Paternità: un papà a Dubai

*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Sassy Mama Dubai e tradotto in italiano

 

Mio marito Charlie è un ottimo papà. Pulisce il sederino, aiuta a soffiare il naso, asciuga le lacrime, mette i cerotti su graffi ed escoriazioni e fa sembrare divertenti le attività più di routine. È in grado di affrontare qualsiasi cosa i bambini gli tirino addosso (nel verso senso della parola), senza alcun problema. È divertente, buffo e originale, ma anche severo quando è necessario. Certo, si dimentica che i martedì sono i giorni della biblioteca, che i bambini devono indossare vestiti da ginnastica il mercoledì, e tutti gli incontri con gli insegnanti; ma è presente al 100%, sia quando c’è da sporcarsi le mani che quando è ora di divertirsi. E in occasione della festa del Papà, ho pensato di rivolgergli qualche domanda sulla paternità (e ho fatto delle belle risate, ma anche dei bei pianti quando ho riletto le risposte). Mamme, vi invito a fare le stesso con i vostri mariti.

Riesci a ricordare cosa hai provato quando hai saputo che saresti diventato papà (tutte e tre le volte!)?

Non dimenticherò mai la sensazione meravigliosa che ho provato quando ho ricevuto la notizia, per ciascuna delle tre gravidanze. Vedere l’esito del test di gravidanza, rendermi conto del significato (con Kaya che sfoderava un sorriso assurdo) mi ha fatto provare un momento di pura emozione – come se stessi guidando una macchina a tutta velocità in cima a un ponte ad arco per poi spiccare il volo in stile chitty-chitty-bang-bang. Ad essere sincero, prima del decollo sono rimasto immobile per qualche attimo, prima che le rotelle in testa si rendessero conto di quanto accaduto; ma ben presto il test di gravidanza si è trasformato nel più bel trofeo, e saltellavamo come campioni un po’ matti. Tutte le tre gravidanze sono state sorprese totalmente non pianificate e, per quanto ciascuna sia avvenuta in un luogo e contesto diverso, sono i momenti più felici che ricordo.

Cosa ricordi dei parti?

L’esperienza del parto evidentemente non è molto adatta ai papà. Ma ripensandoci, le nascite dei nostri figli sono stati una straordinaria combinazione di ignoranza inebetita unita a un forte senso di continuità della vita umana. Il semplice fatto che mamma e bambino siano sopravvissuti mi sorprende ancora oggi, e all’epoca ricordo bene la sensazione monumentale. Devo però anche riconoscere che riavvolgendo il nastro non sono mancati i momenti comici. Quando ero così felice nel vedere il nascituro restituito alle braccia della mamma dopo la terapia intensiva, che ho urtato diverse infermiere in un vano tentativo di spingere il lettino oltre la reception dell’ospedale, mentre facevo i salti di gioia e il tutto mentre cercavo anche di filmare la scena con l’iPhone, facendo la voce narrante. Nell’accogliere nelle mie braccia il nostro primogenito per la prima volta, con gli avambracci tesi e le mani tremanti come un giocoliere improvvisato alle prese con delle bombe a mano. Nel tentativo di essere utile durante il primo parto procurando caramelle/DVD di Prison Break/palla gonfiabile da ginnastica/registrazioni dei suoni delle balene/Skype sull’iPad/suggerimenti sulla respirazione, per poi rinunciare, e infine collaborare nel tentativo di prendere a pugni gli anestesisti che non scattavano all’istante. L’ultima arrivata, Violet, è dovuta restare a lungo sotto i raggi ultravioletti (causa ittero) e la mia emozione quando finalmente l’ho riportata da Kaya è stata la più bella di tutte (e chiedo scusa a tutti i membri del personale dell’ospedale che ho travolto per riuscirci). Arthur, il secondogenito, è arrivato così in fretta che ad accoglierlo c’erano solo i genitori e la receptionist del reparto: eravamo solo noi tre nella stanza per cui, inevitabilmente, non mi sono potuto sottrarre dall’essere utile e mi sono ritrovato in un batter d’occhio a tenere Arthur in mano sotto una lampada riscaldante. Sono sicuramente stato ridicolo, anche nel modo in cui gli parlavo, con toni prima dolci, poi trionfanti, ma sempre rotti dai singhiozzi e dalle lacrime. E per la cronaca sì, mi sto impegnando a mantenere le promesse fatte (di certo aiuta il fatto che l’Inghilterra sia migliorata nel rugby e nel cricket). Il nostro primogenito, Felix, detiene invece il momento in cui tutti affrontano gli assoluti del crescendo della vita. Durante la sua nascita ho impiegato un po’ di più per rendermi conto di cosa stava realmente accadendo, per cui i miei consigli in merito a “respira” ed “è solo un po’ di dolore” erano un tantino da dilettante, e la radiocronaca sportiva alla radio era da egoista (sul serio, non me ne sono nemmeno accorta, ndr.). Ma di sicuro, da quel momento nutro un profondo rispetto per mia moglie (e per tutte le donne) e, cosa ancora più importante, non dimenticherò mai il primo respiro sofferto di Felix e il suo primo vagito. Credo di aver pianto abbondantemente in quel momento, ma con tanto orgoglio.

