di guardarsi attorno e ampliare le proprie conoscenze o i propri interessi. Ci sono tante persone carine al mondo, persino a Dubai, e alcune possono stupirci anche in breve tempo. Le persone care non sono sostituibili e non vengono dimenticate, ma avere accanto qualcuno di nuovo da ricominciare a scoprire può aiutare a superare il dispiacere inevitabile del distacco. E se dovesse rivelarsi una delusione, almeno ci abbiamo provato.
  5. Non cadere nel tranello di scambiare chat di gruppo, pagine Facebook e quant’altro per grupponi di amici veri. Gli strumenti telematici sono molto utili, soprattutto nei primi tempi, ma il rapporto diretto e personale è quello che conta.
  6. Naturalmente, imparare a star bene anche da soli. Avere un proprio nucleo consolidato di interessi e passioni secondo me è indispensabile.
  7. Pensare che un giorno, in questa città, sarà il nostro turno di ricoprire il ruolo di quelli che partono. Non so che tipo di conforto dovrebbe portare questa osservazione ma è la verità. Mal comune mezzo gaudio?
  8. E se proprio nessuno dei punti precedenti funziona, giocatevi il jolly: è vero che a Dubai tutti se ne vanno di continuo e che ci troviamo troppo spesso a salutare gente che non vorremmo mai se ne andasse, però la ruota gira e prima o poi se ne dovrà pur andare anche quella persona che ci sta tanto sulle scatole infelicitandoci la vita da anni… o no?

Come temevo non sono riuscita a compilare un decalogo. Come si chiama un elenco semi-serio in otto punti, ottalogo? Che ottalogo sia.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati tre dei cinque gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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