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Residenti all’estero: come richiedere il rimborso dell’Iva

Residenti all'estero: come richiedere il rimborso dell’Iva

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Residenti all’estero: come richiedere il rimborso dell’Iva

Anche questa volta avete acquistato dei prodotti in Italia e non avete pensato, al vostro rientro a Dubai, alla possibilità di avere il rimborso dell’Iva? Nei principali aeroporti italiani ed europei la procedura è molto semplice e immediata. Ma vediamo come si fa.

Anche questa volta avete acquistato dei prodotti in Italia e non avete pensato, al vostro rientro a Dubai, alla possibilità di avere il rimborso dell’Iva? Nei principali aeroporti italiani ed europei la procedura è molto semplice e immediata. Ma vediamo come si fa.

Tutti i cittadini residenti fuori dalla Ue, quindi anche gli italiani residenti all’estero, possono usufruire dello sgravio dell’Iva dal prezzo di vendita dei beni, non solo per acquisti effettuati in Italia, ma anche negli altri Paesi europei.

Gli articoli che permettono il rimborso – dal 4% per alcuni prodotti alimentari fino al 22% – sono abbigliamento, calzature, pelletteria e accessori, piccoli mobili, oggetti di arredamento o di uso domestico, articoli sportivi, oggetti di oreficeria e gioielleria, giocattoli, strumenti e accessori musicali, computer e accessori informatici, apparecchi di telefonia e radio-televisivi, cosmetici, accessori per automobili, prodotti alimentari, alcolici e vitivinicoli.

I requisiti necessari

  • occorre avere la residenza o il domicilio fuori dell’Unione Europea
  • il bene deve essere acquistato da un privato cittadino
  • i prodotti acquistati devono essere destinati ad un uso personale o per la propria famiglia
  • il valore complessivo deve superare i 154,94 Euro (Iva inclusa) per singola fattura
  • la merce deve essere trasportata fuori dal territorio dell’Unione europea entro tre mesi dalla data di acquisto e
  • la fattura deve essere restituita al venditore italiano entro quattro mesi dalla data di acquisto

La procedura

  • al momento dell’acquisto occorre fare richiesta della fattura adatta al rimborso (con la descrizione merceologica, dati anagrafici del viaggiatore e gli estremi del passaporto del passeggero): deve riportare il nome della società di Tax Refund a cui è associato il negozio
  • occorre poi presentare il modulo per la richiesta di rimborso dell’Iva, insieme ai beni acquistati e alla fattura, all’Ufficio Doganale: qui metteranno un timbro sulla fattura. Questa operazione deve essere fatta entro tre mesi dalla data stampata sulla fattura. Senza il timbro doganale, il modulo di rimborso Iva non è valido e il rimborso non potrà essere effettuato
  • bisogna infine consegnare la fattura timbrata in aeroporto, al desk della società di Tax Refund specificata sulla fattura. Qui vi rimborseranno i soldi in contanti o su carta di credito. Sarà la stessa società di Tax Refund (che trattiene in genere il 10%) ad occuparsi di rispedire al venditore italiano la fattura vistata dalla dogana di uscita dal territorio comunitario, entro i termini di legge (quattro mesi)
  • dal marzo 2015 è entrato in vigore un sistema più rapido, che però ancora non funziona in tutti gli aeroporti italiani: i viaggiatori non dovranno più recarsi agli uffici doganali per ottenere il timbro. La fattura potrà essere gestita direttamente dall’operatore di Tax Refund, attraverso un sistema informatico collegato alla dogana.
  • è consigliato arrivare un po’ prima all’aeroporto per poter effettuare tutte le pratiche necessarie, soprattutto nei periodi intorno alle vacanze (estate e Natale).

The Dubaitaly Press Team

3 Comments

3 Comments

  1. Anonymous

    March 15, 2016 at 8:02 am

    […] I cittadini italiani iscritti all’Aire possono richiedere il rimborso dell’Iva pagata sulle merci acquistate in Italia, direttamente all’aeroporto. Qui trovate le informazioni necessari per la procedura. […]

  2. Pinco

    November 12, 2018 at 12:10 pm

    Rimango sconcertato per la pubblicità per il rimborso dell’IVA mediato dalle diverse società di servizio. Con questo metodo non viene rimborsa l’IVA, ma solo una parte. Circa un terzo viene trattenuto appunto per il servizio. Considerato le lungaggini per ottenne i documenti dal venditore più la trafila presso gli sportelli dei punti di servizio e la perdita del 30% dell’IVA a cui si ha diritto, bisogna chiedersi se vale la pena.
    A spese dei clienti si arricchisce a torto una casta che profitta di difficoltà amministrative che non esistono.

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