Regole e regolamentarismo: anche questa è Dubai

Con tutta la buona volontà, certe cose a Dubai sono, senza giri di parole, bruttine. Fra queste, secondo me, alcune fontane negli atrii di alcuni Mall. Non lo dico solo perché ho trascorso parte della mia infanzia girovagando in bicicletta a Villa Borghese e facendo le corse attorno alla fontana dei cavalli marini: lo penserei comunque; ad ogni modo, forse proprio alla fontana di Villa Borghese è ispirata quella di Dubai, che oggi è stata al centro di un curioso episodio per me. 

Avevo appuntamento con mio marito e mia figlia appunto in un Mall, per pranzo. Arrivata in anticipo, ho provato a passeggiare un poco ma, a causa di una brutta caduta ieri che mi ha lasciata parecchio dolente soprattutto nel ginocchio e nel fianco (già provati da problemi pregressi), ho preferito aspettarli sedendomi discretamente, in perfetta buona fede, sul bordo (basso) della fontana dell'atrio, guardando l'ascensore del parcheggio. Loro sarebbero arrivati da lì entro cinque, dieci minuti al massimo.

Bene, tre secondi e mi si avvicina la solerte guardia della sicurezza, intimandomi senza molta cortesia di alzarmi. Gli chiedo il perché, e mi risponde baldanzoso che sono le regole del Mall. A quel punto ho deciso che non mi andava, come succede poi sempre, di sospirare e assecondare l'ego in divisa ("La tigre bianca", il libro che sto rileggendo in questi giorni, mi deve aver influenzata). Oltretutto, il ginocchio e il fianco mi facevano davvero molto male e non mi sentivo di alzarmi e camminare. Il Mall scarseggia decisamente di panchine e in quella zona non ce ne sono affatto; poi, io non sapevo in quale ristorante saremmo andati. Inoltre, mio marito e mia figlia dovevano comunque arrivare a momenti: ho spiegato gentilmente tutto ciò, chiedendo per questo motivo una eccezione di pochi minuti alle tanto sbandierate regole, per cortesia... anzi, già che c'eravamo, informandomi su dove sia possibile leggerle.

La guardia mi ha forse concesso quel minimo di flessibilità per rimanere seduta? Mi ha offerto una alternativa plausibile tipo provare a chiedere una sedia presso uno dei ristoranti nei pressi (peraltro strapieni a quell'ora)? Mi ha, soprattutto, mostrato le regole come da me richiesto o mi ha spiegato quale grave pericolo stessi creando in quel momento per la comunità, per la fontana o per me stessa che richiedesse la mia rimozione immediata nonostante il caso particolare? 

No: mi ha prima offerto una sedia a rotelle da andare a prendere dall'altra parte del Mall, e quando gli ho fatto notare che mio marito sarebbe arrivato prima dell'addetto con la sedia e che comunque sarei rimasta ad aspettare che me la portassero lì seduta, non certo in piedi, ha chiamato il supervisor. Ripetizione della scenetta con l'aggiunta dell'immancabile signora anglofona di mezza età di passaggio che, animata dal classico paternalismo del colonialista pentito, ha captato solo una parte del discorso e, dando una amichevole pacca sul braccio del supervisor, mi ha ammonita che le regole vanno rispettate SEMPRE. Quando le ho chiesto con un sorriso a trentatre denti, dente più dente meno: "How about my need to rest just for a few minutes due to a badly injured knee?", è rimasta interdetta ed è inciampata allontanandosi. Probabilmente il suo 'moral compass' non prevedeva un barlume di solidarietà verso una donna occidentale in difficoltà, la devo aver confusa.

Ringalluzzito, il tizio ha adottato il classico tono saccente dichi non sa che pesci pigliare, ma deve essere all'altezza del ruolo: si è lanciato in spiegazioni che comprendevano la sicurezza (potevo cadere all'indietro non si è capito come, e annegare in venti cm di acqua), l'inderogabilità delle regole senza altro motivo che non il creare un precedente (nel frattempo tre bambini con genitori dall'abbigliamento locale correvano sul bordo della stessa fontana indisturbati, mentre una intera famigliola seduta poco più in là scattava foto a turno) e motivi estetici. Qui sono anche stata sul punto di offendermi: sono forse così brutta da rovinare l'apporto artistico dell'opera? Per fortuna quasi subito è arrivato come previsto mio marito con la bambina e il supervisor non ha più aperto bocca; mi sono allontanata zoppicando vistosamente appoggiata al braccio del consorte e, in tutto questo, non ho ancora visto le famose regole da nessuna parte.

A parte l'ironia palese della situazione, una situazione banalissima che non si sarebbe nemmeno creata se il primo approccio nei miei confronti fosse stato più cortese e professionale, di momenti così noi qui ne viviamo tanti. Momenti nei quali ci troviamo apostrofati da personaggi-robot, completamente incapaci di offrire un servizio clienti adeguato, carenti in termini di professionalità ed elasticità necessarie per trattare tutti con cortesia e reciproca soddisfazione, e soprattutto mancanti della capacità di assumersi responsabilità e prendere una decisione senza nascondersi dietro a un dito, regolamento o supervisor che sia.

Sembrano sciocchezze e il più delle volte lo sono, anche se la ripetizione senza speranza alla quale noi siamo esposti quotidianamente esaspererebbe chiunque. Però in alcuni casi, ad esempio presso uno studio medico, in farmacia o in una nursery, in situazioni di emergenza o urgenza, il pressappochismo e il regolamentarismo a oltranza non fanno più sorridere. Insomma, non è tutto oro quel che luccica, o almeno non sempre, nemmeno a Dubai. Dopo un po' di tempo ci si abitua a tutto e si impara a deflettere o prevenire molte situazioni, ma a volte anche chi come me è qui da quasi nove anni continua a cascarci.