Essere nomadi: l’insegnamento di un beduino del deserto

*Questo articolo è stato gentilmente concesso da And Then We Move To e tradotto in italiano

Sentivo un gran caldo ed ero sudata. Ma in tre sole ore trascorse nel deserto, la mia mente è andata oltre, con quel silenzio che mi avvolgeva e nella totale assenza di pensieri nella mia testa. All’orizzonte, a perdita d’occhio, solo il deserto. Dune rosa e arancioni, che mi circondavano senza una fine, mi hanno portata ad un orizzonte del tutto nuovo per me. Per una volta la mia mente non stava correndo. Per una volta i mille pensieri tutti insieme non affollavano la mia testa. Ma nello stesso tempo la mia mente cresceva.

Dopo qualche minuto di silenzio assoluto, un uomo si è fermato di fianco a me. “Sembra che ti piaccia molto questo posto - mi ha detto -. Penso che tu stia apprezzando la semplicità della nostra casa”. Ho annuito. Dopo due anni di vita in Medio Oriente, ho finalmente capito il fascino del deserto. Guardare le dune di sabbia infinite può davvero calmare la mente, toccare il tuo cuore e penetrare per sempre nella tua anima. Ho smesso di desiderare il verde, la vegetazione tropicale lussureggiante e ho iniziato ad apprezzare i dolci pendii che la sabbia può cerare o il semplice contrasto che si crea con il cielo blu.

“Questo posto è così bello. Perché vi sposate sempre e cercate di lasciarlo?” sono state le parole che mi sono uscite naturalmente dalla bocca. L’uomo mi ha risposto con un’altra domanda: “Hai mai lasciato un luogo che hai amato?”. Sono rimasta senza parole. Le lacrime uscivano dai miei occhi dietro gli occhiali da sole, mentre pensavo a tutti i bei posti che ho dovuto lasciare e che per un periodo ho chiamato “la mia casa”. Immagini di strade innevate in Massachusetts, mescolate alle pittoresche vie ciottolate di Copenaghen. Il mio cuore si è fatto pesante: “Si - ho risposto -. Mi è successo moltissime volte. Dopo qualche anno lasciamo sempre il posto nel quale viviamo e iniziamo una nuova vita in un altro Pese”. Il beduino mi ha guardata e ha sorriso: “Io e te non siamo poi così diversi, vedi? Siamo entrambi erranti. Io sono un nomade del deserto, tu sei una nomade moderna. Per secoli ci siamo spostati. La nostra casa è il deserto. Ma siamo in cerca di qualcosa. Cerchiamo l’erba e l’acqua per i nostri animali. Anche tu, in fondo, sei alla ricerca di quello di cui hai bisogno. Le persone sono per natura nomadi. E’ nel nostro sangue. Non ci muoviamo perché siamo perduti, ma perché vogliamo essere liberi. Liberi da costrizioni, da restrizioni e privi di confini. Che gioia si può provare a vivere la vita in un solo unico luogo? Siamo destinati a vivere in un solo posto per tutta la nostra vita?”.

Le sue parole mi hanno fatto sorridere.
Forse il nostro modo di vivere da expat in effetti non è poi tanto strano.
Forse le nostre anime erranti non devono essere viste come eccezioni, ma come piuttosto la norma. 
Forse tutti noi saremmo più felici se potessimo rispondere sempre ai bisogni della nostra anima. 
Forse la vita non è davvero stata pensata per vivere in un solo posto. 
Forse il nostro bisogno di spostarci non ha una cura. 
Forse non è qualcosa di patologico. 
Forse, invece, è semplicemente un dono. Un regalo per crescere, in nuove direzioni e in nuovi luoghi. Un dono per scoprire ed esplorare. Un regalo che ci permette di essere chi davvero siamo. Il migliore regalo di tutti.

Nota dell’autore: questa è stata la mia esperienza parlando con un beduino nel Wadi Rum, il più vasto deserto della Giordania. Questo deserto è ancora vissuto dai beduini. La Giordania ne ospita infatti 380.000, che vivono proprio nella zona del Wadi Rum o in prossimità. La nostra guida, Omar, ci ha spiegato molto sulla vita dei beduini e sulla loro cultura. Se visitate la Giordania, vi consiglio vivamente una visita al Wadi Rum, per avere l’occasione di incontrare e parlare con i beduini. Potete prenotare un’escursione di qualche ora con la jeep presso il Visitor Center di Wadi Rum.