Lavoro, passaporto e pagamenti: l'avvocato Petti spiega la legge

Tra i problemi più comuni per chi comincia a lavorare qui negli Emirati Arabi, ci sono spesso il trattenimento del passaporto da parte del datore di lavoro e il ritardo o mancato pagamento dello stipendio. 

L'avvocato Paola Petti ci spiega che cosa prevede la legge e come ci si può difendere facendo valere i propri diritti.

Avvocato Petti, a Dubai è pratica molto comune che il datore di lavoro trattenga il passaporto ai dipendenti: è legale?

E’ necessario precisare innanzitutto che tale comportamento è illegale anche negli Emirati Arabi. Una volta ricevuto il passaporto, il datore di lavoro, espletate le formalità connesse al rilascio o alla cancellazione del visto, deve restituirlo al dipendente. Al riguardo si richiama la circolare del Ministry of Interior che, nel 2002, ha statuito che il passaporto è un documento personale da tenere sempre con sé e da esibire alle autorità governative tutte le volte che ve ne sia la necessità. E’ quindi illegale, per chiunque, trattenere il passaporto altrui se non in presenza di un provvedimento del giudice che disponga tale misura (“As the passport is a personal document that the law obliges its owner to keep and show when required by the governmental authorities, it is not allowed for any party to detain the passport except by the official parties with a judicial order and according to the law. Consequently it will be considered as an illegal action to detain the passport in the UAE except by the governmental parties”).

Come ci si può difendere dai datori di lavoro che lo trattengono?

Nel caso il cui il proprio datore di lavoro trattenga illecitamente il passaporto, e si rifiuti di restituirlo nonostante le ripetute richieste, è possibile rivolgersi sia al Ministry of Labour sia in Tribunale, per far valere i propri diritti. Visto che comunque la pratica di detenzione del passaporto, anche se illecita continua ad essere molto diffusa, mi sento di dare qualche consiglio a chi approccia per la prima volta la realtà lavorativa negli Emirati, per evitare tale spiacevole situazione.

Che cosa bisogna fare, quindi?

Innanzitutto può essere di aiuto, prima dell’assunzione, richiedere al futuro datore di lavoro la politica aziendale al riguardo e, dove possibile, farsi mettere per iscritto che, una volta espletate le pratiche amministrative relative alla concessione del visto, il passaporto verrà restituito al dipendente. Anche nell'ipotesi in cui il dipendente acconsenta a che il datore trattenga il passaporto, risulta opportuno farsi rilasciare una dichiarazione in cui il datore specifica le ragioni di tale detenzione e che il passaporto verrà restituito ogniqualvolta il dipendente ne farà richiesta. Nel caso in cui tale punto non sia stato trattato in sede di assunzione e ci si trovi in tale frangente, è opportuno agire tempestivamente richiedendo per iscritto la restituzione del passaporto e, in caso di diniego o silenzio, fare presente, sempre per iscritto, che si tratta di un'azione illegale sanzionata dalla legge. Se anche dopo questi solleciti il passaporto non viene restituito, consiglio di rivolgersi ad un avvocato e presentare al Ministry of Labour una denuncia formale.

Un altro problema comune è non vedersi pagato lo stipendio: quali strumenti ha il dipendente per fare valere i propri diritti? 

Il mancato pagamento del salario da parte del datore di lavoro è una violazione della legge anche negli Emirati Arabi Uniti. In tale circostanza il dipendente è autorizzato a lasciare il posto di lavoro senza neanche dover dare il preavviso contrattualmente stabilito. L’articolo 121 della Legge Federale n. 8 del 1980 stabilisce, infatti, che un dipendente è autorizzato a lasciare il proprio posto di lavoro senza preavviso nei seguenti casi: se il datore non adempie alle sue obbligazioni previste dalla legge e dal contratto o nel caso in cui il dipendente venga aggredito dal datore o da chi per lui. Da Ottobre 2016, un nuovo decreto emesso dal  Ministry of Human Resources & Emiratisation, sanziona pesantemente le società inadempienti, decorsi dieci giorni dalla data stabilita per il pagamento del salario.

Come si può evitare di trovarsi in questa situazione?

Per chiarezza e per agevolare la prova di quanto dovuto a titolo di salario nell’eventualità dell’insorgere di qualsiasi conflitto con il proprio datore di lavoro, è necessario assicurarsi sin dagli albori del rapporto che l’importo integrale, contrattualmente pattuito, venga accreditato sul proprio conto corrente – preciso che non costituisce un impedimento all’apertura di un “saving account” temporaneo il mancato possesso del visto di residenza. Dove il datore, contrariamente a quanto previsto dalla normativa, paghi in contanti, è opportuno conservare una ricevuta degli importi ottenuti, documento che dovrà essere redatto su carta intestata aziendale, timbrato e sottoscritto dal datore di lavoro. A fronte del mancato pagamento, per comprendere le diverse e delicate implicazioni di qualsiasi azione giudiziaria, è quindi opportuno rivolgersi sempre e preventivamente ad un consulente legale esperto in materia. Sarà quest’ultimo a consigliarvi in base al caso specifico e ad indirizzarvi ad aprire un fascicolo a carico del datore: presso il Ministry of Labour se l'azienda ha sede in mainland, oppure presso l’ufficio di mediazione e conciliazione della competente free zone, prima di procedere davanti al Tribunale.

Per approfondire, potete contattare qui l'avvocato Paola Petti.