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Louvre: l’art, enfin!

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Louvre: l’art, enfin!

Non si tratta certo del Metropolitan, del British Museum, dei Musei Vaticani e tantomeno del Louvre originale di Parigi. Il Louvre di Abu Dhabi per obiettivi e concezione è, almeno al momento, ben lontano dall’idea di grande museo alla quale siamo abituati noi occidentali. Rappresenta piuttosto un grande ed encomiabile impegno di divulgazione e introduzione all’arte di tutto il mondo in una zona che da sempre ben poco di originale apporta sulla scena internazionale, ma che pure da sempre dimostra un profondo interesse verso quanto realizzato altrove, grazie anche all’innata vocazione per gli scambi commerciali.

Per certi versi lo spirito del Louvre di Abu Dhabi si ricollega direttamente al testo esplicativo che accompagna i preziosi reperti archeologici esposti in una delle prime sale: i manufatti, provenienti dai recenti scavi effettuati proprio in queste zone, non erano di produzione autoctona ma, già allora, importati dalla Mesopotamia e dalla valle dell’Indo. Divulgazione e introduzione all’arte, quindi, ma anche e soprattutto un prezioso lavoro teso a evidenziare senza prosopopea o paternalismi di sorta ciò che unisce l’umanità.

Le opere (provenienti in grandissima parte dal Louvre, che ha fornito capolavori di primo piano, e dal Musée d’Orsay, che ha contribuito con alcuni classici dell’Impressionismo) sono presentate secondo un filo conduttore cronologico e raggruppate per aree tematiche, in modo da sottolineare come lo stesso argomento venisse percepito e rappresentato nelle varie epoche dalle diverse culture (religione, fertilità, maschere funerarie, attrezzi da lavoro, ecc.) consentendo a chi è digiuno di arte di capire meglio la realtà raffigurata e offrendo un punto di vista più fresco e innovativo a chi molte di tali opere già le conosce.

Ad appena un mese dall’inaugurazione ufficiale si può dire che il risultato sia molto più che soddisfacente, almeno a giudicare dalle sale gremite già dalla mattina di un giorno feriale da gruppi di ogni provenienza sociale, culturale e linguistica, tutti indubbiamente colpiti ed emozionati dalle opere esposte.

Non ha senso che io qui descriva in dettaglio i lavori presentati. Dalle sale dedicate appunto alla preistoria a qualche elemento prezioso dall’antica Cina, dalle sculture del mondo classico ai manufatti bizantini, fino ai capolavori del Rinascimento, del Seicento e del Settecento (curiosa, a proposito, la quasi totale assenza dei Fiamminghi), per arrivare al trionfante Napoleone a cavallo che attraversa le Alpi di David. Ora, che subito dopo la sala con Leonardo e Tiziano a questo ritratto sia riservato il posto d’onore può forse stupire il turista visitatore: non noi che sappiamo bene come il tipico senso di “grandeur” francese si sposi perfettamente con la cultura del posto.

Si passa poi ovviamente all’Ottocento, con gli Impressionisti (un’altra assenza di rilievo: mancano completamente i pre-Raffaeliti e gli artisti inglesi), via via fino all’arte moderna e contemporanea (diversi nomi di spessore esposti ma assenza degli Austriaci e degli Espressionisti). Le sale, per noi abituati all’eterno problema del poco spazio per troppe opere, sembrano quasi vuote. Al momento meno della metà degli spazi disponibili sono realmente occupati, il che fa ben sperare per sviluppi e ampliamenti futuri.

La struttura stessa del museo è un’opera d’arte in sé, che dà e riceve risalto dall’incantevole mare color acquamarina di Abu Dhabi. Il museo si trova alla fine di Saadyiat Island, quindi a circa un’ora e mezza di automobile dalla zona di Dubai Marina e dintorni, prevede l’accesso per persone con mobilità ridotta offrendo navette elettriche e sedie a rotelle pieghevoli gratuite, è attrezzato con un discreto coffee shop/ristorante dai prezzi più che ragionevoli dato il contesto, l’immancabile negozio di souvenir e un’originale zona dedicata ai bambini dai 6 ai 12 anni rivolta a scolaresche e famiglie, con mostre e laboratori interattivi in arabo e inglese (Children’s Museum). Le “lingue ufficiali” del museo sono inglese, arabo e naturalmente francese.

Gli allestimenti sono impeccabili, nessuna opera è censurata con scialli o post-it come mi è tristemente capitato di vedere altrove in passato; l’unica pecca è forse costituita dalle didascalie disposte troppo in basso e scritte con caratteri piccoli. Il prezzo del biglietto standard per adulti a 60 AEd è perfettamente in linea con lo spirito ecumenico del luogo e costa la metà per i visitatori di età pari o inferiore ai 22 anni e per alcune categorie. I bambini al di sotto dei 12 anni entrano gratuitamente. La visita completa si svolge tranquillamente in due, tre ore.

Di sicuro un importantissimo punto di partenza per questa parte di mondo e una meta da non perdere soprattutto con amici e parenti in visita nei giorni di festa.

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Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati due dei quattro gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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