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Soffrite di vertigini? Non andate al Green Planet

Soffrite di vertigini? Non andate al Green Planet

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Soffrite di vertigini? Non andate al Green Planet

Oggi ho scoperto che per chi, come me, ha un orecchio un po’ sensibile con conseguenti problemi di irritabilità causata da suoni e rumori, difficoltà di equilibrio e orientamento e, soprattutto, vertigini molto serie, la visita al tanto atteso Green Planet può trasformarsi in un viaggio all’inferno. 

Verde, rigoglioso, bellissimo, ma pur sempre inferno.

Si sviluppa, in modo naturale, in altezza reale. A questo va aggiunta la coppia di pappagalli blu giganti che, quando l’incauta visitatrice tentava ancora di darsi un minimo di contegno davanti al marito arrampicatore di qualunque cosa e alla figlia appassionata di ponti tibetani e roller-coaster, ha deciso di colpo di aprire all’unisono le ali lanciando all’improvviso un versaccio fortissimo. La nostra eroina è stata costretta a gettare la maschera della dignità per correre verso un angolo senza vetrate a faccia al muro e restarci fino al termine della visita (fingendo di guardare e riguardare con interesse uno dei tanti bellissimi video e pannelli illustrativi esposti): la perdonerete, insomma, se per fare la recensione si affida al resoconto per interposta persona di chi era con lei (e che non ha ancora finito di prenderla in giro).

Green Planet è una struttura, appunto, verticale e sorge nell’ambito di City Walk, la nuova zona pedonale ancora non interamente completata che magari di venerdì mattina a fine estate sembra un poco uno scenario da post-Hunger Games; a breve costituirà di certo uno dei punti clou più vitali e piacevoli di Dubai.

All’interno del complesso in vetro e acciaio è ricreato l’ambiente della foresta pluviale per strati, dal basso verso l’alto, dalla penombra verso la luce. La struttura centrale è un enorme albero artificiale, riprodotto in modo molto realistico al punto da ingannare l’occhio distratto, che fa da base per piante vere, alberi, fiori, liane, ruscelletti, stagni, cascatelle, rocce che ospitano insetti, pesci, uccelli, rettili, anfibi, un tucano e perfino un bradipo, in corrispondenza dei vari livelli di vita, aria e luminosità della foresta (alcuni in teca di vetro ovviamente, come le api, le formiche, i ragni, ecc.), con tanto di getti di aria e corrente per offrire la sensazione vera della natura sulla pelle. Anche i profumi dei fiori sono reali e, insieme ai suoni e versi in parte veri e in parte riprodotti dagli altoparlanti, contribuiscono all’esperienza “dal vivo” della visita. Si sale con l’ascensore al livello più alto e da qui si scende, camminando lungo un corridoio in legno naturale, bello e comodo (per gli altri), che si svolge a spirale larga attorno alla struttura centrale, con scalette e ponticelli sospesi per un contatto ancora più ravvicinato con la “natura”.

Il personale è cortesissimo e disponibile, pronto a segnalare animali e piante non immediatamente visibili e a raccontarne storia e caratteristiche.

Tutti erano curiosi, coinvolti, attenti, divertiti (e rilassati: la crisi da vertigini era solo mia); i bambini estatici e molto rispettosi.

Sicuramente, mi diceva mio marito mentre io ricevevo il colpo di grazia sulla scala mobile finale – per me troppo lunga e stretta, per gli altri normalissima – una visita da ripetere senza limitazioni di tempo (leggasi: zavorre terrorizzate), con la bambina che non voleva più venire via.

Solo la prospettiva del pranzo al Rainforest Café del vicino Dubai Mall, tanto per restare in tema, l’ha convinta.

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati due dei quattro gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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