Da "Atmosferae": Riflessioni di una giovane expat

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Federica Simone, romana di nome e di fatto, expat per caso, e sognatrice per scelta, ci parla della sua vita all'estero in un articolo di Atmosferae.

“Ah, beh si certo, si vive meglio all’estero! Non vedo l’ora che anche i miei figli scappino dall’Italia!”.

Questa è la tipica frase che mia madre sente ogni volta che parla di noi, i suoi due figli che vivono all’estero. Sembra che tutti vogliano trasferirsi, o almeno così sembra a Roma, la mia bella città. Tutti sembrano amare la globalizzazione e la mobilità, tutti vogliono spostarsi, ma non sanno che vivere all’estero non è facile. Per avere un’idea basta guardare sui gruppi di expat italiani su Facebook, e li si trovano le solite domande sull’AIRE, tasse locali e italiane, e soprattutto le tipiche lamentele dell’Italiano all’estero: “dove si trova il caffè buono?”, “le mozzarelle di bufala esistono qui?”, “mi manca il bidet”. Ok è vero, tra tutti i problemi quello che regna sovrano è la mancanza del bidet, piccolo tesoro sconosciuto e ignorato fuori i confini. Caro vecchio bidet...#problemidaexpat.

Per non parlare poi della lingua, gli usi e costumi locali, il cibo, il tempo, chi più ne ha più ne metta! Tutti vogliono spostarsi, ma pochi mettono in conto l’impatto psicologico che comporta.

È anche vero che grazie ai vari social siamo sempre in contatto, e poi ormai le società moderne sono tutte multiculturali ed è relativamente facile integrarsi e condurre una vita felice. Ma la nostalgia, anche delle piccole cose, come i nostri biscotti preferiti, è pesante. Eppure nonostante tutte le difficoltà, noi italiani all’estero non ci arrendiamo, e andiamo ovunque. I nostri connazionali non sognano solo di andare via, lo fanno. Scappano, e si ritrovano a Londra, Berlino, Sarajevo, Cracovia, insomma un po’ ovunque.

Grazie al programma Erasmus Plus i giovani italiani stanno portando alta e fiera la bandiera italiana, e fanno capire ancora una volta che eccellenza italiana non si ferma all’alta moda e al cibo. E anche noi (o almeno io), non erasmus, non siamo da meno. Certo, a volte sembra che il nostro export, almeno a livello personale, si fermi a quello di natura culturale; che spesso sembra essere composto solo da brani di Elio e Le Storie Tese e l’orgoglio dei nostri monumenti sacri (Totti, Pirlo, Del Piero), ma non è così. L’eccellenza italiana all’estero, come dimostrato da diversi studi e dati, comprende campi come la ricerca scientifica, design, letteratura, giornalismo e molto altro.

Alcuni esempi? Date un occhiata alla lista dei professori delle migliori università europee. Non vi aspettavate tanti italiani, vero? Eh sì, siamo davvero ovunque, in ogni nazione e ogni facoltà. E poi come non citare Fabiola Giannotti e Samantha Cristoforetti. Ok, forse Astro Samantha ha preso l’idea dell’italiano all’estero un pochino troppo alla lontana.

E poi, dopo aver superato le difficoltà, arriva il momento in cui vogliamo far dimenticare gli stereotipi e dire “noi italiani siamo più che pizza, mamma e mandolino”. Purtroppo quel momento arriva sempre la sera in cui hai invitato i tuoi amici a casa, rigorosamente con cena all’italiana preparata come nonna comanda, nel momento in cui smetti di strimpellare una piccola chitarra che hai comprato al mercatino dell’usato (che, per qualche strana ragione, ricorda vagamente un mandolino), perché mamma ti sta chiamando al telefono. Pazienza, alla fine noi italiani non possiamo nasconderci, abbiamo la faccia da italiani. E poi se gioca l’Italia, abbiamo anche la voce, la maglia e tutto il resto. Ovunque. Sempre.

Ma sì, viaggiate! Ragazzi fate l’erasmus!

Genitori preoccupati, fate un milione di domande alla mia bella mamma, che tanto vi risponderà sempre con un “non vedo l’ora che i figli tornino a casa”. In fondo, la mobilità è bella. La globalizzazione è bella. Eh sì, tranne durante le feste, quando dobbiamo girare mezza Europa per vedere fidanzato/a, fratello/i, sorella/e e genitori. Tutto sommato all’estero non si sta male, certo, se solo gli stranieri conoscessero il bidet...