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Il triplo Talaq e il divorzio istantaneo

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Il triplo Talaq e il divorzio istantaneo

Marilena Falcone ha tradotto per Dubaitaly un articolo uscito il 22 agosto sul New York Times che tratta un argomento discusso in tutti i paesi musulmani: il divorzio istantaneo con il triplo “Talaq”, pronunciato per telefono o anche scritto su WhatsApp.

La Corte Suprema dell’India abolisce il “divorzio istantaneo” per i musulmani

di Jeffrey Gettleman e Suhasini Raj – 22 agosto 2017

Nuova Delhi — La Corte Suprema dell’India ha abolito lo scorso martedì la disposizione giuridica secondo la quale gli uomini di religione musulmana potevano divorziare istantaneamente dalle mogli, prendendo apertamente posizione contro una pratica considerata sempre più inaccettabile nel mondo musulmano.

In India, gli uomini musulmani sinora potevano porre termine al matrimonio semplicemente pronunciando tre volte la parola “talaq” (“divorzio” in arabo). La procedura era considerata valida se effettuata di persona, per lettera o al telefono (in alcuni casi persino per sms o WhatsApp, NdT). Al contrario, una donna musulmana che desideri divorziare deve generalmente ottenere il permesso dal marito stesso, da una figura religiosa o da altre autorità islamiche.

Il metodo del divorzio istantaneo era previsto solo per gliuomini, che in molti casi liquidavano le mogli mandandole via di casa senza concedere alimenti o altro tipo di supporto finanziario. La pratica è malvista da gran parte dei Musulmani nel mondo e il caso ha avuto grande risonanza in India.

Martedì scorso, con una votazione di 3 a 2, un pannello della Corte Suprema ha dichiarato illegale la disposizione che consentiva il divorzio istantaneo ai Musulmani. Di coloro che hanno votato per l’abolizione, due hanno affermato che la pratica è anticostituzionale e uno che era in contraddizione con la legge islamica. I contrari sono stati un giudice musulmano e lo stesso Presidente della Corte Suprema che ha raccomandato al Parlamento di emettere quanto prima una nuova disposizione.

Le querelanti, musulmane, hanno perorato la causa sostenendo che la disposizione violava il diritto fondamentale all’uguaglianza previsto dalla Costituzione. Se da un lato il Primo Ministro indiano Modi ha acclamato la decisione della Corte come “misura importante per l’emancipazione femminile”, alcuni analisti legali hanno espresso dubbi notando come il pannello esclusivamente maschile abbia utilizzato un linguaggio che per certi versi sminuisce le donne.

“Il tono paternalistico che emerge in tutte le opinioni espresse nei confronti delle donne musulmane è sconcertante”, ha dichiarato su Facebook Ratna Kapur, professoressa di giurisprudenza e autrice di un libro di prossima uscita sui diritti umani e di genere.“ Si parla delle donne come se fossero creature bisognose di protezione, non in termini di diritti legittimi. Quasi tutti i riferimenti alle donne musulmane, nelle frasi sia di chi ha votato a favore che di chi ha votato contro, riducono le donne musulmane a vittime sofferenti”, ha proseguito.

La Corte Suprema ha spesso intrapreso iniziative alla base di modifiche fondamentali poi introdotte nel sistema legale in India. In passato ha richiesto che tutti gli stati ridefinissero il sistema giudiziario per rendere le attività della Polizia indipendenti da interferenze politiche. Ha decretato chei taxi della Capitale utilizzassero gas naturale compresso come combustibile per ridurre l’inquinamento. Lo scorso anno ha bandito la vendita di fuochi d’artificio nella regione della Capitale per contrastare lo smog e ha imposto ai cinema di suonare l’Inno Nazionale.

Nonostante la Costituzione indiana garantisca pari diritti a tutti i cittadini indipendentemente dalla religione, le questioni relative a matrimonio, divorzio, alimenti, ederedità sono gestite in modo diverso dagli appartenenti alle diverse religioni. L’India non prevede un insieme uniforme di leggi su matrimonio e divorzio applicabile a tutti i cittadini.

