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Brexit: un altro punto di vista

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Brexit: un altro punto di vista

I risultati derivanti dal caos generato intorno a Brexit sono stati molteplici. La maggior parte degli osservatori si è focalizzata sugli aspetti che coinvolgono economia, geopolitica e rapporti commerciali fra le nazioni europee. Tuttavia, gli aspetti più interessanti sono relativi alle reazioni del pubblico all’interno e all’esterno del Regno Unito. Queste reazioni ci insegnano molto del comportamento umano: è delle ripercussioni di tali atteggiamenti rivelatori che voglio parlare oggi.

*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Sail Magazine e tradotto in italiano

I risultati derivanti dal caos generato intorno a Brexit sono stati molteplici. La maggior parte degli osservatori si è focalizzata sugli aspetti che coinvolgono economia, geopolitica e rapporti commerciali fra le nazioni europee. Tuttavia, gli aspetti più interessanti sono relativi alle reazioni del pubblico all’interno e all’esterno del Regno Unito. Queste reazioni ci insegnano molto del comportamento umano: è delle ripercussioni di tali atteggiamenti rivelatori che voglio parlare oggi.

Una delle reazioni principali da parte delle fasce più giovani del Regno Unito riguarda la percezione della colpevolezza delle generazioni anziane, che avrebbero gestito malamente il voto scommettendo sul loro futuro. È stata manifestata una generale mancanza di simpatia da parte dei più giovani nei confronti di coloro che hanno vissuto le fasi difficili del dopoguerra.

Invece di cercare di comprendere le ragioni della presa di posizione degli “altri”, si è creato immediatamente un fenomeno di ricerca del capro espiatorio sul quale scaricare i propri problemi. L’umanità adotta da sempre tale atteggiamento che si traduce poi in ostracismo verso determinati membri della società: nell’immediatezza del dopo-voto i giovani sembrano ben intenzionati a rifiutare qualunque responsabilità.

Come conseguenza, molti di quelli che hanno votato si sono sentiti traditi da genitori, parenti e amici che hanno preferito optare per l’uscita. Anche se personalmente penso che coloro che hanno sostenuto le idee di Nigel Farage o Boris Johnson non ragionassero correttamente, appare molto poco produttivo rivoltarsi gli uni contro gli altri e prendersela con chi gode di pari diritti di voto. Le generazioni oggi più anziane sono costituite dai figli di coloro che hanno combattuto direttamente o indirettamente nella guerra e nella lotta per quella democrazia che rappresenta un elemento fondamentale nel mondo occidentale. Con la democrazia sono arrivati anche i pari diritti di voto che valgono purtroppo in modo equivalente sia per quelli più informati e preparati che per chi non riesce a comprendere cosa l’Europa Unita rappresenti realmente.

Anche guardando fuori dalla Gran Bretagna, l’interesse verso Brexit e relative ripercussioni è stato enorme. Molti si sono sentiti via via più coinvolti al progredire del voto e dello spoglio dei risultati; il post-Brexit ha generato discussioni di natura politica su razzismo, democrazia, immigrazione ed Europa Unita. Le persone sono in generale più informate e in grado di comprendere l’importanza dei legami che uniscono più nazioni. Sono tutte questioni fondamentali e lo saranno di sicuro per i prossimi due anni, ma onestamente la maggior parte di noi ha già dimenticato cosa è successo qualche settimana fa e Brexit è quasi una notizia vecchia, oramai.

Posso condividerlo o meno, ma anche questo sembra far parte delle reazioni: il fenomeno di qualcosa di “grande” successo nella parte occidentale del mondo è stato accolto con una semplice scrollata di spalle nella parte orientale, che ha visto il pubblico più o meno interessato per un paio di giorni, per poi disinteressarsene a fronte dei bombardamenti che continuano a dilaniare il mondo arabo e che forse contribuiscono a rimettere tutto in prospettiva. L’idea di nazioni guidate con alleanze e accordi di mutuo supporto fa parte di un sistema civile sofisticato che viene ben dopo la realizzazione di un governo stabile: cosa che al momento è completamente assente in alcuni paesi arabi. In parole povere, il fenomeno Brexit è negativo, ma a “noi” non appare tanto drammatico quanto appare a “loro”.

È proprio su questa percezione di noi e loro che bisogna prestare la massima attenzione. Si tratta della parte più brutta emersa con Brexit, manifestatasi con razzismo, contrapposizioni generazionali, classismo, approccio “nord-contro-sud” e in generale “io sono più intelligente di te”. Non che questi sentimenti non esistessero o non sarebbero esistiti senza Brexit, dato che sono indubbiamente riflessi dell’odio montante già presente. Ma l’intera situazione ha offerto il pretesto di andare avanti e legittimare tutti gli -ismi come idee e teorie da prendere in considerazione, solo a causa dei risultati disastrosi che sono venuti fuori.

Se da un lato la Gran Bretagna ha potuto disfarsi della storia costruita in un periodo così lungo e separarsi di netto dall’Europa, dall’altro non stupisce che il mondo possa continuare a commettere lo stesso errore di eterna ricerca del capro espiatorio e accuse reciproche ogni qualvolta la società presenti segnali di crisi. Proprio questa potrebbe rivelarsi l’eredità più duratura di Brexit: la legittimazione di quella orrenda tipologia di persone che alimentano costantemente sentimenti di odio, paura ed emarginazione puntando alla protezione dei soli propri interessi.

Di recente laureata in studi internazionali con una specializzazione in cultura e società, attualmente lavora in una galleria d’arte a Dubai. È anche una freelance editor, correttrice di bozze e scrittrice.

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