Che cos'è l'Isra’ wal Miraj?

moschea.jpg

Il ventisettesimo giorno del mese di Rajab, che quest’anno cade domenica 23 aprile, nei Paesi musulmani si celebra una ricorrenza importante: Isra’ wal Miraj, ovvero l’ascensione del Profeta Maometto a Dio. In vista di questo lungo fine settimana, festa sia per il settore pubblico che per quello privato, vediamo che cosa rappresenta la celebrazione.

Isra in arabo significa “viaggio”, wal “e”, Miraj “ascensione”, quindi, letteralmente, “il viaggio e l’ascensione”. In una notte, intorno al 621, secondo la religione Allah accompagnò Maometto dalla Mecca a Gerusalemme e poi in paradiso. Dio fece fare al Profeta un viaggio diviso in due tappe: il primo dalla Mecca alla “moschea lontana”, ovvero alla moschea di Al Aqsa di Gerusalemme. Dopodiché Maometto salì sulla Roccia (la Cupola della Roccia) e da qui, cavalcando il Burāq, una creatura alata, salì verso il cielo.

Nella seconda parte del suo viaggio, l’ascesa appunto (al Miraj), Maometto attraversò l'inferno e i sette cieli, fino in paradiso, dove incontrò tutti i profeti, tra i quali Adamo, Giovanni Battista, Gesù, Mosè, Abramo. Al settimo cielo, Dio diede a Maometto le istruzioni per la preghiera, tra cui il precetto di pregare cinque volte al giorno. Quindi Maometto ridiscese alla Mecca e la mattina seguente cominciò a raccontare l’accaduto, ma non tutti gli credettero.

L'ambiguità dell'esperienza di Maometto non fu chiara ai suoi testimoni e per lungo tempo si discusse se il profeta si fosse riferito a una vicenda reale o a una "visone". Prevalse, infine, l'opinione che questo fatto accadde realmente.

Ma l'importanza di questo episodio della vita di Maometto sta chiaramente nel suo lato simbolico: quella notte, venne rivelato al Profeta il versetto che racchiude il credo dell'Islam, quindi il cuore della fede verso Dio. “Il Messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto, i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri. Non facciamo differenza alcuna tra i Suoi Messaggeri. E dicono: Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! E’ a Te che tutto ritorna”. (Corano II, 285)