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Caro personale di bordo Emirates…

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Caro personale di bordo Emirates…

Noi Italiani restiamo tali ovunque andiamo, figuriamoci a Dubai. Litighiamo su tutto, anche quando in realtà la pensiamo allo stesso modo su una cosa, ma magari prendiamo fischi per fiaschi. Tre punti però ci mettono praticamente sempre d’accordo, in qualunque situazione: la cortesia di “Marcello del Consolato”, la magnificenza dell’aeroporto di Dubai e il livello di professionalità del personale di bordo Emirates (poi sicuramente qualcuno mi smentirà proprio perché siamo Italiani e abbiamo da ridire sempre su tutto, ma va bene così).

È facile quindi immaginare come, fra ieri e oggi, ci sia stata una levata di scudi a leggere la versione, secondo molti di noi un po’ gonfiata ad arte, del trauma sperimentato da una nota v-blogger, italiana che vive in America, sul trattamento a lei riservato nel corso di un volo a causa delle lamentele da parte di alcuni passeggeri per il pianto della figlia, in classe Business. Ora, da che sono qui in Business io ho viaggiato sì e no tre, quattro volte, a suon di upgrade last-minute, quando ancora non avevo la bambina. Poi, da quando è nata ho volontariamente sempre volato in Economy, anche quando avrei potuto scegliere altrimenti, proprio perché consapevole del fatto che i bambini in aereo disturbano: è matematica.

È vero che nel corso di questi voli ho visto, ascoltato e annusato di tutto, però non mi pare proprio che si possa dire che il personale di bordo Emirates non sia all’altezza, che non dimostri empatia verso i passeggeri e che non si faccia in quattro per dare una mano quando serve, in particolar modo quando si tratta di bambini. Almeno secondo la mia personale esperienza.

C’è chi si è ritrovata con il sorriso a pulire senza batter ciglio prodotti organici – che non sto qui a specificare – proiettati sulla parete di fronte; chi ha aiutato la mamma a tenere il neonato in braccio per una parte di volo, mentre la mamma stessa era impegnata con l’altro figlio, per poi offrirle, a creature placate, un bicchiere di vino bianco con sorriso complice; chi si è portato a spasso per il corridoio una bambina piena di energia notando il livello di sfinimento sul volto dei genitori; chi si è messa in ginocchio accanto al carrello delle bibite a farsi pizzicare la faccia dalle mani impasticciate non si sa bene di cosa del piccolo che, tutto incantato, le continuava a ripetere a ogni passaggio che sembrava una principessa delle favole, con tono di voce un po’ alto per gli altri passeggeri; e c’è persino chi, notando un ragazzino agitato e irrequieto che non riusciva a stare fermo, lo ha preso con sé facendo finta di farsi aiutare a ritirare le cuffiette e le coperte nella fase finale del volo (quando tutti sono più stanchi e tesi, assistenti di volo inclusi) per distrarlo.

Questi sono solo alcuni dei dettagli che mi vengono in mente di getto, e sono sicura che ognuno di noi ha assistito a situazioni simili. Magari le cose in Business funzionano diversamente, che ne so. Sicuramente ognuno di noi vive e registra sensazioni differenti anche in base al momento e al proprio atteggiamento personale… certo è che i gesti di cortesia che ho visto io non erano solo frutto di addestramento da manuale, ma chiaramente spontanei. Quindi è lecito chiedersi come una ragazza o un ragazzo che sono tanto carini e gentili quando lavorano in Economy possano diventare di colpo esseri spietati se promossi in Business. O forse li selezionano e formano diversamente?

Insomma, io sul volo incriminato non c’ero, non ho assistito alla scena e non posso affermare con nessuna certezza come siano andate le cose, ci mancherebbe. Però mi viene veramente spontaneo, per quanto mi riguarda, porgere un ringraziamento, long overdue dopo dieci anni che vivo a Dubai, al personale di bordo per come ha sempre trattato me e la mia famiglia. Ci hanno sempre fatti sentire a casa a dieci chilometri dal suolo, tant’è che nostra figlia non vede letteralmente l’ora di salire a bordo del prossimo volo che ci aspetta, di circa 15 ore, anche se sinceramente su questo io sono un pizzico meno entusiasta.

NOTA BENE: il mio grazie è sincero e fine a se stesso, non voglio sentirmi dire prego e tantomeno spero in un biglietto omaggio – anche perché io mi vergogno sul serio a ricevere cose in omaggio, sempre per via del retaggio pariolino-snob di cui parlavo qui due o tre post fa.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati tre dei cinque gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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