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Social network: meglio conoscere la legge

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Social network: meglio conoscere la legge

Due amanti condannati per essersi scambiati foto “indecenti” su Snapchat e WhatsApp. Lo abbiamo letto tutti sui giornali in questi giorni, con un po’ di apprensione e una domanda: bisogna fare attenzione anche a quello che si condivide privatamente sul proprio telefonino? La risposta va cercata nella legge sui crimini informatici del 2012, ma occorre fare una premessa: perché si apra un’indagine e perché ci sia un’eventuale condanna, deve esserci prima una denuncia alla polizia. Come è accaduto per i due ragazzi in questione, un non meglio precisato “informatore” a conoscenza dello scambio di foto – come è stato riportato dai quotidiani – ha infatti sporto denuncia alle autorità. Da qui il tribunale e la condanna a una multa di 25.000 aed e al divieto di usare qualsiasi piattaforma o Social Media per un anno.

Ma vediamo, nello specifico, che cosa dice al riguardo la legge sulla criminalità informatica:

  • vengono punite le attività di qualsiasi persona che crei o gestisca un sito web per inviare, trasmettere, pubblicare o promuovere online materiale pornografico o atti indecenti.
  • la legge impone anche punizioni a qualsiasi persona che in qualche modo induca o inciti alla prostituzione.
  • secondo l’articolo 17, chi invia o trasmette foto/video di natura pornografica tramite il sistema di telecomunicazione potrebbe essere incarcerato fino a tre anni e multato tra i 250.000 e i 500.000 aed.
  • secondo l’articolo 41, un tribunale può ordinare che i dispositivi utilizzati per trasmettere materiale pornografico siano confiscati e che tutto il materiale indecente sia cancellato.
  • il giudice ha la facoltà di emettere un ordine che vieti o cancelli il sito web o il portale in questione.

La normativa, tra le più complete dei Paesi del Golfo e del Middle East, riporta in modo dettagliato tutti i reati legati agli strumenti informatici e al Web: non solo l’uso di Internet per trasmettere, pubblicare o promuovere materiale pornografico, atti indecenti o legati al gioco di azzardo, ma anche la protezione della privacy e dei dati personali online; le offese alla religione, allo Stato e ai suoi governanti attraverso i mezzi elettronici, l’utilizzo di Internet per crimini connessi al traffico degli esseri umani, al commercio di sostanze illecite o ad altre attività illegali.

Ricordiamo inoltre che l’articolo 21 regola la privacy sul Web e si riferisce, quindi, anche alle informazioni o alle fotografie pubblicate e condivise su Facebook o sugli altri social network. In sostanza, chi utilizza uno strumento informatico per divulgare conversazioni, materiale audio o video, fotografie, informazioni, commenti su di un’altra persona senza consenso, può essere punito con una pena detentiva che parte da sei mesi, una multa fino a 500.000 aed e l’espulsione dal Paese se si tratta di stranieri. La legge può punire anche chi salva fotografie altrui sul proprio telefonino, nonostante le foto in questione non vengano poi condivise o pubblicate su Internet. Per commettere il reato, come è avvenuto di recente nel caso di un gruppo di adolescenti che si sono scambiati foto di un compagno di classe, basta possedere su un dispositivo elettronico una foto scattata senza il consenso del soggetto. Tutto deve, chiaramente, partire dalla denuncia della “vittima”. Sono soggetti allo stesso regolamento anche i messaggini sui telefonini o le chat di Whatsapp.

Insomma, il consiglio è sempre quello di fare attenzione ai contenuti che si pubblicano, soprattutto se si tratta di materiale che ritrae, anche involontariamente, persone che non si conoscono bene, e di evitare commenti su ogni tipo di Social Media che in qualche modo potrebbero essere offensivi nel Paese.

Per approfondire, qui trovate il testo completo della legge.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda Dubaitaly.

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