Come spiegare ai bimbi la violenza e il terrorismo?

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Di fronte a episodi violenti, come i troppi attentati di questo ultimo periodo, i sentimenti sono tanti: impotenza, rabbia, paura, insicurezza, tristezza, disorientamento. Le immagini di quello che sta accadendo nel mondo e le discussioni per cercare di capire sono entrate a far parte della nostra quotidianità. Ma come dobbiamo rispondere alle domande dei nostri bambini? E' giusto seguire l'istinto che ci porta a proteggerli, evitando di affrontare problemi o notizie che potrebbero spaventarli, confonderli, turbali? Lo abbiamo chiesto alla pedagogista Emanuela Stara. 

E' giusto parlare ai bambini della violenza e degli attacchi terroristici oppure è meglio evitare di guardare telegiornali o di affrontare l'argomento in loro presenza? 

Immagini terribili sono entrate violentemente nelle nostre case, generando sgomento e paura in tutti noi. Non ho la presunzione di indicare ciò che sia giusto fare, ma penso che sia dovere di ogni educatore (genitore o insegnante) rispondere alle domande dei nostri bambini, senza delegare ad altri la responsabilità. E' del tutto naturale voler proteggere i propri figli da discorsi che inducono emozioni e sensazioni negative, ma per quanto possiamo essere accorti nel sottrarre i piccoli dalla visione delle scene più cruente, non possiamo esentarli dal percepire l'atmosfera di tensione e preoccupazione che si è generata. Il mio consiglio è di affrontare l’argomento in modo semplice ed onesto, rassicurando i nostri bambini ed evitando, per quanto possibile, di mostrarci ansiosi e timorosi in loro presenza. Rispondiamo sempre alle loro domande evitando di andare oltre ciò che ci viene esplicitamente richiesto e cerchiamo di trasmettere fiducia e speranza. Siamo il loro punto di riferimento e ora più che mai dobbiamo assolvere al nostro compito educativo.

A quale età i bimbi sono in grado di comprendere la morte?

I bambini, già molto precocemente, capiscono il concetto di morte, ma solo intorno ai 7- 8 anni realizzano che la morte è qualcosa di irreversibile e che può riguardare tutti. Che effetti possono avere sui bimbi le immagini che vediamo in questi giorni alla televisione o sui giornali?Esistono numerose teorie che illustrano gli effetti delle immagini violente in tv. In linea molto generale, i piccolissimi non colgono la differenza tra le immagini reali dei telegiornali e le immagini violente tipiche di un certo filone cinematografico o di alcuni cartoni animati. Invece, a partire dai sei anni, iniziano a distinguere tra realtà e finzione. Io suggerisco di comportarsi come si è sempre fatto ad esempio in caso della visione di film violenti: evitare le immagini più cruente, ma se ciò non dovesse essere possibile, spiegare al bambino ciò che sta vedendo, aiutandolo ad interpretare le notizie e le immagini, con un linguaggio semplice e adatto alla sua età, rassicurandolo sul fatto che gli uomini sono sempre riusciti a trovare una soluzione per vincere il male.

In che modo, con quali accortezze spiegare in modo efficace, senza impaurirli o angosciarli? 

ffriamo ai bambini le nostre rassicurazioni spiegando che non siamo in guerra: alcuni uomini stanno facendo delle cose cattive e presto i buoni riusciranno a fermarli. Permettiamo loro di esprimere le paure attraverso tutti i canali possibili. Uno strumento può essere il disegno, ad esempio, che aiuta non soltanto a riprodurre la realtà come viene percepita, ma anche a proiettare paure ed angosce. Si può fare un disegno insieme, rappresentando accanto alle immagini di guerra e morte che i bambini potrebbero disegnare, figure e simboli rassicuranti di vita e solidarietà come fiori, alberi, mani tese. Possiamo poi ricorrere alle fiabe che, da sempre, evocano situazioni capaci di affrontare ed elaborare le reali difficoltà e suggeriscono, in maniera simbolica, come risolvere ciò che nella realtà è confuso e angosciante.                           

E con i più grandi, pre adolescenti e adolescenti che utilizzano autonomamente anche il Web? 

Gli adolescenti sono in una fase della vita nella quale, se da un lato cercano di emanciparsi dal mondo adulto, dall'altro chiedono certezze. Nell'officina di incertezze dei nostri giorni, cerchiamo di offrire spiegazioni dettagliate con calma e chiarezza. I ragazzi utilizzano il Web e possiedono delle conoscenze: ascoltiamo la loro voce e chiediamo loro che cosa sanno o che cosa farebbero in caso di emergenza. Aiutiamoli a distinguere tra le notizie vere e quelle manipolate e ad andare oltre i giudizi sommari e superficiali. Infine rassicuriamoli: il nostro istinto ci porta a sopravvivere facendo emergere capacità e risorse sorprendenti proprio nei momenti più difficili, e la storia dell'umanità ce lo insegna. 

Come aiutarli ad elaborare in modo costruttivo e positivo quello che è accaduto, quando anche noi adulti siamo disorientati, confusi? 

La nostra generazione ha avuto finora il privilegio di poter osservare gli orrori della guerra indossando le lenti della distanza spaziale e temporale. La paura e il senso di impotenza non erano mai entrati così prepotentemente nelle nostre vite e per noi educatori spiegare ai bambini ciò che per primi troviamo incomprensibile è un compito difficilissimo. Mi vengono in mente le toccanti immagini del film “La vita è bella” in cui il protagonista Guido cerca di proteggere il piccolo Giosuè dalla tragedia che si appresta a vivere, coinvolgendolo in un emozionante gioco a premi. Guido non può sottrarre Giosuè all'orrore, ma gli offre quelle rassicurazioni e quella fiducia indispensabili perché il piccolo possa cogliere il bello anche nel peggiore dei mali. Come adulti, chiamati ad affrontare una grossa sfida educativa, possiamo aiutare i nostri piccoli prendendoci del tempo per ascoltare i loro dubbi, le loro verità e le loro paure. Non anticipiamo o interpretiamo le loro inquietudini: solo dopo aver ascoltato attentamente, offriamo rassicurazioni convincenti e plausibili. Trasmettiamo fiducia e speranza ai nostri bambini e, nello stesso tempo, fidiamoci di loro che sono la parte bella e buona del nostro futuro.