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I Mall di Dubai

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I Mall di Dubai

In dieci anni a Dubai non mi era ancora successo di sperimentare in prima persona l’apertura di un mall di quartiere. Abbiamo vissuto in zone nelle quali il mall sarebbe prima o poi arrivato ed era una entità immaginaria che si intravedeva fra i lavori continuamente fermati e riavviati, a seconda dell’andamento finanziario della città; o in zone nelle quali un mall facilmente accessibile a piedi o in bicicletta, quindi molto frequentato anche se non grandissimo, già esisteva; oppure ancora in zone nelle quali bisognava giocoforza prendere la macchina per fare un minimo di spesa. Ma la recente esperienza dell’apertura dello Springs Souk su Al Asayel Street è stata qualcosa di particolare, probabilmente anche per il forte spirito di coesione e appartenenza che gli abitanti di uno dei complessi più vecchi della New Dubai riescono a trasmettere persino ai nuovi arrivati. Atteso da anni, negli ultimi mesi abbiamo spiato ogni dettaglio, dall’andamento dei lavori di muratura alla sostituzione finale della q di “souq” con la k di “souk”. Voci si rincorrevano su cosa sarebbe stato ospitato all’interno e non osavamo credere davvero che finalmente avremmo avuto il cinema a tiro di bicicletta, a Dubai!

Non appena è stato effettuato il soft opening, ossia l’apertura parziale per rispettare le scadenze con oltre metà dei negozi in realtà ancora chiusi, siamo tutti passati a dare un’occhiata, e ci siamo incontrati fra vicini nei corridoi, intenti a controllare, chi con sfacciato entusiasmo, chi con aria vaga, che oltre al cinema ci fossero davvero tutti i punti vendita dei quali avevamo sentito parlare: per esempio il tanto anticipato Daiso (no, dico, Daiso: quel negozio giapponese nel quale la prima volta che entri non hai idea di cosa trovare e quando esci ti chiedi come sia stato possibile vivere senza questo o quell’accessorio!), il Carrefour “più grande di quello del Pavillion Mall” o il vasto parcheggio sotterraneo. Per non parlare del resto, il tutto a complemento del piccolo, ma amatissimo storico Town Centre (quello di Shakespeare’s and Co), sull’altro lato del quadrilatero che racchiude la zona.

Viene spontaneo chiedersi: ma questo entusiasmo per un mall, è normale? Sarà mica che il caldo ci ha dato alla testa? Forse sì, ma è innegabile quanto qui a Dubai i mall facciano parte integrante della struttura vitale della città e rappresentino molto di più che semplici centri commerciali per lo shopping. Non dimentchiamo che per molti qui il Duty Free dell’aeroporto diventa nel gergo quotidiano “the Airport Mall”!

Il primo mall di Dubai fu Al Ghurair Centre, aperto nel lontanissimo 1981 a Deira e ancora vivo e vegeto. Naturalmente ha seguito negli anni la trasformazione della città: la versione attuale, con i soliti brand e franchising, differisce di molto dalla versione originale che, in un labirinto di corridoi e negozi di articoli prodotti o importati da piccole aziende prevalentemente locali con insegne tipiche, ricordava molto l’attuale Deira, solo al chiuso. Eppure l’idea di un punto di incontro accessibile facilmente a tutti (local e occidentali inclusi) e soprattutto dotato di parcheggio, che concentrasse negozi, ristorantini e attività di vario tipo, era già nata. Il secondo mall di Dubai fu il Burjuman a Bur Dubai nel 1991, che già si proponeva come “mall del lusso”. Tutti gli altri a seguire, poco a poco, con concept che spaziavano e spaziano tutt’oggi dal mall appunto di quartiere a quello di “destination”, ossia di meta per residenti e turisti.

A tema o no, dotati di copertura in vetro per lasciar passare la luce del sole o di decorazioni al limite del kitsch e oltre, con fontane, panchine, finte palme o piante vere, attrazioni come piste da sci o da pattinaggio, teatri, acquari, play area per bambini, ristoranti, cinema, otto volanti, bowling, pareti da arrampicata o strutture per paracadutismo indoor (solo non si vedono i due liocorni, ma ci stiamo lavorando, verrebbe da dire!), una cosa è importante capire: in una città cresciuta senza un piano regolatore reale e nella quale, a seconda della capacità individuale di sopportazione del caldo e del sole, è necessario vivere all’interno dai tre ai sei mesi l’anno, con una popolazione estremamente variabile ed eterogenea, i mall non sono semplicemente un insieme di negozi e ristoranti al chiuso. Sono letteralmente quartieri al coperto, nei quali si va per incontrarsi, passeggiare e svagarsi, oltre che per fare acquisti o mangiare, al di là della concorrenza sempre più agguerrita dei siti di e-commerce. Non è un caso che molti siano anche spesso sede di rappresentazioni, spettacolini e concerti, fiere, esibizioni di artisti e acrobati di strada, eventi e competizioni che si svolgono gratuitamente negli ampi spazi che si trasformano in vere e proprie piazze, fra i corridoi che si trasformano in veri e propri viali urbani.

Che siano un fenomeno di costume e culturale per la città è dimostrato anche da un video su YouTube, diventato, come si suol dire, virale negli scorsi anni, realizzato nel 2011 dall’allora sedicenne Rohit Iyengar. Il ritornello del rap-tormentone scanzonato e orecchiabile è alternato all’elenco di 20 mall simbolo, scelti fra i tanti della città e brevemente descritti con ironia, e forse coglie meglio di tante analisi il senso di questo fenomeno: I’m in Dubai. I’m going to the mall. There’s so many to choose from, I don’t know where to go. You got big ones, small ones and all of them are awesome. There’s so many to choose from, I don’t know where to go!

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati tre dei cinque gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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