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Partenze e distacchi: dalla parte dei bimbi

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Partenze e distacchi: dalla parte dei bimbi

Lo so che oramai a Dubai i post sulle partenze in estate sono come i servizi sul caldo nei telegiornali di luglio in Italia (fermo restando che questo è un periodo emotivamente pesante sul serio per noi), ma da qualche giorno mi sto rendendo conto per davvero di come sia difficile anche per i bambini.

Lo so che oramai a Dubai i post sulle partenze in estate sono come i servizi sul caldo nei telegiornali di luglio in Italia (fermo restando che questo è un periodo emotivamente pesante sul serio per noi), ma da qualche giorno mi sto rendendo conto per davvero di come sia difficile anche per i bambini: perfino per quelli più piccoli, come mia figlia che ha appena quattro anni e mezzo e da qualche settimana sta dicendo “Good-bye” a tante persone che sono state a lungo parte integrante della sua vita quotidiana. Dalla maestra di danza ad alcuni amichetti cari che partono per sempre, per non parlare della fine dell’asilo che, fra campi estivi e corsi scolastici veri e propri, frequenta ininterrottamente da due anni pieni (la spostiamo per un problema di traffico e distanza oramai insormontabili). Dopo il cambio improvviso di casa a seguito dell'”alluvione” di marzo con tutto quello che ne è conseguito anche per lei, vorrei tanto riuscire a darle quella stabilità che purtroppo questa città non garantisce nemmeno a noi adulti.

È facile con i bambini piccoli e piccolissimi sottovalutare l’idea del distacco, pensare che tanto dimenticano, che tanto giocano e si distraggono e non ci pensano più. Vedo con lei che non è vero e che, anzi, a volte il gioco e la distrazione sono lo strumento di sopravvivenza, diciamo così, cercato intenzionalmente per darsi respiro e trovare sollievo temporaneo (almeno, così mi sembra, osservandola).

Mentre in passato, data l’età, il distacco era percepito e sofferto con l’aggravante che era difficile anticiparglielo e prepararla per tempo, ora almeno, se da un lato aumenta la consapevolezza e quindi il dispiacere, posso sfruttare il fatto che è perfettamente in grado di capire il concetto di futuro e quello di imprevisto. Quello che sto cercando di fare, anche con il supporto della maestra e di qualche altra mamma che si trova nella situazione speculare (ossia, quelli che partono, non quelli che restano), è parlarle, lasciarla parlare, non sviare il suo dispiacere o la sua paura di rimanere sola, ma cercare di spiegarle serenamente la situazione e dirle che anche io sono triste e dispiaciuta ma non sfiduciata; organizzare o partecipare alle occasioni di saluto – per esempio portando a scuola per il suo ultimo giorno una torta con sopra la foto di classe scelta con lei, e le candeline da spegnere tutti assieme prima di salutare, e poi ancora aiutarla a scrivere i bigliettini di suo pugno, rassicurarla sul fatto che papà, mamma, i gatti (sic), i nonni e alcune persone e amichetti per lei importanti sono sempre con lei, e spiegarle che magari con Skype e il telefono ci si può tenere in contatto anche da lontano. Finora mi pare che le cose stiano funzionando, anzi la vedo molto maturata e consapevole; almeno, spero che stiano funzionando.

Certo poi quando parliamo del suo amichetto storico che si trasferisce in Canada, e lei prende il mappamondo gonfiabile e puntando precisa con il dito mi dice: “Mamma, Dubai è qua, il Canada è qua, se io dormo lui è sveglio, se io sono sveglia lui dorme, quando ci parliamo?”, un po’ rimpiango i nostri vecchi asili italiani di una volta con ogni anno gli stessi compagni e le stesse maestre, nei quali al massimo andavamo di favole e “punzecchio” sui cuscinetti trapuntati, e nessuno si sognava di spiegarci il sole, la luna e i pianeti… o forse ero distratta io.

Comunque, anche questa è Dubai, anche questa è crescita. Mi auguro che alla lunga possa capire che il vero punto di riferimento non è mai esterno. Per ora, intanto, good-bye a chi parte!

Nata a Roma, una laurea in Ingegneria meccanica biomedica, dopo una carriera in multinazionali del settore IT lavora da parecchi anni come traduttrice professionale free-lance. Ha un diploma in Interior design ed è fra le prime socie fondatrici del Club Soroptimist International Gulf-Dubai, il primo in assoluto in questa parte di mondo. Ama Dubai con tutte le sue contraddizioni, anche perché qui è nata la sua bambina ed è qui che sono stati adottati due dei quattro gatti che compongono il suo nucleo familiare. Desidera condividere le proprie esperienze in questa città a volte stancante, ma sempre sorprendente, con gli expat, Italiani e non, che continuano ad arrivare a Dubai.

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