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Scuola: un passo in più verso l’inclusione

Scuola: un passo in più verso l'inclusione

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Scuola: un passo in più verso l’inclusione

L’annuncio è arrivato qualche giorno fa dalla Knowledge and Human Development Authority (KHDA): nessun bambino con disabilità, ovvero con Special educational needs and disability (SEND), potrà essere rifiutato nelle scuole di Dubai. Non solo: non dovranno essere richieste tasse aggiuntive agli studenti che hanno bisogno di insegnanti di supporto, servizio che dovrà essere garantito e sostenuto dalla scuola almeno per le necessità base, mentre per interventi più strutturati e complessi, dove i genitori sono chiamati a contribuire economicamente, non saranno comunque ammessi servizi for profit.

Un importante passo in più verso l’inclusione scolastica, nella direzione di ‘My Community… A City for Everyone’, obiettivo che si è posto lo Sceicco di Dubai per fare diventare la città, entro il 2020, “pienamente inclusiva”. Nella stessa direzione era arrivata, nel maggio scorso, un’altra piccola rivoluzione: l’introduzione, in tutti i documenti che riguardano sanità, riabilitazione, servizi al cittadino o negli articoli di giornale, di una nuova espressione per parlare delle persone con disabilità, “the determined ones”, i determinati. Sembra un dettaglio, ma partire dalle parole, come è accaduto anche in Italia e in tanti altri Paesi del mondo, è sempre il primo passo per abbattere le barriere.

La KHDA ha quindi creato un documento, in 10 punti, che dovrà essere applicato a tutti i settori dell’educazione di Dubai, dall’istruzione pre-primaria all’istruzione terziaria. Riassumendo:

  • Identificazione del problema e intervento precoce: le scuole dovranno effettuare una “valutazione delle esigenze educative” al momento dell’ingresso a scuola degli studenti ed identificare il problema anche senza una diagnosi medica. La scuola svilupperà quindi un piano di apprendimento personalizzato per interventi mirati.
  • Ammissione, partecipazione e uguaglianza: d’ora in poi le scuole dovranno riconoscere agli studenti con SEND gli stessi diritti di tutti gli altri studenti. Ciò include il diritto di essere ammessi alla scuola desiderata e il diritto di apprendimento, al pari dei coetanei.
  • Responsabilità: il preside è responsabile dello sviluppo e dell’attuazione del programma per migliorare l’educazione inclusiva. I dirigenti scolastici dovranno inoltre assicurare che i nuovi dipendenti abbiano sufficiente esperienza con studenti SEND e che ci sia una formazione continua per il personale all’interno della scuola.
  • Sistemi di supporto per l’educazione inclusiva: le scuole dovranno ora offrire opzioni alternative e accreditate per i percorsi curricolari agli studenti con difficoltà di apprendimento e sono tenute ad istituire un Inclusion Support Team (IST).
  • Saranno istituiti Centri per l’educazione educativa che dovranno supportare le scuole e fare formazione agli insegnanti.
  • Cooperazione e partnership: i genitori e i caregivers saranno coinvolti per mettere a punto i percorsi e i servizi migliori agli studenti cin SEND.
  • Promuovere una cultura dell’inclusione: l’educazione inclusiva, si legge nel documento, “non è un progetto, ma un’iniziativa. È lo sviluppo progressivo di atteggiamenti, comportamenti, discussioni e percorsi pedagogici”.
  • Monitoraggio e valutazione: le parti coinvolte, quindi insegnanti, management delle scuole e KHDA, lavoreranno insieme per rafforzare e armonizzare tutte le azioni messe in atto per favorire l’inclusione.
  • Risorse per l’educazione inclusiva: le scuole dovranno assicurare alle famiglie costi ragionevoli, in base alle necessità degli studenti e garantire comunque gratuitamente gli standard SEND minimi.
  • Supporto aggiuntivo: gli insegnanti e gli assistenti di sostegno dovranno essere pagati dalla scuola. Solo per i casi complessi di SEND sono previsti costi aggiuntivi per le famiglie, sempre a scopo no profit.

Per approfondire, qui trovate il documento completo “Dubai Inclusive Education Policy Framework”.

 

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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