VPN: legale usarla se non si viola la legge

Nelle ultime settimane si è parlato spesso su quotidiani, siti web e social media dell'uso della Vpn negli Emirati e della possibilità di venire multati, o peggio arrestati, se ci si connette attraverso una "Rete privata virtuale" (Virtual Private Network). In realtà, come ha chiarito meglio di tutti il Gulf News, l'uso della Vpn non è assolutamente vietato nel Paese, né per i privati né per le aziende, purché non si violi la legge sulla criminalità informatica. Solo per chi commette un cyber-crimine, quindi, scattano le multe (fino a 2 milioni di dirham) ed eventualmente l'arresto. Nulla è cambiato, dunque, rispetto al passato se non l'entità delle pene che sono state inasprite (in precedenza le multe variavano da 150.000 a 500.000 aed, mentre ora sono state aumentate da 500.000 a 2 milioni).

L'Autorità per le Telecomunicazioni emiratina (Telecommunications and Regulatory Authority) ha dichiarato che anche le aziende e le banche possono continuare ad utilizzare le Vpn se non commettono frodi o altri reati punibili dalla legge. Anzi, ha aggiunto come le Vpn siano parte integrante dell'economia locale, in particolare per lo scambio sicuro di dati all'interno delle società, tra partner o branch con sede in altri Paesi. Oppure per proteggersi dagli hacker quando, ad esempio, si utilizza una rete Wifi aperta a tutti in un caffè o all'aeroporto.

Quando si rischia, dunque, utilizzando una Vpn? Solamente quando si viola l'attuale normativa sulla criminalità informatica, aggiornata nel 2012. A partire dall'articolo 9 che punisce "chi utilizza un indirizzo IP fraudolento, un indirizzo falso o un indirizzo di terzi al fine di commettere un crimine". Si potrebbe inoltre essere perseguiti, come specificano gli altri articoli della legge, in tutti i casi di utilizzo improprio della rete: dall’uso di Internet per trasmettere, pubblicare o promuovere materiale pornografico e pedopornografico, atti legati al gioco di azzardo, alla violazione della privacy e dei dati personali online; dalle offese alla religione, allo Stato e ai suoi governanti, all’utilizzo di Internet per crimini connessi al traffico degli esseri umani, al commercio di sostanze illecite o ad altre attività illegali (articoli 17, 18, 23, 29).

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