Ti senti un papà diverso nei confronti dei tuoi figli rispetto a tua figlia?

No – sul serio, le loro magnifiche personalità, così follemente diverse, vanno oltre qualsiasi differenza di sesso. Oddio, quando si tratta di cambiare il pannolino mi accorgo della differenza – ma li amo, e in quei momenti li odio, in modo del tutto uguale (a me è sembrato più odio che amore di recente al Dubai Mall, quando abbiamo avuto un piccolo incidente di percorso nell’allenamento senza pannolino!).

Che cosa ti piace di più dell’essere papà?

La disponibilità, il privilegio, la comprensione e la fiducia che mi regalano i miei tre bambini: per me non c’è onore più grande. Un onore non meritato, poco qualificato e poco conosciuto sotto molti punti di vista, ma anche un accordo per la vita e un accesso al più esclusivo dei club. Questo nostro club, i tre bambini e il loro papà, è fatto di risate folli, di storie esagerate, di scomodi campeggi, di momenti spericolati e pericolosi, di totale devozione. E da qualche parte in tutto questo pulsa la vera magia: uno sguardo, un momento, un abbraccio, una chiacchierata, un qualcosa che non potrebbe esistere in nessun altro luogo e con nessun’altra persona. Questo vuol dire, per me, essere papà.

C’è qualcosa che avresti fatto diversamente?

Essere genitori è una continua scoperta, un costante apprendere cose nuove: non faccio in tempo a imparare qualcosa che i bambini crescono e le regole cambiano. I principali temi ricorrenti sono il desiderio di passare più tempo con loro, ciascuno di loro individualmente, e creare sempre nuovi momenti magici.

Quali sono le cose più importanti e preziose che, da papà, si possono fare per i propri figli?

Creare appunto questi momenti magici; e aiutarli a sviluppare i propri interessi e le proprie personalità.

Quali sono i momenti più divertenti nella vita di un papà?

Non c’è davvero niente di divertente quando, nel momento in cui ti trovi nel bel mezzo di un centro commerciale, il bambino ha “un’emergenza” e non indossa il pannolino; il tutto mentre gli altri uomini sono al pub a guardare un importante evento sportivo in televisione!

Quali sono i tre posti al mondo dove vorresti portare i bambini? Qual è il motivo di questa scelta?

La giungla più profonda, risalendo un affluente del Rio delle Amazzoni, per vedere gli animali selvatici e nuotare nel fiume; fare immersioni nelle barriere coralline, godendoci le nuotate e la vita da spiaggia; andare in alta montagna, per fare esplorazioni selvagge, scalate e sciate. Vorrei portarli ovunque.

Com’è la tipica mattina da papà che si prende cura dei bambini?

4am: mi sveglia un bambino, che ha perso l’orsacchiotto di peluche

4:11 am: un altro bambino deve andare al bagno

4:23 am: un altro bambino ha sete

4:39 am:
i bambini girovagano ancora per casa come zombie, ma sono riuscito a spegnere quasi tutte le luci e le litigate – ho acceso il bollitore dell’acqua

4:45 am: mi siedo, sorseggiando una tazza di thè per mettermi al lavoro 5am: mi viene chiesto come mai i pupazzi di neve non hanno le orecchie; domanda alla quale non riesco a fornire una risposta soddisfacente

5:11 am: ma perché i dinosauri non andavano in letargo come gli altri rettili, in questo modo sarebbero sopravvissuti alla grande estinzione?

