Cultura, culture

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Non mi stanco mai di ripetere che uno degli aspetti più affascinanti di Dubai è costituito dal mix di popoli da tutto il mondo. È inevitabile voler entrare a contatto con queste culture "dall'interno", per non sprecare la magnifica occasione di arricchimento personale che vivere in questa città ci offre. Oltre a fare amicizia sul posto di lavoro o con le mamme dei bambini a scuola, e a scambiare due chiacchiere (soprattutto ascoltando) un po' con tutti, per me è stato molto importante chiedermi: ma come ridono? Come si divertono? Che film guardano? Quali attori seguono? E così, piano piano, ho conosciuto, assistendo anche a spettacoli dal vivo o andando al cinema, colossi della cultura di altri paesi spesso sconosciuti o quasi da noi. È impossibile citarli tutti, uomini e donne. Mi viene in mente per esempio Gad Elmaleh, il comico teatrale e cinematografico marocchino-ebreo-francese, che parla quattro lingue e che fa ridere con intelligenza scoppiettante platee di tutto il mondo, incluse quelle di Dubai. Oppure gli attori del gruppo comico Axis of Evil, sorto dopo l'11 settembre per sfatare con ironia miti e pregiudizi verso gli arabi in America e nel mondo: sono tutti americani di prima generazione, di origine araba o in generale mediorientale; fra loro spicca per l'ironia sottile, ma esilarante, l'iraniano Maz Jobrani che viene di tanto in tanto a Dubai.

Pure Russel Peters (nella foto), habitué di Dubai, merita di essere visto dal vivo, anche se spopola su YouTube con alcuni dei suoi cavalli di battaglia. È un attore canadese di prima generazione, di origine indiana; prende ferocemente in giro tic e idiosincrasie di tutti i popoli del mondo, in primis degli indiani. Recita monologhi sferzanti caratterizzati da una comicità irrefrenabile, a volte di pancia e grossolana, a volte così sottile che è difficile capire se stia facendosi beffe dell'indiano (o italiano o americano o cinese o filippino) di turno, o di chi invece li deride nella vita reale. Memorabile il suo sketch in cui ipotizza un volo Air India arrivato in ritardo perché l'interminabile film di Bollywood proiettato a bordo non era ancora finito (e quindi l'aereo era costretto a girare e girare sopra all'aeroporto prima di poter atterrare).

A proposito di Bollywood, frequentare i cinema di Dubai permette di scoprire che non si tratta solo di film a base di musichette orecchiabili e balletti dalle coreografie multicolore. Anche se spesso caratterizzati da qualche svista e ingenuità dovuta ai ristretti tempi di realizzazione che devono garantire una produzione cinematografica massiccia, qualche film merita di essere visto (con i sottotitoli in inglese, e muniti di sciarpetta e copertina per difendersi dalle temperature glaciali dell'aria condizionata sparata nelle sale di qui). Fra gli attori e registi, sia uomini che donne, amati e idolatrati dai fan oltre ogni misura, si distingue per impegno sociale Aamir Khan, conosciuto all'estero per "Lagaan", il film sulla partita di cricket per eccellenza. Di recente Aamir Khan è stato coinvolto in due film importanti, che vale la pena vedere: "3 Idiots", che prende di mira con ironia la durezza del sistema universitario indiano, e "Peepli Live", che esplora con realismo sarcastico la piaga dei suicidi dei contadini in disperata ricerca di risarcimento in denaro per il sostentamento delle famiglie.

Anche Shahruk Khan è celeberrimo e la sua immagine campeggia in moltissimi cartelloni pubblicitari di vari prodotti da lui sponsorizzati in tutta la città. SRK, come viene chiamato dai fan, è un simbolo anche per la vita personale. Musulmano, ha sposato una donna Indù praticante e di comune accordo allevano i figli nel rispetto di entrambe le religioni. Qualche anno fa è stato vittima del classico incidente di percorso presso un aeroporto americano: fermato mentre si recava a ritirare un importante premio per "My Name is Khan", solo perché ha una faccia un po' così e un cognome un po' così su un passaporto con timbri un po' così, come a volte accade.

Comunque, fra tutti gli spettacoli e film che mi è capitato di vedere da quando sono qui, per me rimane assolutamente indimenticabile "Hassan w Morcos", con i due "giganti" del cinema egiziano, Adel Emam e Omar Sharif. Il film racconta prima con grande ironia e poi con profondo pathos la storia di due prominenti figure della città, uno musulmano e l'altro copto, che per motivi di sicurezza perché minacciati da estremisti di fazioni opposte si ritrovano, l'uno all'insaputa dell'altro, a fingersi insieme alle proprie famiglie seguaci dell'altra religione: il copto si finge musulmano e il musulmano copto. Nel corso della finzione, che dà ovviamente origine a una perfetta commedia degli equivoci classica e al contempo spregiudicata, dati i temi, i due e le rispettive famiglie si rendono conto di quanto le cose che li accomunano siano maggiori delle cose che li dividono e di quanto sia ridicolo e folle litigare, lottare e farsi la guerra in nome delle differenze di religione. Ovviamente il film (del 2008) è stato molto criticato e accusato di blasfemia da più parti, ma ha avuto nel complesso un enorme successo. Io l'ho visto a casa di amici egiziani musulmani e alla fine eravamo tutti in lacrime. La cosa che colpisce è che si tratta di un remake di una pellicola del 1954 tratta da una commedia teatrale, il cui titolo originale era "Hassan w Morcos w Cohen". Infatti nella versione originale erano presenti anche l'ebreo Cohen con la sua famiglia, rispecchiando per intero il tessuto della società egiziana di allora. Speriamo che in futuro non si continui in questa direzione, speriamo che non spariscano tutti i nomi dal titolo.