Come la Tv ha cambiato il Ramadan

Marilena Falcone ha tradotto per Dubaitaly un articolo di Hala Khalaf, pubblicato dal quotidiano The National, su come la Tv abbia cambiato il Ramadan. Qui trovate la versione originale dell'articolo.

È diventato un rito familiare durante il Ramadan, importante quasi quanto la rottura del digiuno. Così come il Vimto, le tende per il Suhoor e i dolci sono oramai associati indissolubilmente al mese sacro, anche i programmi televisivi del Ramadan sono il simbolo per eccellenza della tipica serata trascorsa in famiglia in tutto il Medio Oriente.

Come è potuto succedere e, soprattutto, cosa c’è di speciale nei programmi del Ramadan al punto di renderli un genere a sé stante nel panorama degli spettacoli del mondo arabo?

Ecco una teoria: il modernissimo fenomeno delle miniserie TV del Ramadan altro non fa che seguire le orme di una antica tradizione popolare, dice Pierre Abi Saab, intellettuale, scrittore, giornalista e critico d’arte libanese.

Secondo Abi Saab, responsabile delle pagine culturali del giornale Al Hayat prima di diventare vice-caporedattore del quotidiano Al Akhbar diffuso in tutto il mondo arabo, i musalsalat (ossia le serie TV e le soap arabe) sono diventati parte integrante dello spirito del Ramadan proprio come gli hakawati, termine arabo per indicare i narratori di favole e miti di prima dell’avvento di radio e televisione, erano nel passato i protagonisti assoluti delle lunghe notti di Ramadan.

"Il Ramadan è sempre stato un periodo strettamente legato alla tradizione e alla cultura orale, alla narrazione di storie e agli spettacoli", dice Abi Saab. "Pensate ai musalsalat come se fossero gli hakawati dei nostri giorni".

Non ci sono dubbi. Il Ramadan è e rimane il periodo migliore dell’anno per le reti televisive che possono lanciare nuove serie trasmettendo un nuovo episodio ogni giorno per 30 giorni di seguito nel periodo di picco assoluto del livello di audience.

Mazen Hayek, portavoce ufficiale di MBC, il maggiore conglomerato di media della regione e la rete di canali più famosa per quel che riguarda le trasmissioni del Ramadan, dice che il mese sacro è un po’ come avere “il Super Bowl per 30 giorni di fila”. Si tratta di un fenomeno televisivo che non accade in nessuna altra parte del mondo.

"Per noi il Ramadan è il periodo di massimo ascolto", dice Hayek. "In termini di rating costituisce un mondo a parte ed è stato calcolato e dimostrato che in media le persone spendono durante il mese sacro una media di 6-7 ore davanti alla televisione".

La programmazione tipica comprende storie d’amore, commedie e drammi storici, alcuni dei quali rispecchiano gli eventi attuali. Ma quali sono esattamente gli ingredienti che decretano il successo di un programma televisivo del Ramadan? In che modo un programma riesce a emergere sugli altri, considerando il fatto che ogni anno sono almeno un centinaio le serie, per tutti i gusti e tipologie di spettatori, trasmesse per la prima volta proprio durante il Ramadan?

"Durante il Ramadan, i responsabili dei programmi tendono a proporre serie che fidelizzano gli spettatori tramite lo sviluppo dei caratteri e dei personaggi nel corso di più episodi, finali di puntata in sospeso, emozioni forti e trame avvincenti", dice Joe Khalil, professore associato residente presso la Northwestern University in Qatar, dove insegna corsi di comunicazione.

Le modifiche allo stile di vita nel Ramadan, continua Khalil, sono profonde e hanno un forte impatto sulle abitudini degli spettatori, quindi la prima cosa da fare per garantire il successo a un programma durante il Ramadan è assicurarsi che vada in onda dopo l’Iftar. "Più tardi è, meglio è", dice Khalil. "Le persone si trasformano in animali notturni durante il Ramadan e chi non è fuori in qualche tenda per il Suhoor, è a casa davanti alla TV".

L’attrice saudita Aseel Omran, che attualmente recita nella produzione MBC Gharabeeb Soud (Corvi neri) sul ruolo delle donne nell’ISIL, dice che più l’argomento è forte e controverso, più il programma sarà guardato durante il Ramadan.

"È un segno dei tempi", dice. "I programmi televisivi prendono spunto da ciò che succede nella vita di tutti i giorni, nelle nostre realtà. Un tempo eravamo tutti più interessati a guardare drammi storici o biografie di personaggi famosi, ma oggi il programma di successo del Ramadan è quello che riflette la realtà e rappresenta le difficoltà sociali e politiche che ci troviamo ad affrontare quotidianamente".

Khulud Abu Homos, vice-presidente senior della programmazione in OSN, dice che la chiave è offrire qualcosa per tutti i gusti. Ad esempio, non basta proporre solo prodotti egiziani. È indispensabile trasmettere anche programmi libanesi, siriani e del Golfo. I drammi storici devono essere affiancati da biografie, soap opera e sitcom musicali.

I programmi politici vanno di pari passo con i serial a budget elevato. "Gli spettatori hanno gusti diversi", dice Abu Homos. "Nella fase di ideazione della programmazione è importante coprire ogni genere possibile".

