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Amazing Dubai, un “documusical” per conoscere la città

Amazing Dubai, un documusical per conoscere la città

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Amazing Dubai, un “documusical” per conoscere la città

Non so se esista in italiano l’espressione “documusical”, ma varrebbe la pena coniarla per il musical “Amazing Dubai”, in scena da pochi giorni al teatro del Madinat Jumeirah. Si tratta di un excursus musicale recitato e cantato, accompagnato da proiezioni e filmati, che a volte fanno da scenografia su un palcoscenico peraltro volutamente spoglio, dominato dai costumi di scena che altro non sono che abiti locali molto belli; altre volte svolgono, appunto, una funzione quasi da documentario vero e proprio sulla storia degli ultimi 100 anni di Dubai, raccontata dal punto di vista della gente del posto.

Uno spettacolo chiaramente rivolto alle scolaresche di tutte le età, ma anche agli adulti, residenti e turisti. È sicuramente una delle cose da fare con parenti e amici che ci vengono a trovare. Gli attori parlano e cantano in inglese, ma la storia è nota a tutti. Per chi non la conoscesse ancora, assistere a questo musical, che rimarrà in cartellone per diversi mesi, può diventare uno spunto in più per approfondire il retaggio spesso trascurato di questa città.

Si parte da una famiglia che, in epoca tribale, quando gli Emirati non erano nemmeno l’ombra di uno stato federale, arriva sulla spiaggia di Jumeira (quella vera, senza “h”), guidata dal pescatore Abu Nasser. Un secolo fa infatti il principale sostentamento di Dubai veniva dalla pesca e la città ha visto non poche tragedie del mare come quella, fittizia, che sulla scena travolge Abu Nasser. Il figlio, Nasser, cresciuto dallo zio, è un pescatore di perle, attività per la quale Dubai divenne ricca, considerando luoghi e tempi, anche grazie alla decisione dell’allora emiro di favorire al massimo gli scambi commerciali riducendo di molto le tasse: si può dire che Dubai sia stata tax free da sempre. Osservazione, peraltro, che fa riflettere sulla continua evoluzione della città proprio ora che sta per essere introdotta l’Iva.

La ricchezza della famiglia protagonista subisce una battuta d’arresto enorme all’inizio degli anni Trenta, non solo per gli effetti riflessi della Grande Depressione, ma anche per l’introduzione, in Giappone, delle perle coltivate. Tutto ciò, insieme poi allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, sembrò dare in effetti il colpo di grazia a questa parte di mondo, ridotta letteralmente alla fame, con intere famiglie costrette ad emigrare altrove per non soccombere.

La storia prosegue evidenziando la grande resilienza della gente di Dubai, che fra alti e bassi, grazie alla propria tenacia e alla capacità di guardare al futuro dei propri leader, aiutata dalla scoperta dei giacimenti di petrolio negli anni Cinquanta e dal fiorire del mercato dell’oro, è riuscita a rialzarsi più forte di prima. Ampio spazio è dato alla decisione dell’allora sceicco di Dubai di far dragare e ampliare il Creek, cuore pulsante della città, ottenendo un prestito straniero, alla fondazione della Federazione nel 1971, all’inizio delle grandi opere di costruzione come il World Trade Centre. A questo proposito, sempre affascinante il Time Lapse proiettato in scena, con filmati in sovrapposizione della Vecchia Dubai e della Nuova Dubai, ed emozionante l’immagine simbolo della Clock Tower di Dubai (in ogni emirato ne venne eretta una a rappresentare il momento nel quale, con la scoperta del petrolio, il tempo ha ripreso, o iniziato, a scorrere).

E poi, l’arrivo, anzi il ritorno degli occidentali con l’inevitabile scambio non solo economico ma anche culturale che ne è seguito, per arrivare fino ai giorni nostri, senza tralasciare accenni significativi al tragicomico shock sociale di questa improvvisa fantastica crescita per le varie generazioni, nuove e vecchie.

Gli attori sono stati tutti selezionati sul territorio con audizioni partite lo scorso luglio e sono bravi, professionali e immersi nel ruolo. Le musiche seguono molto bene l’andamento della storia, da quella di apertura che subito segna il passo ricordandoci che “Everything is possible in Dubai”, passando per i canti in stile arabo tradizionale delle prime fasi, fino a quelle più da musical vero e proprio come il numero, delizioso, sull’insegnamento dell’arabo agli stranieri. Sono tutte originali, tranne le due canzoni scelte per descrivere l’indimenticato clima pionieristico e scanzonato degli anni Ottanta.

Chi è qui da molto tempo le ha riascoltate con emozione e divertimento nella versione proposta in scena con grande brio e coinvolgimento del pubblico. Una è la celeberrima (per noi di qui) “Back in Dubai”, colonna sonora di quello che forse può definirsi il primo filmato pubblicitario esistente su Dubai, uscito in occasione della 27a edizione delle Olimpiadi di scacchi tenutesi qui alla fine del 1986 – il che dimostra che prima ancora che Dubai diventasse Dubai, Dubai era già Dubai!

L’altra è l’ironica “Life in the Emirates”, del 1979, che inizia con le parole per noi di sicuro immortali: “It is tough in the Gulf when the A/C is not working”, ed è caratterizzata dal ritornello “Hala wa Marhaba to life in the Emirates/ Dubai, Ras Al Khaima, Abu Dhabi, Ajman/ They’re the places I love and the places I won’t forget/ Sharjah, Fujairah and Umm Al Quwain”. Vale la pena cercarle su YouTube ed ascoltarle perché sono davvero orecchiabili e accattivanti, e rappresentano comunque uno spaccato della storia di questa città.

Nonostante il tono ovviamente celebrativo, per una volta non si cade nella solita agiografia indiscriminata. Semmai, il messaggio centrale che viene trasmesso è che a Dubai, appunto, tutto è possibile nel bene e nel male; nel corso dell’ultimo secolo è successo infatti di tutto e la città ha visto cambiamenti impressionanti; chi sa quali altri ne subirà, positivi e negativi.

Comunque saprà affrontare qualunque cosa, come in passato, grazie alla forza e alla capacità di reagire di quella che è la sua vera ricchezza: le persone che la abitano, la hanno abitata e la abiteranno. Marhaba, benvenuti, a tutti!

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Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati due dei quattro gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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