Amiche cactus e amiche 2.0

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Su Instagram ho trovato una foto, nel profilo di Stefano Guerrera, che mi ha fatto sorridere (e che ovviamente ho immediatamente girato alle amiche): "I veri amici si vedono nel momento del ricevi un messaggio, fai lo screenshot, invii e scrivi: che rispondo?". Oltre a farmi sorridere, mi ha fatto riflettere: vivendo come Expat non hai un solo “tipo” di amicizia, ma ne hai svariati, tutti forti e importanti in modo diverso, ma non meno veri e capaci di darti emozioni. Vivendo da così tanto tempo all’estero è ovvio e naturale creare dei legami molto stretti con alcune persone, che rappresentano la tua nuova famiglia. Famiglia che, ringraziando il cielo, ti sei scelto (ammettetelo, ci sono dei parenti che spesso fanno chiedere a voi stessi "perché? Ma veramente io e questo/a abbiamo lo stesso sangue?") e che quindi non sono un’imposizione sociale. Qui il gruppo te lo crei, un po’ come dice Alan nel suo discorso sul tetto, nel film "Hangover", riferendosi al clan e ai lupi solitari. Magari meno svitato, ma il concetto è giusto.

Possiamo dire che le amicizie si dividono principalmente in due macro sistemi: il gruppo di amicizie che fanno parte del tuo prima, e che quindi vivono la tua storia attraverso i tuoi sensazionali racconti, e il gruppo di amicizie che fanno parte del tuo dopo e che, normalmente, ti aiutano a ricordare, attraverso i loro sensazionali racconti, che cosa hai fatto la sera prima (oppure tu aiuti loro, tenendo un’agenda cumulativa di tutti i vostri impegni).

Al primo gruppo appartengo le amiche storiche. Quelle del: “Ho ucciso un uomo! Ed ora?”. “Sei la solita che fa casino. Va beh, rimediamo pala e birra e veniamo”. Quelle che sanno tutto di te perché ci sei cresciuta insieme; le amicizie che ti porti dietro da sempre e su cui fai comunque affidamento, anche se c’è un’immensa fisica distanza tra voi. Sono anche quelle capaci di presentarsi in aeroporto con una cisterna d’alcool, solo per rimembrare i vecchi giorni gloriosi, quando una sbornia non ti perseguitava per una settimana. O quando eri convinta che “The truth came out when the spirit came in". Ah, meravigliosa saggezza popolare, ritrovata in un Irish pub dentro l’aeroporto di Muscat. E purtroppo sono anche quelle che hanno scoperto i messaggi vocali, si dimenticano del fuso orario, che tu la domenica mattina sei in ufficio e che i tuoi colleghi non vogliono essere aggiornati sul bollettino di guerra (ringrazio sentitamente l’omino che ha inventato le cuffiette).

Sono quelle che io chiamo amicizie cactus. Il cactus è una pianta grassa e le piante grasse sono notoriamente famose per richiedere pochissime cure. Il cactus vive anche nel deserto ed è in grado di sopravvivere con pochissima acqua. L’amicizia cactus è proprio una di quelle amicizie che non ha bisogno di gesti plateali e messaggini quotidiani; è quell’amicizia che si nutre del messaggio alle due di notte con scritto “Oh non sai che mi è successo", dopo che non vi sentivate da due mesi (“colpa” di entrambe se la vogliamo chiamare così). E' quell’amicizia del “Ciao, come stai? No sai ero al supermercato e ti ho chiamato così ti aggiorno sugli ultimi 3 mesi“, che poi non è mai veramente un reale aggiornamento, ma solo la voglia di sentirsi e dire quelle due cavolate. Al mondo c’è sicuramente bisogno di più amicizie cactus.

Quando vivi all’estero, e per me vale anche se vivi nella terra natia, a casa con mamma e papà, le amicizie ossessive sono solo dannose. Quelle amicizie che richiedono tempo, messaggi, impegno; quelle amicizie dove hai l’impressione di camminare sul filo del rasoio perché l’altro potrebbe recriminarti che non l’hai, in ordine: A) chiamato B) cercato C) ha scoperto che sei uscito con tizio X invece di uscire con lui/lei D) cancellato l’incontro perché sei a letto con la febbre gialla (purtroppo ammalarsi non è permesso)

Ecco, forse queste amicizie non sono esattamente salutari, perché non sono amicizie, ma è come avere un padremadrefidanzato/a tutto in un’unica persona. No, non fa per me. O non fa più per me.

E poi c’è il secondo gruppo: le amiche expat. Quelle che ti sei scelta e che continui a scegliere ogni giorno. Sono quelle persone che rendono la tua vita più facile, che non vivono dei tuoi racconti, ma li vivono con te. Sono quelle che hai l’impressione di conosocere da sempre anche se le conosci da un anno o anche meno. Sono quelle che si presentano a casa con la bottiglia di vino quando la tua giornata è stata orrenda e che ti fanno compagnia se decidi che una non basta (no, non sono quelle che ti dicono “so che sei triste, aspetta ti faccio un bonifico", non è che possono essere perfette).

Sono secondo me una versione 2.0 delle amiche cactus: presenti (magari vivono nel palazzo di fronte), ma mai invadenti. Le senti tutti i giorni, anche per dire che in casa c’è sabbia da farci un castello, ma sono anche quelle che al “fai come fossi a casa tua” ancora ti chiedono il permesso di andare in bagno. Perché sembrerà una banalità, ma spesso si dice questa frase per educazione e purtroppo succede anche che ci sia gente che prende troppo alla lettera questo invito e che a casa tua faccia veramente come se fosse a casa sua (e tu, sempre per quella cosa dell’educazione, purtroppo sorridi e speri che vadano via il più presto possibile).

Le 2.0 sono quelle che ti chiamano e ti dicono “oh ti devo dire una cosa, ma io non ti ho detto nulla” e tu a forza di sparaflashrti (avete presente "Men in Black"? Ecco l’attrezzo che fa dimenticare) quello che ti hanno detto, in realtà neanche ti ricordi veramente chi te l’ha detto o cosa ti hanno detto. Il più delle volte è diventato meglio specificare che una cosa te la devi ricordare e non che la devi dimenticare. Punti di vista.

Le 2.0 sono quelle delle chiacchiere fino alle 3 del mattino e che fanno con te la cena “liquida” del single, anche se loro single non sono. Quelle che ti danno consigli e chiedono consigli, perché dopotutto siete sulla stessa barca. Quelle che ti cazziano se ti stai lasciando andare o se stai mettendo da parte l’orgoglio per un uomo che non ti merita. Ma sono anche quelle che, se c’è da mandare il messaggio nel cuore della notte, te lo fanno mandare e poi ti nascondono il telefono.

Ma soprattutto le 2.0 sanno cosa ti manca veramente di casa - e non sto parlando di alcool, perché qui è forse l’unica cosa che non manca. Loro sanno che ti manca il cibo e allora via, ogni volta che una parte comincia la lista della spesa: dalle caramelle ai biscotti Mulino Bianco (perché no, qua la Mulino Bianco non c’è e non esiste soluzione), dal battuto di lardo ai prosciutti interi. Sono quelle che rischiano “la vita” in aeroporto al controllo bagagli per portare il pacco a destinazione. E questa sì che è amicizia.

Se messe a confronto, le amiche cactus e le 2.0 non sono altro che due facce della stessa medaglie: le prime sono quello che sei. Le seconde sono quello che sarai.