A chi viene ucciso in nome “dell’onore”

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*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Sail Magazine e tradotto in italiano

di Lulwa A.M.

Quasi ogni notte, quando gli abitanti di un vecchio palazzo di periferia di una grande città del paese, giovane e urbanizzata, erano presumibilmente immersi nel sonno profondo, un uomo picchiava sua moglie. Selim, un ragazzo di 14 anni, in quello stesso vecchio palazzo di periferia, era appoggiato al suo cuscino e sentiva i rumori dal piano di sopra, con il lampadario che ad ogni colpo si metteva ad oscillare. Ogni mattina, i vicini si svegliavano facendo finta di non avere sentito nulla attraverso quei muri sottili. In un giorno come tanti altri, Selim scese di corsa le scale di casa, per non fare tardi a scuola. Ma strisce rosse di sangue bloccavano la scala e gli impedirono di proseguire. Un dolore gli strinse il petto, nel profondo della sua anima, mentre sentiva della notizia dei suoi vicini. Corse di nuovo a casa, senza fiato e con il viso pallido: ”avete sentito che la donna del piano di sopra è stata uccisa?”, disse a sua madre, una donna di circa 50 anni, dall’aspetto vecchio. Sua madre rispose: “Quale? Quella colpevole di avere ingannato suo marito oppure quella che si è convertita dal Cristianesimo all’Islam?”. Il suo viso si fece rosso dalla rabbia nel sentire che sua madre non condannava un crimine punito dalla legge.

Questa storia sembra tratta da un romanzo di Gabriel Garcia Marquez oppure sembra la vicenda raccontata da un vecchio documentario sull’oppressione delle donne in Medio Oriente. Purtroppo gli omicidi d’onore sono reali e considerati la forma più estreme della violenza sessuale, oltre ad essere chiaramente una violazione del primo tra i diritti umani: quello alla vita.

“Il delitto d’onore” è l’atto di uccidere una persona che abbia “violato” il codice di una società, risultato di preconcetti sociali, patriarcali e culturali - profondamente radicati - su come sia giusto comportarsi. Le vittime sono soprattutto le donne, poiché "il codice d’onore sociale" prevede che le donne siano modeste, caste e pure per mantenere alto l’onore della famiglia, mentre l’uomo non è legato a questa aspettativa. Nel tempo, e in diverse culture, gli uomini sono legati, al contrario, all’idea di proteggere, prendersi cura ed essere responsabili della loro famiglia, in particolare delle donne.

Il comportamento della donna rispecchia quindi in quale misura l’uomo sia riuscito a controllare la sua famiglia: ogni comportamento che si discosti dal “codice d’onore” porta vergogna agli uomini che vengono visti come deboli perché non capaci di far rispettare i valori culturali dominanti. In questo senso, l’onore e la mascolinità sono sinonimi, e gli uomini devono fare di tutto per guadagnarli e mantenerli. Molti, di conseguenza, ammettono il delitto d’onore considerandolo il modo perfetto per ritrovare l’onore perduto. Questi concetti sono molto diffusi.

Tuttavia, ci sono tante idee sbagliate in materia di delitti d’onore. Mentre in genere vengono collocati nei Paesi del Medio Oriente e nei Paesi Islamici, il Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite riferisce di molti casi anche in Brasile, in India, in Ecuador e in Uganda. Le religioni monoteistiche in generale, e l'Islam in specie, tendono ad essere accusate di generare il concetto stesso di delitto d'onore, in quanto derivante dalla punizione di un adulterio.

Sorprendentemente, i crimini d'onore hanno origine in Europa, più in particolare dall'articolo 324 del codice penale napoleonico, che afferma come un marito che uccide la moglie per avere commesso adulterio sia scusato [1]. L’omicidio in nome dell'onore non è prescritto invece da alcuna interpretazione della Sharia; non ci sono versi nel Corano e nessun detto del profeta Maometto che autorizzino tali crimini. Al contrario, la Sharia proibisce fortemente l'uccisione di qualsiasi persona senza motivi legittimi. Gli insegnamenti islamici non consentono alle persone di farsi giustizia da soli e di commettere omicidi, indipendentemente dal delitto commesso. Anche se l'Islam impone la pena capitale per certi crimini, nessuna persona può agire come giudice ed esecutore, eccetto il giudice stesso.

Anche se i delitti d'onore sono un problema globale, che non sono nati in Medio Oriente o nell'Islam, ciò non significa che la società del Medio Oriente non sia responsabile per gli omicidi di questo genere che ancora avvengono e per il valore attribuito a norme sociali devianti.

E’ importante sottolineare che non dovrebbero essere incolpati solo i governi perché avvengono tanti delitti d’onore; è una responsabilità congiunta di governi e società passive, che non condannano del tutto i valori che scusano i crimini d’onore.

Il fenomeno dei delitti d'onore non dice qualcosa solamente sulle famiglie che lo approvano o sugli assassini, ma rappresenta anche un difetto nel modo in cui gli uomini e le donne vengono allevati e su cosa viene insegnato loro e accettato come normale. Il termine "delitto d'onore" già in sé porta l’errore. Eleva infatti gli atti di violenza ad un'aspirazione umana tra le più alte, l’onore appunto. Di conseguenza, coloro che uccidono per onore sono impuniti. È tempo di capire che le donne non dovrebbero essere ritenute responsabili per il mantenimento dell'onore comunitario, ma dovrebbero essere considerate come individui responsabili delle proprie azioni. 

I crimini d'onore non sono problemi femminili. Nel momento in cui si dice che sono problemi delle donne, gli uomini tendono a trascurare e distanziarsi dalla questione. Il problema sono invece gli uomini, poiché gli autori sono uomini che agiscono con ignoranza e con una convinzione viziata su cosa sia etico e su cosa non lo sia. In più, la loro idea del sistema giudiziario è imparziale, poiché gli uomini che violano il codice d'onore della società non sono puniti come le donne.

Così, in questo giorno ordinario, Selim fu profondamente ferito da quelle strisce rosse di sangue sulle scale. Ma troppa rabbia e risentimento potrebbero essere visti male. L'enorme spettacolo di rosso che ritornava davanti ai suo occhi provocò il lui un grande groppo, che giù per il petto gli arrivò fino allo stomaco. Non riuscì a comprendere come tale brutalità potesse essere equiparata alla giustizia. Mentre scendeva la notte, Selim giaceva nel suo letto e guardava fuori, le strade buie. "La meritava, la meritava" si ripeté. La sua coscienza era silenziosa come quella notte senza luna, e ugualmente scura. Non convinto, osservò la grandezza della città lontana e la sua indifferenza alla morte di quella donna. Improvvisamente fu preso da una profonda solitudine: sapeva di non poter affrontare da solo quell'ingiustizia.

[1] Jason Payne-James and Roger W. Byard, Encyclopedia of forensic and legal medicine (Amsterdam: Elsevier, 2016).

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