Detto questo, a prescindere dall’intenzione di rivolgersi a tutti, la televisione del Ramadan tipicamente è incentrata su questi sette generi comprovati:

FAWAZIR RAMADAN

L’abitudine di guardare senza sosta la TV è iniziata verso la fine degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta, dice Salma Al Rowhi, con la comparsa di Fawazir Ramadan.

La sessantatreenne egiziana, a Dubai da 15 anni dopo aver vissuto in Kuwait, ricorda quando guardava le attrici egiziane Nelly e Sherihan che ballavano e presentavano sketch musicali e chiudevano ogni puntata con un indovinello di Ramadan.

GIALLI E SPIONAGGIO

All’epoca, alla fine degli anni Ottanta, venne trasmesso per la prima volta durante il Ramadan un programma diverso da tutti gli altri: Ra’fat El Haggan - che narrava la storia vera della spia egiziana Refaat Al Gammal e dei 17 anni trascorsi sotto copertura con il nome di Jack Breton in Israele - scatenò una vera e propria ossessione per i gialli e le storie di spionaggio, culminata della trasmissione di Al Zaibaq (Mercurio) sui canali di tutta la regione quest’anno.

"Lo posso giurare, non conosco nessuno nel mio giro di amici o in quello dei miei genitori che non guardasse Ra’fat El Haggan", dice Mohammed Al Ahmad, ingegnere palestinese trentasettenne che vive e lavora ad Abu Dhabi. "Ero giovane quando il programma veniva trasmesso, ma ancora oggi canticchio la sigla, e lo stesso vale per tutti gli Arabi, ne sono sicurissimo".

STORIE A SFONDO SOCIALE

Gli anni Novanta sono stati l’epoca delle storie a sfondo sociale. Le serie egiziane dominavano la categoria ma quelle siriane, libanesi e del Golfo non rimanevano di molto indietro. Forse il programma più celebre è il classico Aalet Al Hag Metwalli (La famiglia di Haj Metwalli) che narrava la storia di Haj Metwalli e delle sue quattro mogli, che vivevano tutte in diversi appartamenti dello stesso condominio.

DRAMMI STORICI

Negli anni Novanta e Duemila, i drammi storici e in particolare quelli che narravano la vita nei sobborghi di Damasco agli inizi del Ventesimo secolo hanno invaso la televisione del Ramadan.

Bab El Hara su MBC è l’esempio principale: il programma ancora oggi viene trasmesso, per il nono Ramadan consecutivo.

Yasmine El Daleh, una quarantaduenne che ora vive e lavora come architetto a Sharjah, viveva ad Amman quando Bab El Hara venne trasmesso per la prima volta durante il Ramadan.

"La sera, quando in TV c’era Bab El Hara, le strade erano deserte", ricorda El Daleh. "Le persone dipendevano letteralmente dal programma, dai dettagli, dall’ambientazione antica, dalla vita semplice della Siria di allora che rappresentava. E questa dipendenza non è svanita. È incredibile che venga trasmesso per il nono anno".

Questo tipo di spettacolo rappresenta un rifugio nel passato ed è oramai molto popolare nel mondo arabo nonostante venga criticato perché propone tematiche stereotipate.

Altri esempi importanti sono Al Zaim (Il leader) nel 2011. Lo scorso anno, Abu Dhabi TV ha trasmesso Khatoun, sempre ambientato nella Damasco antica; quest’anno Khatoun 2 sta riscuotendo lo stesso successo.

PRODUZIONI A BUDGET ELEVATO

La popolarità dei drammi in costume ambientati alla fine del Diciannovesimo secolo o agli inizi del Ventesimo riflette la nostalgia per un’epoca più eroica: ne sono prova anche altri programmi come Saraya Abdin su MBC nel 2014 o Alf Leila Wa Leila (Le mille e una notte) lo scorso anno e Orchidea, su Abu Dhabi TV quest’anno, la serie che è stata paragonata a Trono di spade. Un altro programma che sicuramente rientra nella categoria è Omar, del 2012, incentrato sulla storia del secondo Califfo dell’Islam Omar bin Al Khattab nel Settimo secolo. È l’unico serial del Ramadan con sottotitoli in Inglese e puntate disponibili su YouTube.

BIOGRAFIE

Sono state fatte tutte: dalla vita dell’artista Om Kalthoum e del cantante egiziano Abdel Halim Hafez, a quella della cantante e attrice libanese Sabah e al poeta Mahmoud Darwish fino all’attrice egiziana Soad Hosni: le biografie dei personaggi famosi sono sempre prodotte in funzione del Ramadan. 

STORIE A SFONDO POLITICO

In tempi recenti, le storie a sfondo politico relative ad argomenti sensibili e controversi hanno definito un genere a parte, soprattutto con la serie emiratina di grandissimo successo dello scorso anno, Khiyanat Watan (Il tradimento di una nazione) su Abu Dhabi TV, sull’operato segreto della Fratellanza Musulmana negli UAE.

Quest’anno la serie Gharabeeb Soud, che stronca l’operato dell’ISIL e prodotta da MBC, si sta pure dimostrando di grande successo.

I cambiamenti radicali che stanno avvenendo in tutta la regione spostano pesantemente l’attenzione di tutti su trame più contemporanee. Un esempio per tutti è Al Gama’a (La Fratellanza) sull’ascesa della Fratellanza Musulmana, su Abu Dhabi TV. La prima stagione è stata trasmessa lo scorso anno e il sequel è attualmente in corso durante questo Ramadan. 

Comment