I bambini di Dubai

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I bambini di Dubai non conoscono le quattro stagioni e pensano che i pinguini vivano nel "Grande Freezer" (anche detto Ski Dubai) nel quale imparano a sciare durante i Summer Camp, quando fuori ci sono 49 gradi all'ombra. I bambini di Dubai parlano in Inglese come Peppa Pig, in Francese come Ms Hulot e in Italiano come Don Lurio, mescolando parole in lingue diverse nella stessa frase, spesso completamente fuori contesto. Conoscono e sanno pronunciare correttamente intere espressioni in Arabo, ma non hanno ancora capito che si tratta di una lingua vera e propria e non di compiti scolastici.

I bambini di Dubai vanno tutti in scuole private con la divisa e lo zainetto d'ordinanza, in classi con maestre, assistenti e compagni che provengono da tutte le parti del mondo; viaggiano a bordo dello scuolabus giallo e imparano a riconoscere e costruire con il Lego il Burj Khalifa sin da subito. Quando vedono il Colosseo nel film Madagascar 3 lo chiamano "the Castle of Rome"...quando poi lo vedono dal vivo quasi quasi rimangono delusi perché le pietre sono sbreccate (ma i veri finti centurioni romani li fanno ridere felici). I bambini di Dubai considerano Barney un amico di famiglia, non sanno chi sia Barbapapà e chiamano i Puffi "Smurf". Credono che Elsa di Frozen sia una giovane donna di origini filippine che lavora da Cheeky Monkeys e che indossa la parrucca bionda e l'abito celeste danzando e cantando in playback tutti i giorni alle 16 in punto.

Le mamme dei bambini di Dubai entrano in crisi ogni mattina per preparare il lunchbox con ingredienti considerati sani dalle maestre (che però, provenendo da paesi e culture diverse, non hanno la nostra stessa cognizione di cosa sia effettivamente sano), quindi alla fine, dopo un paio di cocenti umiliazioni, per disperazione finiscono con l'infilare nella scatoletta termica la pizza di Stefano's della sera prima scrivendo sull'etichetta "Healthy Italian Pizza - Home Made" (sottinteso: "e ora provate a dirmi qualcosa!").

I bambini di Dubai hanno freddo non appena la temperatura esterna scende sotto i 28 gradi, ma si incaponiscono a indossare abiti e scarpe invernali anche in piena estate se il colore è bello. In particolare, le bambine di Dubai hanno, per quanto riguarda l'abbigliamento, gusti da Drag Queen in erba e sono attratte da lustrini e abiti da meringona in improbabili colori pastello e fluo con buona pace del buon gusto e dello stile italiano. Che forse non è vero si ereditano nel sangue.

I bambini di Dubai conoscono i nomi dei Mall come noi conoscevamo i sette Re di Roma e sanno indicare con precisione la mappatura di tutte le aree gioco in città. Vanno pazzi per trampolini elastici e castelli gonfiabili; si mettono in fila disciplinati e obbedienti a ogni età non appena vedono un baracchino per il "face painting", mentre si spaventano quando vedono per la prima volta le antiche marionette con le vocine strane a Villa Borghese.

Però, almeno, come tutti i bambini di tutte le generazioni adorano i dinosauri. Solo che noi i dinosauri li vedevamo giusto nelle foto sbiadite delle raccolte di figurine non adesive da ritagliare con le forbici una a una de "Le mie ricerche" (e guai a sbagliarne una, perché le mamme di noi bambini non di Dubai mica ci tornavano in edicola a comprare un intero album per una immagine tagliata o incollata male!), mentre loro a tre anni sono già stati in gita scolastica a vedere il gigantesco scheletro di dinosauro di 155 milioni di anni al Dubai Mall.

I bambini di Dubai adorano mangiare "French fries and chicken nuggets" o sushi, e sanno spiegare la differenza fra kebab e shawarma. Quando vanno in Italia in vacanza rimangono storditi ed estasiati dalla varietà di sapori e colori della nostra cucina tradizionale soprattutto se preparata con amore dai nonni, e continuano a chiederci di rifare quei piatti una volta tornati a Dubai... ma qui non ci vengono mai uguali uguali. I bambini di Dubai si impuntano davanti ai negozi Early Learning Centre per far scoppiare le immancabili bolle di sapone o per guardare ipnotizzati i commessi che azionano animaletti meccanici o giocano partitelle dimostrative con quei rumorosissimi racchettoni gialli che noi, genitori dei bambini di Dubai, se potessimo, strapperemmo loro di mano spezzandoli, in una reazione isterica alla McEnroe.

I bambini di Dubai sanno far funzionare sin dalla tenera età l'iPad e chiedono di usare Skype quando vogliono parlare con nonni e parenti in Italia. Sono purtroppo rassegnati al dispiacere di dover cambiare buona parte dei compagni di classe e insegnanti ogni anno però, se ben supportati, imparano presto a riconoscere le radici nel nucleo familiare e in se stessi e a costruire in tempi brevi amicizie importanti, che a volte sorprendentemente durano nel tempo nonostante i trasferimenti e le distanze.

I bambini di Dubai, insomma, sono strani e buffi, a volte un pizzico viziati, sicuramente molto teneri. Forse sono un po' fuori dal mondo o forse invece sono proprio al centro del mondo, quello del futuro. Molti di loro cresceranno, speriamo, aperti e liberi da razzismo e preconcetti, capaci di intendersi con tutti parlando più lingue, anche se sgangherate, e avendo familiarità con più culture. Sta anche e soprattutto a noi, genitori dei bambini di Dubai, capire e valorizzare questo potenziale, senza paura e senza introdurre pregiudizi in casa, nell'interesse di tutti: perché, a ben pensarci, quello che oggi è il compagno di banco e di giochi, amato e rispettato, come potrà diventare il nemico domani?