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Dubai, non solo lusso e hotel 5 stelle

Dubai, non solo lusso e hotel 5 stelle

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Dubai, non solo lusso e hotel 5 stelle

Dubai è diventata un delle mete più popolari e scelte dai turisti di tutto il mondo. Leggiamo periodicamente di classifiche che vedono la città primeggiare per numero di turisti e qualità dell’ospitalità. Per raggiungere questi traguardi e, soprattutto, per arrivare al tanto decantato obiettivo per il 2020, ovvero 20 milioni di turisti, dal 2014 lavora un ufficio marketing ad hoc, con sedi sparse in 20 Paesi del mondo: il Dubai Corporation for Tourism and Commerce Marketing (DCTCM). La società gestisce le campagne, l’immagine della città e porta avanti i rapporti con le compagnie aeree e gli operatori turistici.

Ma se per decenni la strategia di marketing per l’emirato è ruotata intorno a resort di lusso, ristoranti, mall e shopping, ora, fa sapere il DCTCM, si sta cambiando rotta: si punterà sugli altri volti di Dubai, per attirare un turismo differente, valorizzando quindi la storia, le tradizioni, la cultura, l’arte, il cibo, la natura.

“Per raggiungere i 20 milioni di turisti nel 2020 – ha sottolineato Issam Kazim, amministratore delegato di DCTCM – occorre allontanarsi dall’immagine luccicante di Dubai, e puntare sulla vita reale, attirando quindi una varietà più ampia di persone, con budget differenti. Vogliamo assicurarci che Dubai non sia conosciuta solo per le sue spiagge, per i grandi hotel o lo shopping, perché offre molto di più”.

Tra le zone della città e gli eventi che verranno promossi, ci sono quindi il Dubai Design District (D3), Alserkal Avenue, i musei e i luoghi di interesse storico, le montagne di Hatta, al confine con l’Oman, Sole DXB o il Dubai Food Festival. Inoltre, dopo aver scoperto “con sorpresa” – afferma il DCTCM – che il numero di turisti britannici che visitano Dubai nel mese di agosto negli anni è aumentato, l’ufficio sta lavorando per posizionare Dubai come una destinazione da spiaggia tutto l’anno.

“Nel maggio 2013, quando abbiamo presentato la strategia 2020 – ha sottolineato ancora Issam Kazim in un’intervista rilasciata ad Arabian Business – avevamo appena annunciato di aver raggiunto i 10 milioni di visitatori internazionali. Lo scorso anno siamo arrivati a ben 14,9 milioni”. Con una notevole differenziazione delle nazionalità: “Sapevamo che non avremmo potuto continuare a contare sui sei o sette mercati che ci hanno portato i primi 10 milioni di turisti – aggiunge Kazim – che includono GCC, Regno Unito, India, Germania, Russia e Stati Uniti”. Il DCTCM ha cosi cominciato a puntare anche su altri Paesi: gli stati della CIS, Africa, altri Paesi in Asia (come Indonesia, Filippine, Cina, Giappone) e in Europa del Nord (come ad esempio Paesi Bassi e Scandinavia). E secondo i dati del DCTCM, nel primo trimestre del 2017, per la prima volta l’Europa occidentale ha rappresentato la quota più alta di visitatori (22%) davanti al tradizionale mercato del GCC (19%).

La sfida per i prossimi anni sarà non solo quella di aumentare il numero di turisti, ma anche di mantenere il giusto equilibrio tra offerta e domanda, e far sì che Dubai rimanga una città vantaggiosa per investire nel settore turistico. Dubai ha infatti oggi 104.000 camere d’albergo e 130.000 sono quelle previste entro il 2020. Un eccesso di offerta che ha portato, nell’ultimo anno, ad una diminuzione dei ricavi (l’Average Daily Rate è sceso del 6,4% sul primo trimestre del 2016). “Vogliamo che Dubai sia più conveniente – ha concluso Kazim -, ma allo stesso tempo che rimanga una grande opportunità di investimento”.

 

 

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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