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Charity e raccolta fondi negli Uae: che cosa dice la legge?

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Charity e raccolta fondi negli Uae: che cosa dice la legge?

In questi giorni abbiamo letto tutti del cittadino australiano, che vive a Dubai, arrestato per avere sostenuto una campagna di raccolta fondi a favore di un’associazione americana impegnata ad aiutare i bambini rifugiati in Afghanistan. La legge emiratina che regola il fundraising e la charity, aggiornata nel 2015, è piuttosto rigida e, spesso, gli stranieri che vivono a Dubai non la conoscono. Commettere un reato, quindi, nonostante la buona fede del proprio impegno sociale o umanitario, diventa molto facile.

In questi giorni abbiamo letto tutti del cittadino australiano, che vive a Dubai, arrestato per avere sostenuto una campagna di raccolta fondi a favore di un’associazione americana impegnata ad aiutare i bambini rifugiati in Afghanistan. La legge emiratina che regola il fundraising e la charity, aggiornata nel 2015, è piuttosto rigida e, spesso, gli stranieri che vivono a Dubai non la conoscono. Commettere un reato, quindi, nonostante la buona fede del proprio impegno sociale o umanitario, diventa molto facile.

La normativa prevede infatti che qualsiasi iniziativa di raccolta fondi o anche di oggetti (indumenti, giocattoli, cibo ecc), piccola o grande che sia, debba avere l’autorizzazione dell’Islamic Affairs and Charitable Activities Department (IACAD) o “appoggiarsi” ad una delle 17 associazioni di charity registrate negli Emirati (questa la lista). Non solo: occorre avere l’autorizzazione anche per qualsiasi genere di pubblicità o promozione (social media e whatsApp compresi) che riguarda iniziative di fundraising o donazioni. E anche nel caso i soldi o gli oggetti raccolti vadano poi ad un’associazione con sede fuori dagli Emirati e quindi non registrata nel Paese, per la legge emiratina si tratta di un reato.

Vediamo nello specifico qualche caso, come ha riportato l’Islamic Affairs and Charitable Activities Department.

  • Il singolo cittadino che voglia raccogliere fondi per una determinata causa, facendo ad esempio una maratona o partecipando ad un evento sportivo, deve presentare domanda allo IACAD e ricevere l’autorizzazione.
  • Gli studenti che, all’interno di una scuola, vogliano raccogliere fondi per una determinata causa, devono anch’essi avere l’autorizzazione. Sarà quindi l’istituto scolastico a presentare la domanda ad una delle associazioni benefiche dello IACAD.
  • Si considerano invece donazioni personali, e quindi non hanno bisogno di autorizzazione, purché non siano pubblicizzate pubblicamente: le donazioni singole a scuole o altre istituzioni; le donazioni singole tramite siti di raccolta fondi, come ad esempio “Just Giving”.
  • Se una singola persona desidera pubblicizzare una campagna di raccolta fondi, può farlo attraverso uno dei siti web delle associazioni di beneficenza registrate allo IACAD.

Secondo il Dipartimento, la legge è stata varata per proteggere il denaro dei donatori e per assicurarsi che i fondi raccolti vadano davvero dove dichiarato. Chi la viola rischia fino ad un anno di carcere e una multa fino a 100.000 aed.

Per ogni iniziativa occorre quindi inviare richiesta all’Islamic Affairs and Charitable Activities Department, all’indirizzo mail chevents@iacad.gov.ae oppure attraverso l’App “Emirates Charity. Nella domanda bisogna specificare:

  • Qual è l’obiettivo della campagna
  • Il nome della persona che raccoglie le donazioni
  • Il luogo nel quale vengono raccolte le donazioni
  • Il metodo utilizzato per raccogliere le donazioni
  • La durata della campagna
  • Il gruppo o l’associazione che beneficia della campagna
  • L’ammontare che si spera di raggiungere

La risposta dovrebbe arrivare entro massimo due settimane. Ottenere il documento di autorizzazione è gratuito.

Che cos’è lo IACAD

L’Islamic Affairs and Charitable Activities Department è stato fondato nel 1969 da un decreto dello Sceicco Rashid Bin Saeed Al Maktoum. Oggi il Dipartimento è incaricato di orientare le politiche che riguardano le questioni islamiche e le attività di beneficenza, oltre a diffondere la conoscenza e la cultura islamica, il senso religioso, a pubblicare il Corano e altri testi religiosi. Si occupa inoltre della supervisione delle moschee e degli Imam, e della regolamentazione delle questioni legate alle Fatwa.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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