L’India è prevalentemente Indù, ma la presenza musulmana nella popolazione è considerevole. Molti Indù, che considerano la pratica di porre termine al matrimonio con la pronuncia di tre parole come un insulto verso le donne, hanno accolto positivamente la decisione di martedì. Diversi gruppi musulmani, tuttavia, si sono dimostrati propensi a mantenerla, manifestando sospetto verso qualunque azione governativa volta a minare quelli che considerano diritti religiosi fondamentali.

In anni recenti, il partito nazionalista indù al governo, Bharatiya Janata, è stato accusato di tollerare l’azione dei vigilantes indù che hanno perpetrato attacchi contro chi commercia in bestiame e mangia carne bovina e di aver cercato di far chiudere molte macellerie che producono carne di bufala. La mucca è un animale sacro per gli Indù e molte delle vittime degli attacchi erano musulmane. In questo scenario, alcuni gruppi musulmani hanno visto nella decisione contro il divorzio istantaneo l’ennesimo passo indietro. Alcuni voci critiche avanzano il sospetto che la posizione del governo Modi abbia a che fare più con il desiderio di accontentare i nazionalisti indù, che da tempo sostengono la necessità di leggi su matrimonio e divorzio equivalenti per tutte le religioni, che con il supporto alle donne musulmane.

“Questa vicenda non coinvolge solo il triplo talaq ma anche le sensibilità religiose delle minoranze del paese”, ha dichiarato Arshad Madani, presidente del gruppo musulmano Jamiat Ulama-i-Hind. “I Musulmani devono prepararsi”.

Non esistono statistiche ufficiali sulla prevalenza del divorzio istantaneo in India, ma uno studio effettuato su un campione di oltre 4.700 donne ha evidenziato che su 525 divorzi, 404 sono avvenuti appunto con il triplo talaq.

Il Corano non cita il metodo del talaq. La pratica compare negli hadith, ossia i detti attribuiti al Profeta Maometto, che sono considerati meno autorevoli del Corano, ma che comunque hanno una forte influenza nel definire la dottrina islamica.

Il divorzio istantaneo sta scomparendo nellamaggior parte del mondo musulmano. In molti paesi a maggioranza islamica, i leader religiosi disapprovano la pratica sottolineando come il Corano raccomandi che le coppie si impegnino sinceramente a riconciliarsi e appianare i conflitti prima di decidere di separarsi definitivamente.

Il partito del Congresso Nazionale, che si autodefinisce laico e protettore dei diritti delle minoranze e che considera i Musulmani una componente fondamentale, si è opposto al cambiamento.

Nel 1985, la Corte Suprema ha ordinato all’ex-marito di una donna musulmana 62-enne di versarle gli alimenti per circa 15 $ al mese. Il partito del Congresso, all’epoca al potere, ha presentato una mozione di annullamento della decisione della Corte, spingendo il Parlamento ad adottare una nuova legge che dopo tre mesi dal divorzio assegnasse il supporto della donna divorziata ai parenti di lei o alle varie organizzazioni di beneficenza, sollevando quindi l’ex-marito dalla responsabilità.

La nuovalegge ha procurato un grave danno alle donne musulmane secondo Noorjehan Safia Niaz, cofondatrice di Bharatiya Muslim Mahila Andolan, uno dei gruppi a sostegno delle donne musulmane che hanno sottoscritto il rapporto inviato alla Corte Suprema. Invece di rendere il marito responsabile del supporto, la nuova legge ha messo le donne divorziate in condizione di dover “chiedere l’elemosina in giro per sopravvivere”, sostiene lo studio del 2014.

Ishrat Jahan, una delle querelanti nel caso, ha descritto il senso di devastazione provato quando il marito ha divorziato da lei al telefono da Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. “Si è poi risposato nel villaggio di origine e si è portato via i nostri figli”, ha dichiarato nel corso di una intervis
ta televisiva. La donna ha espresso grande soddisfazione per la decisione della Corte. “Non ho mai osato credere che potesse accadere davvero”, ha detto. “Anche i miei avvocati sono molto contenti”.

The Dubaitaly Press Team

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