La dolce vita: che cosa significa sposare un italiano

 

*Questo articolo è stato scritto da Mariam Ottimofiore per Dubaitaly

 

La mia storia italiana comincia, come tutte le storie belle, con un ragazzo italiano, ovviamente.

Il nostro primo incontro è avvenuto durante una sessione di orientamento degli studenti in un corso universitario, nella città di Brighton nell’Inghilterra del sud. Quando gli ho chiesto da dove venisse, ha risposto con un gran sorriso: “Sono italiano”. Con un nome come Martino, gli ho creduto.

Ho poi scoperto che in realtà è italiano per metà, l’altra metà è tedesca, e che è nato, indovinate dove? In Germania e che è cresciuto, indovinate dove? In Germania. Ma dal momento in cui si è ritrovato addosso l’etichetta di italiano appiccicata dai compagni di scuola, fino alle visite annuali presso la cittadina di origine del padre, in Sicilia, si è sempre considerato italiano, e tale si considera tutt’ora. Anni dopo mi è capitato di prenderlo in giro per il fatto di non avermi detto subito l’intera verità e mi ha risposto: “Quando mi presento a una ragazza, io sono sempre italiano”.

Nell’arco di pochi mesi dopo averlo conosciuto, quando sono stata presentata in famiglia, mi sono davvero resa conto di quanto lui e la sua famiglia siano italiano. Parlano tutti correntemente italiano; mia suocera, tedesca, ha lavorato per il consolato italiano, quindi parla un italiano anche migliore di quello di mio suocero, e a casa mangiano per il 99% italiano. Ho capito in breve che sarei entrata in una famiglia molto italiana. Ho avuto modo di conoscere da vicino la cultura, la lingua, la storia, le abitudini e il popolo italiano, che ho potuto osservare poco a poco nell’arco di 13 anni. Ora che stiamo crescendo i nostri due figli, in quanto expat residenti a Dubai ci ritroviamo a cercare di mantenere vive le nostre radici italiane.

“Campanilismo”: il senso tutto italiano dell’identità Per prima cosa ho imparato che per un Italiano il senso di identità locale è fortemente legato alla zona di provenienza. Ogni italiano è ben consapevole delle proprie origini e le porta con sé ovunque, per tutta la vita. Mio suocero, nonostante abbia trascorso la maggior parte della sua vita in Germania, mantiene ancora saldi legami con il paese natale in Sicilia, Niscemi. Anche se ha lasciato la Sicilia 40 anni fa e ci torni solo una volta l’anno, a chi gli chiede di dove sia, risponde in un batter d’occhio: “Io sono innanzitutto niscemese, poi siciliano, quindi italiano”.

Questo senso di identità locale è strettamente legato al concetto tutto italiano di “campanilismo”, che significa letteralmente lealtà al proprio campanile, e per esteso mantenere i legami con il paese di origine. Di conseguenza, mio marito mantiene legami fortissimi con questa piccola città, così piccola da essere persino difficile da localizzare su una cartina, come ha inutilmente cercato di fare mio padre. La mia prima visita presso la nostra famiglia italiana si è svolta nell’arco di 10 giorni trascorsi a Niscemi e in Sicilia e oggi sia io che i nostri due figli abbiamo la cittadinanza italiana, grazie alla piccola Niscemi. Le radici e la cultura italiana continuano a scorrere in un unico flusso ininterrotto che parte da questo paesello e dalla vicina cittadina di Caltagirone, nella quale con grande piacere abbiamo scoperto una strada dedicata alla nostra famiglia: Via Ottimofiore!

L’importanza della famiglia Si può tranquillamente affermare che la famiglia costituisca l’unità sociale, economica e organizzativa in assoluto più importante nella cultura italiana. Me ne sono resa conto in prima persona quando alcuni parenti italiani che non avevo mai visto in vita mia hanno inviato bellissimi regali e biglietti di auguri per il nostro matrimonio in Germania. Quando ho chiesto a mio marito chi avesse mandato il magnifico servizio di piatti da 12 in porcellana, la sua risposta è stata: “La figlia del cugino di mio padre e il fratello gemello”. Durante il nostro primo viaggio in Sicilia da sposati, sono rimasta molto stupita quando il primo invito a cena ci è arrivato dalla sorella del marito della sorella del padre di mio marito. Stupita, ma piacevolmente sorpresa e felice, perché mantenere legami familiari profondi è qualcosa che ricorda da vicino la mia cultura pakistana: anche noi manteniamo i contatti con i cugini di secondo grado e conosciamo nomi ed età dei loro figli.

Ed eccomi parte di questa incredibile, grande accogliente, amichevole e rumorosa famiglia italiana, che ti invita per un caffè e poi ti fa rimanere per pranzo e cena e per una passeggiata in piazza dopo cena. Ho pronunciato le mie prime parole in italiano a tavola, ritrovandomi a insistere: “sono sazia”, quando una zia italiana dall’aria non troppo convinta del mio diniego cercava di riempirmi di nuovo il piatto con una squisita porzione di tagliatelle ai funghi. Sono stata anche felicissima di mangiare nel ristorante di famiglia a Milano, la trattoria Ottimofiore, appunto. I legami di cibo e famiglia sono fortissimi e ci arrivano da generazioni e generazioni.

