Maternità negli Uae: novità in arrivo

La difficoltà di conciliare lavoro e figli è una questione delicata, che riguarda tutte le donne, in tutti i Paesi del mondo. Negli Emirati, però, dove la legge attuale prevede solamente 45 giorni di maternità e dove il part-time non è praticamente contemplato, la difficoltà è ancora maggiore e tante donne, soprattutto expat, alla fine si trovano a rinunciare al lavoro. Qualcosa, però, sembra si stia muovendo. Non solo perché il tema comincia ad essere discusso e studiato, ma anche perché, proprio nei giorni scorsi, è stata annunciata l’istituzione di un comitato ad hoc per mettere a punto una nuova legge sulla maternità. Sheikha Manal bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, presidente del UAE Gender Balance Council e del Dubai Women Establishment (DWE), incaricata di costituire il comitato, ha dichiarato in un comunicato stampa che l’iniziativa fa parte del più ampio progetto per attivare il “Gender Balance Index” negli Emirati e per consolidare il ruolo della donna in tutti i settori del Paese.

Secondo una ricerca condotta di recente ad Abu Dhabi su un campione di un centinaio di mamme, emiratine e straniere, commissionata dalla Salama bint Hamdan Al Nahyan Foundation, la maggior parte delle intervistate ha dichiarato di sentire la necessità di orari più flessibili sul posto di lavoro. Il 65% delle mamme ha sottolineato che sono le tate ad occuparsi tutto il giorno dei propri figli e il 59% pensa che un asilo all’interno delle aziende potrebbe essere di grande aiuto. Non solo, il 74% ritiene che la pressione sarebbe minore se le responsabilità per la cura dei figli fossero condivise anche con i papà. Non semplice al momento, poiché secondo l’attuale legge emiratina non è previsto alcun congedo di paternità (a discrezione delle aziende, viene concesso qualche giorno di ferie).

La legge attuale

Al momento sono previsti 45 giorni di maternità retribuita con stipendio pieno, a condizione che la neo mamma abbia lavorato per lo stesso datore di lavoro per almeno un anno; spesso, se il periodo di lavoro è inferiore ai 12 mesi, viene corrisposto solo metà stipendio. Alla fine del congedo di maternità, secondo un ultimo recente decreto di legge, il congedo può essere esteso per un periodo compreso tra 98 e 182 giorni, ma non retribuiti.

Unica eccezione, a parte le policy interne alle diverse aziende, riguarda le attività regolate dalla Dubai International Financial Centre (DIFC) Employment Law: le mamme, in questo caso, hanno diritto a 65 giorni di maternità, 33 a stipendio pieno e 32 a metà stipendio.

Secondo l’attuale legge, ogni dipendente ha poi diritto a due pause giornaliere supplementari di 30 minuti ciascuna per l’allattamento, senza una riduzione dei compensi e fino a 18 mesi dalla data di rientro al lavoro. In caso di malattie legate alla gravidanza o complicanze dopo il parto, le mamme hanno diritto a un massimo di 100 giorni supplementari di congedo per malattia (il numero dei giorni retribuiti dipendono dai settori e dalle singole aziende).

Il punto più debole della legge, oltre chiaramente all’esiguo periodo di maternità concesso, è il fatto che non sia quasi tutelato il diritto ad avere lo stesso ruolo o ad occupare la stessa posizione dopo il ritorno al lavoro. Non si può tuttavia essere licenziati durante la maternità e, se ciò dovesse accadere al momento del rientro con la motivazione, molto comune, di aver nel frattempo coperto il posto in questione con un sostituto, è possibile fare ricorso per “licenziamento arbitrario”.

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