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Cheyenne Penny: cresciuta da expat, cittadina del mondo

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Cheyenne Penny: cresciuta da expat, cittadina del mondo

Cheyenne Penny, l’autrice di questo articolo, è cresciuta negli Emirati Arabi Uniti. Ci racconta di come la connettività globale abbia contribuito a espandere le sue prospettive grazie ai viaggi, mentre prosegue gli studi e persegue una carriera nel settore dei diritti civili e della giustizia sociale.

Cheyenne Penny, l’autrice di questo articolo, è cresciuta negli Emirati Arabi Uniti. Ci racconta di come la connettività globale abbia contribuito a espandere le sue prospettive grazie ai viaggi, mentre prosegue gli studi e persegue una carriera nel settore dei diritti civili e della giustizia sociale.

Per dirla in poche parole, viaggiare per il mondo ha agito da catalizzatore nella scoperta di me stessa. Anche se sono fondamentalmente Sudafricana, sono cresciuta a Dubai, la città dei sogni, negli Emirati Arabi Uniti. Per alcuni Dubai è l’incarnazione di tutte le ambizioni; per altri lo stile di vita elevato che vi si conduce incita al materialismo e alla cultura dell’immagine.

Secondo me, nessuna delle due. Per quanto mi riguarda Dubai è “casa” e la amerò sempre. Se da un lato Dubai è certamente un calderone di persone dalle provenienze più disparate, ho avuto modo di assistere alla trasformazione della città dall’arido deserto alla realtà spumeggiante di oggi. L’obiettivo di Dubai di coltivare la tolleranza fra nazionalità e promuovere la pace fra religioni diverse ha influito profondamente nella mia formazione, ispirandomi a diventare la donna che sono oggi. Tuttavia, è solo quando sono arrivata negli Stati Uniti che la mia vita ha subìto una trasformazione inaspettata.

La decisione di studiare negli USA costituiva una sfida di per sé. Non avevo mai visitato il Paese e nessuno ha mai instillato in me il “sogno americano” dalla nascita. Però, l’attuale situazione politica e le conseguenze della fase post-Apartheid in Sudafrica mi hanno spinta a cercare un percorso di studi alternativo. Inoltre, aver frequentato una scuola internazionale ha contribuito molto nella mia decisione di andare all’estero per studiare negli Stati Uniti. Se da un lato ero sicuramente erosa dall’ansia, dall’altra mi sentivo confortata all’idea di avvicinarmi alla persona che voglio diventare. Fondamentalmente, volevo capire come definire me stessa nell’ambito del sogno americano, imparando al contempo cosa sia la cultura americana nel corso dei miei studi.

All’inizio sono rimasta molto colpita dai pregiudizi sul Medio Oriente in generale e sui Musulmani in particolare. Pur nella consapevolezza del ruolo pesante svolto dai media nel coltivare certe ideologie, mai mi sarei aspettata di ritrovarmi a correggere con passione gli stereotipi ampiamente diffusi. Io non sono Musulmana, ma sono cresciuta circondata da Musulmani e considero mia la cultura mediorientale fortemente incentrata sul concetto di inclusione. Nel mio percorso formativo ho imparato a provare empatia per i cittadini americani e a comprendere il perché alcuni si aggrappino tanto tenacemente alle loro convinzioni, spiegando comunque con fermezza come stiano realmente le cose. Perciò, ho presto capito come il viaggiare non solo contribuisca alla formazione di una prospettiva globale, ma anche e soprattutto costringa allo scambio culturale, nella speranza di diventare cittadini globali.

L’intera esperienza ha acceso in me la scintilla della ricerca continua di significato nella sofferenza, che sia dovuta a motivi personali, religiosi o politici. Nonostante la convinzione, particolarmente sentita a Dubai, che il successo si misuri in termini di fama e soldi, il mio obiettivo è quello di costruire ponti fra culture e nazioni creando consapevolezza. Vorrei diventare lo strumento di riconciliazione fra relazioni altrimenti impossibili da risanare. Voglio collaborare con i movimenti per i diritti civili che promuovono la consapevolezza e difendono la giustizia e le pari opportunità.

Perciò, viaggiare per il mondo mi ha insegnato che, per quanto possiamo essere diversi a livello individuale, apparteniamo tutti a un’unica gente. A dispetto dei conflitti di interesse e culturali, siamo uniti dal semplice fatto di essere tutti esseri umani che, insieme, possono realizzare l’idea impossibile e impensabile di abolire segregazione ed etichette sociali. Per quanto Dubai sia un nodo di scambio internazionale, sono convinta che il modo migliore per assorbire una cultura consista nell’immergersi in essa. Personalmente, credo nella diversità di pensiero, culture e persone: per questo motivo considero l’opportunità di esplorare il mondo troppo preziosa per rinunciarvi e spero di dimostrarlo nel corso della mia vita.

Nata a Johannesburg in Sudafrica, Cheyenne Penny si è trasferita a Dubai negli Emirati Arabi Uniti dove ha vissuto per 16 anni; attualmente studia Economia e Commercio presso la Loyola University di Chicago. Di recente ha svolto uno stage presso l'organizzazione no-profit Muslim American Leadership Alliance, con l'obiettivo di creare una comunità e diffondere consapevolezza negli Stati Uniti, oltre a realizzare il proprio interesse per la scrittura.

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