5:17 am: rinuncio definitivamente a tentare di lavorare, mentre cerco su Google tutto sull’anatomia dei pupazzi di neve e sul letargo dei dinosauri; nel frattempo, due bambini travestiti da esploratori subacquei mi spiegano con perfetta calma che è ora di andare in campeggio

5:18 am: è pur sempre un giorno di scuola, quindi metto di nuovo a letto i due bambini. Il terzo non è nel suo letto, ma il russare che proviene da sotto la rete mi rassicura

5:30 am: ho cambiato e sistemato le lenzuola, i bambini stanno di nuovo dormendo; è ora di una seconda tazza di thè, e una anche per la signora

5:32 am: suona una sveglia; un bambino mi mostra orgoglioso la sveglia che ha sottratto dalla valigia dei nonni, e che ha smanettato così tanto che ora non smette più di suonare. La seppellisco sotto i cuscini, cercando un cacciavite o un martello per mettere a posto le cose

5:40 am: torno al mio tavolo, dove trovo un bambino sdraiato sul mio portatile, mentre sparisce lentamente, ma inesorabilmente il testo di un documento aperto

5:52: è ormai chiaro che due dei tre non hanno nessuna intenzione di tornare a dormire, e così ce ne andiamo fuori per una boccata di aria fresca

5:54: i bambini trovano un ragno rosso, che prontamente catturiamo

5:55: cerco di portare il ragno in un luogo sicuro per liberarlo, ma i giovani scienziati hanno deciso che vogliono studiare la creatura nel contenitore del cibo

5:58: ci siamo allontanati un poco da casa, quando ecco due grida simultanee con richiesta di andare al bagno, con qualche momento di imbarazzo tra i cespugli

6:05: dopo aver pulito il macello, di dimensioni decisamente ragguardevoli, i bambini ormai bagnati entrano in mare

6:25: ritorno a casa dopo la nuotata mattutina, trovando la terza creatura vestita da principessa di Frozen, e coperta di vernice, insieme ai mobili e ai muri

6:35: panico e pulizie frenetiche: i mobili e i muri però sono salvi. I bambini mangiano un frullato di banane e ghiaccio.

6:40: i bambini sono impegnati a rimestare col cucchiaio di legno: stiamo preparando porridge con uova e pancetta

6:45: la mamma dei bambini entra in cucina, e non le sfugge nulla, i bambini che indossano la divisa sbagliata per le attività scolastiche previste, il thè freddo, l’acqua versata, il ragno nel contenitore del pranzo dei bambini, la pancetta con sciroppo d’acero al posto dei bastoncini di sedano biologico, e perché non siamo ancora pronti per la scuola?

6:46: un minuto esatto per fare la doccia e vestirsi prima di andare a caccia dei bambini per metterli in macchina e andare a scuola

6:50: ancora a caccia dei bambini 7am: ancora a caccia dei bambini – il libro preso in prestito dalla biblioteca scolastica è andato perduto

7:10: ancora a caccia dei bambini – oggi è show-and-tell, per cui la più piccola si porta appresso una cesta di giochi così grande che non entra in auto

7:15: partiamo per la scuola, con l’eco dei rimproveri di mia moglie ancora nelle orecchie, causa ritardo e thè freddo

7:20: deviazione sul percorso per scuola per raccogliere un po’ di oggetti smarriti nelle scorribande mattutine; e già che ci siamo, perché non comprare anche cornetti, succhi di frutta e caffè?

7:32: arriviamo a scuola, per un pelo, con annesso show-and-tell del ragno rosso nel contenitore del cibo

7:45: sto per uscire da scuola, ma prima mi becco la pappardella della preside, che non ha gradito lo show-and-tell del ragno, e al tempo stesso mi ricorda della retta scolastica (da furto) 8am: Sono pronto per iniziare la mia giornata.
 

 

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