Arabo, italiano e punti di vista

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In questo periodo, sto festeggiando il mio decimo anniversario con la lingua italiana. Cioè 10 anni fa, nell’estate del 2005, cominciai la mia strada nell'apprendimento della lingua Italiana, seguendo corsi serali all'Istituto italiano di cultura al Cairo. In realtà la mia voglia di imparare la lingua italiana cominciò nel 1995. Studiavo all’epoca all’Università Americana del Cairo e abitavo alla residenza universitaria. La mia compagna di camera era una ragazza libica che parlava perfettamente l’arabo, l’inglese, il francese e l’italiano (era come vivere con l’ONU a casa). Un giorno, mi fece ascoltare una canzone italiana, dicendo: “Non pensare alle parole, so che non capisci l’italiano, ma goditi la musica”. La canzone era così bella che alla fine le chiesi di tradurmela. Ad un certo punto, mi innamorai. Non so quale frase fosse, forse “musica è la danza regolare di tutti i tuoi respiri su di me” o “io sento ancora cantare in dialetto le ninne nanne di pioggia sul tetto” o forse la fine della canzone “ogni cuore anche il più piccolo è un battito di vita e d'amore”. Ma qualunque frase fosse, questa canzone di Eros Ramazzotti mi colpì. La musica era un capolavoro ed i testi erano poesie. Fu, dunque, il momento in cui decisi di imparare la lingua italiana per poter vivere le emozioni delle sue parole. Dieci anni dopo cominciai seriamente a frequentare i corsi.

Tornando al 2005, all'Istituto italiano di cultura al Cairo, i miei insegnanti - che sono diventati poi i miei amici - erano bravissimi e pazienti. Parlavano tutti arabo perfettamente e questo per me fu un’ispirazione. Se sono risusciti ad imparare l’arabo, una delle lingue più difficili al mondo, ce la farò anche io a imparare l'italiano, mi dissi. Le sei ore alla settimana che passavo nell’aula dell'Istituto erano le sei ore più divertenti della mia settimana. Il centro non era vicino a casa mia, ma facevo molto volentieri il viaggio dal lavoro, che stava nella periferia del Cairo, per assistere alle lezioni tre volte alla settimana. Continuai così per due anni e mezzo.

Ma le lezioni non mi bastavano, avevo questa fame insaziabile di imparare l'italiano. Cominciai allora a buttarmi dentro la lingua, ascoltando tanta musica, guardando tanti film, sempre con sottotitoli e sempre con un quaderno in mano. Mi immersi completamente, addirittura chattando online con tanti italiani che non conoscevo, ma che incontravo sui vari siti internet. La cosa che mi colpì davvero era la disponibilità degli italiani a correggermi e ad aiutarmi a imparare.

Già, allora sapevo che il mio percorso non sarebbe stato facile. Ogni tanto rileggo le mail che scrivevo ai miei amici virtuali, e mi sento orgogliosa di avercela, alla fine, fatta. Al primo livello scrivevo ad un amico: “Sono in primo livello e ho una lunga strada nella studia della lingua. Sei giusto, amo la lingua e gradualmente, spero migliorare”. Scrivevo solo al presente, ma quando volevo parlare del passato mettevo la parola "passato" davanti al verbo, tra parentesi. Tipo: “Ieri vado (passato) al corso.” Nessuno e niente mi impedì di parlare l’italiano.

Intorno a me, la mia scelta provocò tantissime reazione. Alcune settimane fa ho letto un post scritto da una studentessa italiana che studia l’arabo. Nel suo blog (Time for University Life), ha elencato 10 tipiche reazioni della gente intorno a lei, in Italia, quando dice che studia l'arabo. Questo post mi ha fatto ridere e pensare agli inizi del mio studio. Anche le reazioni della gente al Cairo erano divertenti, ma piene di stereotipi. È vero che "tutto il mondo è paese", come dice il proverbio.

Ispirandomi a questo blog, anch’io mi sono messa a scrivere le 10 reazioni della gente quando dicevo che stavo imparando l'italiano:

1. "Perché?" Perché è una lingua bella, romantica e musicale (alla maggior parte delle persone risparmiai tutta la storia di "Musica è", ma a voi è toccato ascoltarla).

2. "Davvero? È una scelta strana! Ma chi parla l'italiano tranne gli italiani?" In realtà ci sono anche gli svizzeri...beh non tutti, ma alcuni (nella mia testa: vabbé, a proposito di scelte strane, vogliamo parlare di tuo marito?)

3. "...e il francese?" C'è anche il russo, il cinese e lo swahili, ma a me interessa l'italiano.

4. "Spaghetti, bolognese! Anch'io parlo l'italiano" (frase normalmente seguita da una risata gustosa) Sì, anche pizza, fettuccine...bravo (seguita da una risata meno gustosa).

5. "Poi canterai l'opera come Pavarotti! Allaaaaaa laa laaaaaaa" (idem per le risate di cui sopra) Certo, è il capitolo numero 3 nel mio libro, proprio al primo livello.

6. "Diventerai mafiosa" Non è detto. E se divento mafiosa non potrò certo dirtelo.

7. "Vai al Khan el Khalili (un mercato pieno di turisti al Cairo), tutti i negozianti parlano italiano" Beh, masticano l'italiano turistico, ma del passato remoto e del congiuntivo non ne sanno molto (anch'io faccio un po' fatica ad usarli a dire il vero - sì, cari lettori, credetemi è stata un’impresa collossale scrivere tutto questo articolo usando anche il passato remoto).

8. "Per chi tifi? Juventus, Milan, Inter?" ....

9. "Per lavorare nel turismo?" No, per parlare l'italiano, per divertirmi.

10. "Come si chiama?" (domanda seguita da un sorriso e da una strizzata d'occhio) Per l'ennesima volta: no, non ho un fidanzato italiano!

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