Il mio primo Ramadan

 

*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Sail Magazine e tradotto in italiano

 

Mio figlio Mohammed, che ha sette anni, digiunerà quest'anno per la prima volta. La prima esperienza di digiuno è di solito molto speciale e i genitori sono orgogliosi di celebrare la forza di volontà dei propri bambini che si cimentano in questa prova con loro stessi. Gli ho chiesto se davvero volesse seguire il digiuno, e lui mi ha risposto con grande sicurezza che avrebbe digiunato per tutto il mese, ma allo stesso tempo non ha saputo darmi una spiegazione convincente sul perché fosse così determinato e che cosa lo motivasse nella sua decisione. Indipendentemente dalle sue motivazioni, questo Ramadan sarà molto speciale per noi e la sua audacia ci incoraggia, soprattutto perché siamo in estate e col caldo diventa tutto più difficile.

Personalmente non ricorda a che età ho digiunato per la prima volta, ma i ricordi di quel Ramdan saranno per sempre impressi nella mia mente. Ho ancora viva la sensazione di orgoglio che provavo per la mia capacità di resistere alla fame e alla sete insieme ai miei amici. Mi chiedevano di continuo di tirare fuori la lingua per accertarsi che fosse secca e che non avessi bevuto. Sembra buffo, ma questo era l’unico modo per dimostrargli che stavo davvero digiunando.

Quando l’ora dell’Iftar si avvicinava, il profumo dei piatti cucinati si diffondeva in tutta la casa e diventava davvero molto difficile sopportare la fame, chiedevo a mia mamma senza sosta: “a che ora possiamo rompere il digiuno?”. La risposta di mia mamma era sempre la stessa: “devi essere paziente, è ancora presto per l’ora della preghiera". Un sorriso illumina il mio viso ogni volta che penso a questo e a come fossi tenace e impaziente. Per mia mamma l’unico modo per sbarazzarsi di me e delle mie domande era quello di mandarmi a casa dei vicini, facendomi consegnare i piatti che aveva cucinato.

Mia mamma forse era sollevata nel non avermi più intorno con le mie domande, ma di certo non mi distraeva dalla fame - anzi, tutto il contrario, me ne faceva venire ancora di più. Come non sarebbe potuto accadere, dovendo tenere in mano squisiti piatti di Harees, Threed e Luqaimat? Questo scambio di cibo era una delle abitudini più comuni durante il Ramadan. I piatti non differivano di casa in casa, ma ognuno era famoso per una ricetta specifica, e mia madre lo era per le sue Harees; così era necessario portare i suoi manicaretti al maggior numero di persone possibile. I piatti che preparava la mia famiglia avevano un marchio speciale che mia nonna (Dio abbia pietà della sua anima) metteva sui contenitori. Questo è un particolare che non ho compreso fino a molto tempo dopo. Mia nonna, che tanto mi manca, firmava i piatti in modo che non potessero essere confusi con quelli simili preparati da altri. Il passaggio dei piatti non era limitato alla nostra casa e ai vicini, ma anche alla moschea per contribuire agli Iftar di gruppo, dove gli uomini rompono il digiuno insieme. Dopo le preghiere, portavamo indietro i recipienti del cibo, pronti per essere riempiti di nuovo il giorno seguente.

Al calar della notte il divertimento e i giochi cominciavano e noi non avevamo più paura ad uscire di casa, perché i demoni e gli spiriti oscuri, di cui sentivamo parlare nelle fiabe, durante il Ramadan non potevano uscire allo scoperto ed eravamo al sicuro. Questa sensazione di sicurezza alimentava il nostro desiderio di correre attraverso i vicoli bui del villaggio senza la minima paura o esitazione. Per gli adulti, in visita l’uno dall’altro, la lettura del Corano e la preghiera erano le più importante delle loro attività notturne. Come si avvicinava la mezzanotte, dovevamo tornare a casa per consumare il nostro Suhoor e poi andare a letto, in preparazione di un altro giorno di digiuno. Il cibo era molto simile a quello per l’Iftar, ma mia madre ha sempre insisto che bevessimo molta acqua per evitare la sensazione di sete la mattina seguente.

La mia infanzia è passata così velocemente, ma i suoi ricordi sono per sempre impressi nella mia memoria. E come inizia il mese di Ramadan provo un grande piacere a condividere questi ricordi con i miei figli, ma allo stesso tempo mi sento un po' triste perché gran parte delle nostre amate tradizioni si stanno perdendo.

I piatti che cuciniamo ora non sono più decorati con un marchio speciale e i nostri figli non li consegnano più nelle case dei vicini. Oggi si usano i piatti di plastica usa e getta, anziché quelli contrassegnati apposta per il Ramadan, mentre sono le domestiche ad andare in giro per il quartiere al posto dei bambini, consegnando i piatti di cibo ai vicini. L’Iftar di gruppo nelle moschee è ora limitato solamente a pochi anziani e ai lavoratori, mentre i giovani scelgono di consumare il loro pasto negli hotel o nelle tende allestite per il Ramadan. Anche i giochi tradizionali sono un lontano ricordo, sostituiti da Ipad e telefonini.

Le nostre vite sono cambiate radicalmente e molto rapidamente con il boom economico che ha vissuto questa regione, ma abbiamo perso un grande numero di tradizioni a noi care che aggiungevano fascino a questo mese speciale. Ramadan è un periodo importante e dobbiamo fare attenzione ad agire di conseguenza. Non si tratta solo di una questione di digiuno, ma è molto di più: il Ramadan è il mese del perdono e dell'impegno, dell'auto controllo della nostra anima. Dovremmo tornare a viverlo in modo più spirituale e prestare attenzione ai dettagli morali, in modo da affrontare il Ramadan con pensieri positivi ed essere in grado di rinnovarci davvero, nel profondo di noi stessi.