Sondaggio: l'opinione dei cittadini arabi

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Marilena Falcone ha tradotto per noi i risultati del maggiore sondaggio di opinione pubblica condotto nel mondo arabo, l'Arab Opinion Index, a cura dell'Arab Center for Research and Policy Studies. Accordo sul nucleare iraniano, crescita del radicalismo più estremo, ISIS, la situazione in Siria: le risposte fanno luce sui sentimenti dei cittadini arabi verso le tematiche più delicate di questi anni.

I risultati dell’AOI, Arab Opinion Index 2015, il maggiore sondaggio di opinione pubblica del mondo arabo, sono stati annunciati nei giorni scorsi a Doha, in Qatar. I risultati del 2015 rappresentano la conclusione di 18.311 interviste “faccia a faccia” svolte in 12 diversi paesi arabi e consentono a studiosi e a governanti di analizzare le opinioni dei cittadini arabi in merito alle principali tematiche che li coinvolgono, tra cui l’accordo sul nucleare iraniano, la crescita del radicalismo più estremo e in particolare dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Siria) e infine la rivoluzione in Siria. Le risposte degli intervistati forniscono inoltre importanti informazioni circa i sentimenti dei cittadini arabi verso la democrazia, il rapporto tra religione e affari civili e politici e le prospettive per il futuro dei propri paesi di origine. Sono oramai quattro anni consecutivi che il "Centro arabo per gli studi sulla ricerca e sulle politiche" svolge il sondaggio dell’opinione pubblica araba, evidenziandone di conseguenza l’evoluzione in merito alle tematiche analizzate dal 2011 in poi.

ISIS - Le risposte ai quesiti del 2015 rivelano che il mondo arabo è in grandissima parte contrario all’ISIS: l’89% degli intervistati si dichiara sfavorevole all’organizzazione estremista, mentre solo un 7% si dichiara favorevole. Analogamente, l’esito del sondaggio evidenzia che non sussiste alcuna correlazione significativa tra il supporto verso l’ISIS e la religiosità. Le percentuali di coloro che si dichiarano favorevoli all’ISIS sono paragonabili sia tra gli intervistati che dicono di essere “molto religiosi” che tra quelli che dicono di essere “non religiosi”, e ugualmente tra i favorevoli e i contrari alla separazione tra religione e stato. In altre parole, il supporto per le organizzazioni estremiste nel mondo arabo, ove presente, ha origini nelle questioni politiche e nei conflitti nel mondo arabo e non rappresenta un’ideologia religiosa.

Siria - Una delle questioni politiche dominanti del mondo arabo nel corso degli ultimi cinque anni è senza dubbio il perdurare delle sofferenze del popolo siriano, al punto che oltre un quinto degli intervistati ritiene che le “tensioni tra fazioni in Iraq e Siria” siano il principale fattore dietro l’ascesa dell’ISIS. I risultati mostrano come non vi sia alcun consenso tra gli arabi in merito alla migliore soluzione per combattere l’ISIS e più in generale i gruppi terroristici armati, il che riflette la complessità sia della tematica che delle opinioni pubbliche arabe in merito. Gli intervistati hanno indicato preferenze verso diverse possibili soluzioni contro l’ISIS con l’obiettivo di far cessare la minaccia del terrorismo, tra cui agevolare la transizione democratica nella regione (28%), risolvere la causa palestinese (18%), porre fine agli interventi esteri (14%), intensificare le azioni militari contro l’ISIS (14%) e trovare una soluzione alla crisi in Siria che rispetti le aspettative del popolo siriano (12%). Analogamente a quanto evidenziato da precedenti sondaggi nell’ambito dell’Arab Opinion Index, i risultati del 2015 evidenziano che la maggioranza degli arabi (62%) ritiene che un cambio nel regime siriano sia la soluzione ideale per risolvere la crisi in Siria. In altre parole, confrontando questi numeri con quanto riportato in sondaggi precedenti, gran parte dell’opinione pubblica araba è ancora favorevole agli obiettivi della rivoluzione siriana.

