Giugno, tempo di partenze

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Giugno, tempo di partenze. Dubai è una città per molti versi faticosa, nella quale si sopravvive e vive bene solo riuscendo a creare una solida rete di affetti, che va ben oltre l'onnipresente ossessione per il networking professionale. Qui, nonostante la solitudine lamentata da alcuni, è possibile arricchirsi moltissimo dal punto di vista umano, entrando in contatto e a volte stabilendo in tempi sorprendentemente brevi legami profondi con persone che vengono da realtà completamente diverse dalla nostra: per chi è disposto a guardare a ciò che unisce e non a ciò che divide e a patto, ovviamente, di cavarsela con l'Inglese in questo luogo caotico dove spesso anche il civile scambio di "Buongiorno" e "Buonasera" con il vicino incontrato in ascensore è un lusso. Per noi Italiani, poi, negli ultimissimi anni le cose sono migliorate di molto: la nostra comunità, un tempo davvero esigua, si sta espandendo incredibilmente ed è diventato molto più facile creare rapporti con persone che parlano la nostra lingua, che hanno il nostro stesso background, che mangiano gli stessi cibi, che condividono le stesse sensazioni sulla città. Ma Dubai rappresenta anche la transitorietà per eccellenza, a causa dell'estrema flessibilità del mondo del lavoro, del sistema di gestione dei visti e delle sponsorship, e del fatto che per gli stranieri è comunque impossibile sperare nella cittadinanza. Insomma, prima o poi tutti se ne vanno e, chi rimane, si ritrova spesso stordito dal frequente tira-e-molla emotivo e dal vuoto lasciato, che non sarà mai rimpiazzato nonostante i nuovi arrivi. Dopo un po', alcuni addirittura rifiutano l'idea di ricominciare ogni volta daccapo, anche se poi per fortuna la nostra natura di animali sociali prevale.

Il periodo clou delle partenze è più o meno questo, tipicamente l'estate, in concomitanza con il termine dell'anno scolastico: c'è chi annuncia con largo anticipo la propria partenza, concedendosi tutto il tempo per salutare e congedarsi dagli amici, e c'è chi per vari motivi preferisce partire in sordina, comunicando all'ultimo momento la notizia della partenza. Per non parlare poi delle "fughe" che si sono viste soprattutto nel 2009, quando letteralmente le persone sparivano da un giorno all'altro spinte via dalla crisi. Ci sono tantissime cose pratiche da organizzare e definire prima del trasferimento definitivo ed è umanamente comprensibile che alcuni preferiscano dedicarsi a questi aspetti, con la mente già al futuro. Un po' per auto-difesa, un po' perché si pensa di avere sempre tempo per salutare gli amici, un po' perché magari non tutti coloro che se ne vanno lo fanno spontaneamente e, a volte, vivono male la partenza. Congedarsi, però, rimane un modo per chiudere il cerchio e per celebrare degnamente tutto quanto si è condiviso.

A parte l'idea classica della cena di saluto, uno dei modi più carini e pratici per salutare è quello di organizzare una svendita "open house" di quanto non si desidera portare con sé: per qualche giorno, in determinati orari, la casa rimane aperta e tutti possono passare per un saluto, un abbraccio e magari per acquistare un oggetto. E noi, che cosa possiamo regalare a chi va? A parte casi particolari, è meglio orientarsi su cose piccole, poco ingombranti, come accessori personali facili da infilare nel marasma dei bagagli dell'ultimo minuto o meglio ancora da indossare. Oppure un libro, magari con dedica. Stefanie Opitz ha di recente scritto e illustrato un libro delizioso, pensato per i bambini, ma perfetto anche per gli adulti, "Friendship is About Dubai": con delicatezza parla proprio delle amicizie a Dubai, di come stabilirne di nuove, di come gestire i saluti e i nuovi rapporti, di come la memoria e i ricordi condivisi facciano parte integrante di una bella amicizia indissolubile nel tempo. Perché, non dimentichiamocelo, i rapporti veri non si perdono.