L’importanza di cibo e famiglia e del mangiare insieme è una tradizione italiana che ho imparato ad amare, ammirare e seguire nella vita di tutti i giorni. Non importa se ci troviamo a Berlino, Copenaghen, Singapore o Dubai. Ogni giorno all'ora di cena apparecchio la tavola all’italiana, con il servizio da 12: i piatti fondi per il primo e i piatti piani per il secondo, e mangiamo tutti insieme, Martino, io e i bambini. A volte gli spaghetti finiscono per terra perché il piccolo di un anno adora mangiarli con le mani, mentre nostra figlia di 4 anni è molto orgogliosa di sfoggiare la propria abilità nell’arrotolarli con la forchetta.

Ci piace anche molto quando è la nostra famiglia italiana a venire a trovarci a Dubai, anche se ora so che devo aspettarmi un carico doppio di valigie, per far spazio al cibo: olio al tartufo, pezzi di parmigiano e bresaola e un po’ di cioccolatini per i bambini sono d’obbligo. Il cibo è un altro modo di manifestare amore in famiglia, all’italiana.

Concentrarsi su La Dolce Vita Probabilmente, il più grande insegnamento che ho ricevuto entrando in una famiglia italiana consiste nell’aver capito che la vita è piena di piaceri, piccoli e grandi, e che è nostro dovere godere di tutte le cose belle che la vita ci offre.

Questo concetto è racchiuso nell’espressione “la dolce vita”, e io sono finalmente in grado di capire perché gli italiani credano in tale filosofia e la applichino più di chiunque altro.

Nonostante sia fra le nazioni industrializzate in Europa, l’Italia si trova ad affrontare molti gravi problemi. Corruzione, inefficienza, burocrazia, evasione fiscale, ristagno dell’economia, fattore di nascita in declino e mafia: l’elenco è infinito. Quando molte cose intorno a noi non funzionano, la mentalità italiana porta a concentrarsi sulle cose belle della vita: cultura, bellezza, arte, musica e cibo, dalle quali trarre piacere.

Penso che “la dolce vita” sia un meccanismo di difesa vero e proprio dal quotidiano per molti italiani cinici che, invece di arrabbiarsi per la politica, l’economia e tutto il resto che non funziona e che non possono controllare, preferiscono concentrarsi sulle cose buone e belle che possono controllare, come cuocere la pasta perfettamente al dente o indossare abiti perfetti. Coltivando una vita di piacere, l’italiano sente almeno di esercitare un po’ di controllo sulla propria vita. Forse è per questo che Luigi Barzini scrisse nel 1964 nel classico "Gli italiani" che la maggior parte degli Italiani tollera meglio un politico corrotto di un pessimo cuoco.

Questa idea di rallentare e apprezzare i piaceri della vita mi era completamente estranea, soprattutto negli anni trascorsi negli Stati Uniti per studiare e lavorare. Lavorando 70 ore a settimana, il tempo per divertirsi o viaggiare è poco. Tuttavia, con il matrimonio sono entrata in una famiglia italiana che mi ha insegnato quanto sia importante riconoscere e apprezzare tutte le piccole cose belle della vita per le quali essere grati. Oggi, come mamma di due piccole pesti e con una vita piena di impegni, mi sforzo attivamente di ritagliarmi del tempo per scrivere, provare una nuova ricetta o semplicemente per chiudere la mia giornata con una tazza di tè verde e un buon libro. È importante godere delle dolcezze della vita e trarre il massimo da ogni giorno.

Non so cosa ci riservi il futuro o dove le nostre avventure da expat ci porteranno, ma so che se possibile vorrei tanto vivere in Italia per scoprire e imparare giorno per giorno molto di più. Mio marito continua a dirmi che vivere in Italia non è solo passeggiare di piazza in piazza con un gelato in mano, ma per me sarebbe l’occasione ideale per migliorare il mio italiano ed esporre i bambini alle loro background culturale.

Ho ottenuto la cittadinanza italiana dopo circa 7 anni di matrimonio; avevo fatto richiesta dopo 3 anni, ma sono stati necessari altri 4 anni fra burocrazia e impegno da parte di vari membri della famiglia per completare tutti i documenti. Il giorno in cui ho pronunciato il mio giuramento, ovviamente in italiano, tutta la nostra famiglia italiana era accanto a me. Siamo poi andati tutti assieme a festeggiare in uno dei migliori ristoranti italiani di Singapore. Quando è arrivato il mio tiramisù sormontato da una bandierina dell’Italia, ho capito che avrei potuto rimuginare e lamentarmi dell’infinita e frustrante procedura per ottenere la cittadinanza, ma ho deciso di concentrarmi sul primo, delizioso boccone, in puro stile italiano, in onore della mia nuova nazionalità appena acquisita.

E ho pensato fra me e me che è davvero una dolce vita!