Nucleare iraniano - In parallelo con la crisi siriana, l’attenzione del mondo arabo si è focalizzata fortemente sui negoziati legati al programma nucleare iraniano, che si sono conclusi con un accordo da parte di un gruppo di importanti potenze mondiali (i cinque stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania). A partire dal 2011 è cresciuto nel mondo arabo il desiderio di un Medio Oriente libero dalle armi atomiche e tuttavia molti degli intervistati concordano sul fatto che il possesso di tali armi da parte di Israele giustifichi i tentativi delle altre potenze regionali di acquisirne a loro volta. Anche se il programma nucleare iraniano ha come obiettivo dichiarato la produzione di energia nucleare per scopi pacifici, la crescente opposizione verso le armi atomiche nel Medio Oriente è certamente legata ai negoziati che hanno preceduto l’accordo sul nucleare iraniano; il coinvolgimento dell’Iran nelle questioni di Iraq e Siria ha ulteriormente contribuito in tal senso. In effetti, sono di più gli arabi che ritengono che a beneficiare dall’accordo sul nucleare iraniano sarà Israele di quanti non credano che gli stati arabi possano a loro volta beneficiare da un riavvicinamento tra Teheran e Occidente. Secondo il sondaggio, l’opinione pubblica in merito all’accordo sul nucleare iraniano è fortemente divisa, con un 40% che si dichiara favorevole e un 32% che si dichiara contrario. Le opinioni risultano basate in gran parte sull’analisi delle politiche iraniane nella regione. L’opinione del 31% degli intervistati - che si dichiarino favorevoli o contrari all’accordo sul nucleare - è basata sull’essere favorevoli o meno alle interferenze iraniane nelle questioni di alcuni stati arabi, interferenze volte a metterne a rischio la sicurezza nazionale. Tuttavia il 16% degli intervistati si dichiara contrario all’accordo sul nucleare iraniano, in base all’opinione che l’accordo rappresenti una sottomissione dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti e quindi a favore di Israele.

Primavera Araba - I risultati dell’Arab Opinion Index rivelano che il 34% degli intervistati ritiene positive le rivoluzioni arabe e la Primavera araba, ma il 59% esprime parere negativo. I pareri negativi sono giustificati dalle ingenti perdite di vite umane, dalla diffusione di discordia, caos e perdita di sicurezza, dal collasso di stati e istituzioni e infine da una generale instabilità. Solo il 5% dei pareri negativi verso le rivoluzioni arabe è legato a un’opposizione di principio alle rivoluzioni. Tali risultati rappresentano, di fatto, un’analisi degli sviluppi che hanno fatto seguito alle rivoluzioni della Primavera araba del 2011. I cittadini arabi conservano comunque l’ottimismo in merito al futuro delle rivoluzioni arabe del 2011: il 48% degli intervistati ritiene che la Primavera araba si trovi di fronte a una serie di ostacoli e sfide, ma che riuscirà comunque a raggiungere gli obiettivi. Tuttavia il 34% ritiene che la Primavera araba sia giunta al termine e che i vecchi regimi siano tornati al potere. I principali ostacoli percepiti nei confronti della Primavera araba sono il peggioramento delle condizioni di sicurezza di alcuni stati, le difficoltà economiche, gli interventi esteri, la comparsa di organizzazioni estremiste, l’istigazione da parte di vecchi regimi e dei media. Il perdurare dello stato di caos in alcuni paesi arabi e un maggiore orientamento ai regimi totalitari porterà a una perdita di ottimismo verso il futuro delle rivoluzioni arabe. I cittadini della regione araba sono preoccupati, in maggiore o minore misura, della salita al potere di movimenti sia islamisti che secolari non islamici. Il 57% degli intervistati ha espresso preoccupazione per i movimenti politici islamisti contro un 36% che non ha espresso alcuna preoccupazione. Nei confronti dei movimenti politici secolari, il 61% ha espresso preoccupazione contro un 31% che non ha espresso alcuna preoccupazione. Il dottor Mohammad Almasri, coordinatore dell’Arab Opinion Index e supervisore del sondaggio, evidenzia che “il fatto che grandi numeri di intervistati esprimano preoccupazione per la salita al potere di movimenti sia islamisti che secolari/non islamisti riflette il disaccordo tra i movimenti politici arabi, e la partigianeria e i conflitti tra gli stessi". Questo ha portato a una perdita di fiducia pubblica verso i movimenti politici arabi. Aggiunge poi che “gli intervistati che hanno espresso preoccupazione verso l’una o l’altra parte hanno giustificato con chiarezza le proprie motivazioni. Visti i sentimenti dell’opinione pubblica, la mancanza di consenso tra le due grandi categorie di movimenti politici e la loro incapacità di smorzare le preoccupazioni nei loro confronti possono essere sfruttate da forze antidemocratiche per creare i presupposti per un ritorno ai regimi autoritari, e saranno quindi un ostacolo sul percorso verso la democrazia”.

I paesi inclusi nell’Arab Opinion Index del 2015 sono l’Algeria, il Marocco, la Tunisia, la Mauritania, l’Egitto, la Palestina, il Libano, la Giordania, l’Iraq, l’Arabia Saudita e il Kuwait. Rappresentano nel complesso il 90% della popolazione della Lega Araba. Ciascun campione nazionale è stato selezionato con un metodo multi-stadio di clustering con pesatura automatica ed elementi casuali, per ridurre il margine di errore al 2-3%.

Qui trovate il rapporto completo.