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Legge della Sharia: la conoscete?

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Legge della Sharia: la conoscete?

Quali siano le domande tipiche che ci pongono sempre i nostri connazionali che stanno prendendo in esame la possibilità di trasferirsi qui lo sappiamo tutti. Spaziano dalle questioni pratiche su salario e costo della vita a quelle relative ad aspetti “esagerati” sul grado di libertà delle donne (“ma tu devi indossare il velo?” e soprattutto l’intramontabile “ma tu puoi guidare?” domanda che, posta a me che non ho mai avuto la patente auto, suona come quella barzelletta del bambino con il braccio ingessato che chiede al dottore se poi, una volta tolto il gesso, potrà suonare il pianoforte, e alla risposta affermativa e rassicurante del professionista risponde “che bello, ho sempre sognato di saper suonare il pianoforte!”).

No, le domande giuste da porre non sono queste. Le cose veramente importanti da conoscere per non incappare in situazioni molto sgradite e pochissimo riportate, ovviamente, sui media locali, sono quelle relative a cosa ci può mettere nei guai con la legge del posto. Il sistema legale degli Emirati è la legge islamica – o Sharìa – che per noi non è di immediata comprensione e che spesso ci può apparire in netta contraddizione con lo stile di vita disinvolto condotto da tutti, particolarmente a Dubai. Qui, per esempio, esiste la pena di morte per reati di una certa gravità, ma non sempre la gravità percepita da noi corrisponde a quella considerata tale in questo paese: per esempio c’è la pena di morte per la conversione di un musulmano a un’altra religione.

È reato penale avere debiti pendenti e anche un solo assegno rifiutato dalla banca, se denunciato da chi lo deve incassare, può portare dritti dritti in carcere, dove si rimane finché il debito non viene estinto. È reato, da residenti, consumare, detenere e trasportare alcolici senza apposita licenza, convivere senza legami di parentela o matrimonio in particolare fra persone di sesso diverso, rimanere incinta fuori dal matrimonio e in generale avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio e persino scambiarsi effusioni in pubblico; non sorprende quindi che siano considerati illegali l’omosessualità e il travestimento. Tolleranza zero verso la guida dopo aver consumato dosi anche minime di alcol (aggravante molto seria in caso, per esempio, di incidente automobilistico) e in generale mai farsi “pizzicare” in stato di ebrezza, pure lieve, in pubblico. Della droga non sto nemmeno a parlare, ma per esempio non tutti sanno che alcuni farmaci sono vietatissimi qui e possono essere introdotti solo con determinate regole e accorgimenti.

Diversi anni fa è diventato impossibile anche avviare o mantenere in vita associazioni, enti o club che non siano regolarmente registrati e dotati di licenza emiratina (che, per mia esperienza diretta con un ente di volontariato internazionale, se non ricordo male richiede l’inserimento di un tot di emiratini in posizioni chiave dell’organizzazione che si va a registrare, il che purtroppo tarpa un po’ le ali in partenza) e conto corrente ufficiale intestato all’organizzazione stessa per operare in loco; soprattutto se volti a organizzare incontri o eventi di gruppo in pubblico o a ricevere e movimentare quantità anche minime di denaro, persino per attività di tipo culturale, socialmente utile, volontariato, umanitario, protezione animali (a proposito, il passante zelante vi dirà che al di fuori di gruppi organizzati è vietato dar da mangiare ai randagi), supporto occasionale a un concittadino in crisi, e così via. Le normative antiterrorismo e antiriciclaggio internazionale sono strettissime in tal senso e la cronaca ha registrato casi di gente perfettamente in buona fede finita nei guai con tutte le persone coinvolte a vario titolo (e naturalmente i relativi familiari) per situazioni dal “nostro” punto di vista perfettamente innocenti.

È illegale anche insultare direttamente una persona con epiteti e parolacce gravi (tipicamente nelle lingue più diffuse qui, quindi comprese facilmente) e fare gestacci (per noi Italiani, soprattutto alla guida!) e molto vasto è il mantello che ricopre tutto ciò che viene considerato “slandering”, ossia diffamazione: dallo scambio di messaggi fra i due componenti di una coppia durante un litigio su Whatsapp a una recensione online un po’ cattiva e non documentata visibile pubblicamente. Vietatissimo condividere foto o video, soprattutto di local, o di incidenti. È invece legale riportare fatti verificati citati da giornali o stralci di cronache giudiziarie.

In realtà questi sono tutti aspetti che chi vive qui impara a capire e gestire molto presto, anche perché non è che la polizia venga a ispezionare casa per casa, persona per persona in cerca del “fattaccio” (sebbene periodicamente vengano avviati censimenti porta a porta che possono indurre a constatare l’esistenza di situazioni al limite). Però, certo, in caso di denuncia (e la denuncia può sempre arrivare, da un residente un po’ più bigotto della media incontrato per caso in un mall o da qualcuno che ci conosce, che sceglie di usare le leggi del paese per tirarci un colpo basso) la polizia non può chiudere un occhio e deve lasciar fare alla legge il proprio corso. Ripeto, sono reati penali, quindi portano direttamente al carcere in attesa di processo ed eventualmente, dopo aver scontato la pena, alla cancellazione del visto con rimpatrio per tutta la famiglia.

L’elenco dei potenziali reati è molto più lungo e completo di questa breve panoramica, ma si tratta sempre di conseguenze potenzialmente pesanti e sgradevoli per tutti a seguito di gesti e azioni che nella stragrande maggioranza dei casi vengono compiuti inconsapevolmente perché perfettamente accettati e legali in patria, o per ignoranza. Sottovalutarli o pensare: “Sì ma tanto figurati se mi béccano, lo fanno tutti” o, peggio, ritenere con supponenza che qui tutto sia più fluido e facile per un occidentale, può essere molto controproducente.

La prevenzione consiste nel normale buon senso, ossia informarsi il più possibile (per noi dieci anni fa fu preziosissima la guida, in inglese, Dubai Red Tape; oggi su Internet si trovano moltissime informazioni con facilità), e ovviamente nel cercare di rispettare sempre le leggi, eventualmente tenendo un profilo basso senza pubblicizzare troppo il proprio stile di vita soprattutto online, rivolgersi alle istituzioni del proprio paese in caso di necessità e non assumere mai un atteggiamento di sfida o addirittura dispregiativo verso le autorità del posto.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati tre dei cinque gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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