Pioggia e dintorni

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Ci troviamo nel corso di un anno bisestile: di recente ho pensato che il fatto che la commedia romantica "Leap Year" sia fra i miei "comfort movie" preferiti, rappresenti una curiosa coincidenza. Infatti, uno dei temi ricorrenti del film è la domanda: quando scatta l'allarme antincendio e devi abbandonare casa in pochissimi minuti, senza sapere cosa troverai al momento di rientrare, qual è la primissima cosa che pensi di dover salvare? Persone e animali domestici a parte, ovviamente. La domanda non è banale nonostante la leggerezza del film. Noi pochi giorni fa siamo stati coinvolti piuttosto pesantemente dal mezzo disastro che ha colpito alcune zone di Dubai, a seguito di un forte temporale più intenso e prolungato del solito. Il nostro amato appartamento al piano terra è stato completamente invaso nell'arco di poco più di mezz'ora da trenta centimetri di fango e acque grigie, lasciandoci dentro con tutti gli accessi bloccati tranne una finestra. La bambina era all'asilo (a sua volta evacuato con prontezza e sollecitudine dal personale scolastico presso il vicino albergo, per problemi di tubature e contro-soffitti del centro commerciale sede dell'istituto). Il primo pensiero, oltre ovviamente ad assicurarci che lei stesse bene e serena, è stato mettere in salvo i gatti. Per mio marito la priorità assoluta di oggetti "materiali" da portar via sono stati i documenti e in particolare i passaporti con i visti. Molto probabilmente se fossimo stati ancora a Roma questa sarebbe stata la sua ultima preoccupazione, ma vivendo qui è naturale pensare subito a certe cose.

In effetti vivere un'esperienza del genere a Dubai, una situazione vera di emergenza intendo, non il classico falso allarme da sistema antincendio che parte a vuoto, mette in mostra tante cose. Senza entrare nel merito del perché e del percome qualche ora di pioggia intensa abbia potuto provocare tale devastazione solo in alcune zone della città e solo in alcuni edifici di alcune zone della città, sono stata colpita in modo particolare dal fortissimo spirito di comunità e solidarietà che ci ha circondati: non solo le offerte sincere e commoventi di aiuto provenienti da amici e conoscenti stretti, che hanno saputo avvolgerci in un bozzolo protettivo schermandoci per quanto possibile dal trauma, ma anche il supporto immediato da parte di perfetti estranei o vicini con i quali non si era mai andati oltre il classico "buongiorno e buonasera" condito con due chiacchiere di circostanza (in inglese, ovviamente).

In questa città di expat, dove molti di noi sono arrivati soli, lontani dalle famiglie di origine e dagli amici di sempre, si creano nuove "famiglie" di amici vere e proprie, con legami forse anche più stretti delle famiglie di sangue, questo lo sappiamo. Ma il supporto e l'aiuto reciproco che vanno oltre ogni barriera di nazionalità, religione, modo di vestirsi, difficoltà linguistiche, differenze culturali fra persone che a malapena si conoscono, sono stati incredibili: una vera ondata di calore. Beh, magari "ondata" non è la scelta del termine migliore in questo momento, però il concetto è quello.

Nonostante abbiamo perso tutto o quasi, in termini di mobilio ed elettrodomestici, e siamo stati costretti a cercare una nuova casa in fretta e furia, prevale forte in noi un senso di gratitudine generale e con esso la speranza che qui a Dubai possano davvero esserci, a saperle costruire e mantenere, le fondamenta per un futuro migliore per tutti.

Poi, se qualcuno si stesse chiedendo qual è stata la mia priorità di cose materiali da salvare, lo dico: dopo aver verificato che il calendario di Gatto Morto 2016 stesse sempre impavido e imperituro al suo posto fra le rovine, il pensiero è andato alla mia collezione di borse firmate e al mio unico paio di scarpe con il tacco, reliquia della mia vita passata prima che l'esigenza di comodità prevalesse. E lo so. Dubai ha tante sfaccettature belle di umanità, ma le borse sono le borse, le scarpe sono le scarpe, il tacco 12 è il tacco 12 e qui hanno più che altrove un loro perché.

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