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La Chiesa di Dubai ha compiuto 50 anni

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La Chiesa di Dubai ha compiuto 50 anni

La Chiesa cattolica di Dubai ha compiuto 50 anni. St Mary, la prima delle due chiese nate in città, è considerata la più grande parrocchia cattolica della regione. Per l’occasione il parroco di St Mary, Lennie Connully, ha voluto ringraziare lo Sceicco di Dubai e le autorità emiratine “per la loro generosità e tolleranza religiosa”.

La Chiesa cattolica di Dubai ha compiuto 50 anni. St Mary, la prima delle due chiese nate in città, è considerata la più grande parrocchia cattolica della regione: nelle occasioni speciali, come ad esempio Natale, raccoglie fino a 100.000 fedeli e oltre 40.000 durante la messa settimanale.

Per l’occasione è stata organizzata una celebrazione, durante la quale il parroco di St Mary, Lennie Connully, ha voluto ringraziare lo Sceicco di Dubai e le autorità emiratine “per la loro generosità e tolleranza religiosa”.

La terra sulla quale è stata costruita la chiesa fu donata dallo Sceicco Rashid Bin Saeed Al Maktoum, allora Ruler di Dubai e padre dell’attuale Sceicco, e fu inaugurata dallo Sceicco stesso il 7 aprile di quell’anno. Il progetto venne seguito dal reverendo Eusebio Daverio e da Padre Eugenio Mattioli, che in molti italiani conoscono e che fino allo scorso anno guidava la seconda chiesa di Dubai, St. Francis (inaugurata invece nel 2001 a Jebel Ali).

La maggior parte della popolazione di Dubai è di religione musulmana sunnita ma, con oltre 160 nazionalità diverse che abitano questa città, sono professate un po’ tutte le religioni: dalle varie forme di cristianesimo fino all’induismo. Sono presenti, oltre alle diverse chiese cristiane, templi induisti e sikh (a Bur Dubai).

Nel 2015 lo Sceicco di Abu Dhabi, Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, ha emanato una legge importante, “per proteggere tutte le religioni contro l’odio, l’intolleranza e la discriminazione” (legge 2/2015). Tra le principali disposizioni ci sono la criminalizzazione di tutti gli atti che alimentano l’odio religioso o che offendono la religione in qualsiasi forma. Non solo, vengono punti coloro che offendono o insultano un’altra persona per via della propria religione con l’obiettivo – si legge – “di salvaguardare le persone indipendentemente dalla loro origine, credenza o razza”. E’ illegale, viene specificato ancora nella legge, “discriminare un individuo o un gruppo in base alla propria religione, casta, dottrina, razza, colore o origine etnica”. Per chi viola la legge sono previsti fino a 10 anni di carcere e multe fino a 2 milioni di aed.

In concreto, negli Emirati c’è libertà di culto e di professare la propria religione, purché venga fatto discretamente: è infatti illegale fare proselitismo e diffondere le idee di religioni differenti dall’Islam. E’ questo il motivo, ad esempio, per cui le chiese non possono esporre il crocifisso all’esterno dei propri edifici.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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