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Trucco e parrucco: all’italiana o all’araba?

Trucco e parrucco: all’italiana o all’araba?

Lifestyle

Trucco e parrucco: all’italiana o all’araba?

Ho appena finito di leggere nella rubrica “Invece Concita” de La Repubblica una lettera che ha attirato la mia attenzione, soprattutto da Dubaiana.

La lettera è di “Valeria”, che descrive la propria sorpresa nell’essersi trovata (in Italia) a dover difendere la scelta di non tingersi i capelli, tra l’altro a causa di una allergia, e nell’essere definita “coraggiosa” da altre donne che la ammirano per la decisione di liberarsi dalla schiavitù della tinta.

Ora, noi a Dubai siamo immersi in una cultura nella quale l’esteriorità conta molto. Altro che colore, make-up o tatuaggi delle sopracciglia! Qui il ritocchino (anche negli uomini) è la norma. Non ho mai indagato a fondo il motivo per il quale, soprattutto nella cultura araba, l’aspetto estetico e l’eterna giovinezza contino da sempre così tanto, con il risultato che si raggiungono spesso eccessi di artificiosità anche solo a livello di trucco e parrucco per noi anche un po’ imbarazzanti se non, in certi casi, volgari – ho un paio di teorie in merito, legate al modo di vivere i rapporti familiari e di coppia, ma non le condivido perché sono mere ipotesi personali mai verificate.

Piuttosto, nel trasferirmi qui, la sorpresa per me l’hanno rappresentata gli altri europei, anche di nazionalità che perfino più di noi da sempre valorizzano la “naturalezza” come prima fonte di bellezza e benessere: che sia questione di noia, di spirito di imitazione o di senso di inadeguatezza, alla fine sono molti quelli che soccombono all’ossessione vigente per l’estetica.

Non parlo ovviamente della giusta cura della persona, del valorizzarsi per il naturale desiderio di apparire al meglio o del volersi sentire a posto con se stessi, con l’immagine riflessa nello specchio e con gli altri: parlo proprio di quegli eccessi, anche mentali, che portano a trasformarsi, a mascherarsi quasi, che chi vive qui ha ben presente. Faccio molta fatica a capirli e forse è per reazione opposta, magari parimenti estremizzata, che, ora che alla vigilia dei 48 comincio con i primi capelli bianchi visibili, ho deciso in piena serenità di non tingermi.

Però qui a me sinora nessuno ha mai detto niente, nessuno mi fa sentire strana, anzi semmai le persone continuano a stupirsi quando dico la mia età: in genere mi attribuiscono parecchi anni di meno. Paradossalmente questo mi crea un leggero senso di disagio perché io sono contenta della mia età, sono orgogliosa di appartenere alla generazione alla quale appartengo, sono grata dei miei ricordi e del percorso che ho compiuto sinora, tanto più che vivo in questo paese per certi versi privo di memoria storica: insomma, essere “inquadrata” diversamente mi suona strano. Probabilmente è solo questione di essere donna, quindi per definizione mai contenta di niente, chi lo sa?

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati tre dei cinque gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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