Bullismo: anche a Dubai fenomeno diffuso

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Un sondaggio pubblicato di recente, condotto su circa 1000 studenti di scuole primarie e secondarie di Dubai, ha mostrato che quasi il 40% dei ragazzi ha subito qualche forma di intimidazione, violenza o aggressione, anche ripetute nel tempo, da parte dei propri coetanei. Le ricerche sul bullismo, così come le campagne di sensibilizzazione o prevenzione nelle scuole, non sono ancora molto diffuse qui a Dubai. Ma anche senza numeri alla mano, non stupisce se, come nel resto del mondo, il bullismo sia un fenomeno presente in tutti i luoghi di aggregazione dei giovani.

Per ora il principale intervento della Knowledge and Human Development Authority (KHDA), è stato quello di inserire nei “Contratti scolastici” un articolo specifico dedicato al bullismo. Tutti gli episodi devono essere segnalati dalla scuola al KHDA e la tolleranza è zero: i ragazzi possono venire espulsi immediatamente. Dall'altro lato, quello della prevenzione, gli interventi vanno invece più a rilento, anche se, negli ultimi anni, in diverse scuole sono nati “Comitati anti-bullismo”, “Friendship Ambassadors” o giornate di sensibilizzazione con l'obiettivo di incoraggiare le vittime a parlare, creare informazione e consapevolezza intorno al fenomeno.

L'insegnante e pedagogista Emanuela Stara ci spiega come possono intervenire i genitori e che cosa dovrebbe fare la scuola.

Che cosa si intende per bullismo?

Il bullismo è un insieme di comportamenti aggressivi, ripetuti e intenzionali, nei confronti di un coetaneo che si vuole umiliare e prevaricare. Il bullo può agire direttamente, ad esempio picchiando la vittima o prendendola in giro e minacciandola, oppure indirettamente, inducendo altri compagni ad isolare la vittima dal resto del gruppo (sminuendone il valore come persona o diffondendo maldicenze sul suo conto). Il bullismo non è un fenomeno che riguarda solo il bullo e la vittima: può essere considerato un fenomeno di gruppo, in quanto il “bullo” non agisce mai da solo e ha anzi bisogno del supporto del gruppo per continuare a perpetrare le sue angherie.

Qui a Dubai, come anche in Europa, il bullismo sembra un fenomeno sempre più diffuso. E’ davvero così o semplicemente adesso se ne parla di più e si denuncia?

Il problema delle prepotenze tra soggetti in età evolutiva è sicuramente di origine antica, basti pensare alle numerose pagine dedicate ai bulli nella letteratura mondiale: Oliver Twist, Cuore, Il signore delle mosche, I turbamenti del giovane Torless, Ragazzi di vita, sono solo alcuni esempi. Il fatto però che le prevaricazioni tra ragazzi siano sempre esistite, non significa che debbano essere sottovalutate o che siano prive di conseguenze. Fortunatamente, negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse per il bullismo, sia da parte dell'opinione pubblica sia da parte della ricerca, che lo hanno reso oggetto di studio e hanno permesso di individuarne le caratteristiche e fronteggiarlo consapevolmente.

Il fenomeno sta cambiando con la diffusione di Internet, dei telefonini, dei social network anche tra i giovanissimi, tanto che è nato un nuovo termine: Cyberbullismo.

E-mail, cellulari, internet sono gli strumenti di comunicazione privilegiati dai giovani e sempre più stanno assumendo anche il ruolo di mezzi scelti dai bulli per tormentare le proprie vittime. L’uso di messaggi ingiuriosi o minacciosi, la diffusione di fotografie e video sono alcuni esempi di vessazioni portate avanti con questi mezzi. Il fenomeno del cyberbullismo si presenta ancora più insidioso del “bullismo classico”, perché le molestie elettroniche “seguono” la vittima anche nei momenti e nei luoghi in cui i prepotenti non sono fisicamente presenti.

Da genitori, come riconoscere e aiutare un bimbo o un ragazzo vittima di bullismo?

Spesso il ragazzo non denuncia gli episodi di cui è vittima e per i genitori èdifficile capire che che cosa stia accadendo. Ci sono, però, alcuni segnali di disagio che possono mettere i genitori in allerta: paura di andare a scuola, improvvise (e non altrimenti spiegabili) difficoltà con le materie scolastiche, oggetti personali frequentemente smarriti, rovinati o rotti, frequenti ed ingiustificate richieste di soldi, frequenti malesseri, difficoltà a dormire, enuresi, perdita di appetito, umore depresso, scoppi di rabbia improvvisi. I genitori possono sicuramente insegnare a un figlio a difendersi dalle prepotenze altrui, facendolo crescere in un contesto familiare amorevole, di calma e stabilità, supportandolo nel recuperare sicurezza e autostima, e aiutandolo a prendere consapevolezza del fatto che non c'e' nulla di sbagliato in lui o in lei. I ragazzi potrebbero anche essere “addestrati” a mettere in atto comportamenti di autodifesa che non nuocciono né agli altri né a se stessi. Innanzitutto il ragazzo può essere invitato a parlare con i compagni, gli allenatori o gli insegnanti di quanto stia accadendo (i bulli sono forti nella misura in cui il resto del gruppo o della classe lascia loro fare quello che vogliono); ignorare “il bullo” e cercare di stare calmi mostrando sicurezza; guardare il bullo dritto negli occhi e dire un bel “no” secco alle sue richieste. Anche cercare di non mostrarsi arrabbiati o timorosi possono rappresentare ulteriori strumenti di “autodifesa” che i genitori possono suggerire ai loro figli.

E come intervenire, invece, se il bullo è il proprio figlio?

Le prepotenze dei ragazzi sono frequentemente sottovalutate dagli adulti, che le considerano alla stregua di "ragazzate" e nelle quali non è necessario intromettersi. E' invece importante, per i genitori coinvolti, mettere a fuoco il problema, comprenderne le cause e definire obiettivi chiari e raggiungibili. La famiglia è la sede delle prime interazioni sociali e la qualità di queste interazioni è determinante per rendere socialmente competente un bambino. L'educazione non passa attraverso regole e divieti, ma attraverso l'esempio e il comportamento che abbiamo con i nostri figli e con il nostro coniuge. L’onestà, la solidarietà fraterna, il rispetto dell’altro, una sana attitudine al mantenimento di regole di condotta domestica, incentrate sul rispetto del senso del limite tra lecito e illecito, costituiscono elementi essenziali allo sviluppo di adeguate competenze sociali ed emotive, che spesso sono invece carenti nel cosiddetto “bullo”.

Quale dovrebbe essere l’atteggiamento della scuola e degli insegnanti?

La scuola può intervenire a diversi livelli. Prevedendo incontri e dibattiti in cui genitori, insegnanti e personale non docente prendano coscienza del fenomeno. Formando gli insegnanti per metterli in grado di affinare capacità di attenzione, lettura e interpretazione dei “segnali” di disagio. Attivando azioni di prevenzione (promuovendo, ad esempio, cambiamenti nel clima e nelle dinamiche della classe). Stabilendo dei confini ben precisi rispetto ai comportamenti inaccettabili. Applicando fermamente le sanzioni punitive stabilite insieme e divulgate (le sanzioni non dovrebbero mai essere improntate all'ostilità, né basate su coercizioni fisiche). Infine, creando gruppi, luoghi o momenti di ascolto.

Se volete approfondire l'argomento bullismo, potete scrivere qui a Emanuela Stara.