Il Ramadan spiegato da Iman Ben Chaibah

 

*Questo articolo è stato gentilmente concesso da Sail Magazine e tradotto in italiano

 

Il Ramadan è proprio dietro l’angolo e sta per arrivare come ogni anno. Eppure il suo arrivo non è più come quello di una volta. Le tradizioni e le abitudini cambiano nel corso degli anni e diventa particolarmente interessante capire che cosa muta e che cosa rimane. Quindi parlerò di come era il Ramadan, di che cosa significa storicamente il digiuno e dello spirito, delle tradizioni di questo periodo dell’anno.

Per i non musulmani, l’aspetto principale del Ramadan è il digiuno, un mese durante il quale i musulmani devono astenersi dal bere e dal mangiare a partire dall’alba (dopo il pasto notturno chiamata Sohoor) fino al tramonto (quando arriva l’ora del pasto serale chiamato Iftar). In realtà, il Ramadan è molto di più.

Questo mese significa rinnovamento e cambiamento spirituale. Significa rafforzare il nostro legame con Dio, con noi stessi e con i nostri familiari. In questo mese diventiamo umili e cerchiamo di capire la sofferenza e la povertà dei bisognosi, usiamo aiutare e fare delle donazioni a coloro che si trovano in difficoltà. Non solo, ci concentriamo sul perdono verso le persone che ci stanno intorno, nel profondo spirito del Ramadan durante il quale riceviamo il perdono di Dio.

Il Ramadan è il mese della condivisione e potrete vedere i bambini che, prima del tramonto e dell’ora della preghiera, portano i piatti cucinati dalle loro mamme ai vicini di casa. In questo periodo le famiglie si riuniscono tutte insieme durante il pasto, intorno al tavolo, come accadeva una volta, prima che la vita moderna portasse ogni membro della famiglia a mangiare in orari e luoghi diversi.

In questo mese vengono fuori tutte le abilità culinarie delle ragazze che, per impressionare familiari, amici e vicini, creano i dolci più creativi ed elaborati. I ragazzi, invece, competono nella recitazione delle preghiere del Taraweeh (le preghiere straordinarie durante il Ramadan, che seguono quelle di Ishaa, intorno alle 20.30). E’ usanza che ogni famiglia, dopo la preghiera di Taraweeh, faccia poi visita ad amici e parenti, e si stia insieme fino a notte fonda.

Inoltre, durante il Ramadan, si pratica quello che noi chiamiamo “Mawaed Al Rahman”, che letteralmente significa “porzione dei misericordiosi”. Al momento del tramonto e dell’ora della preghiera, molti volontari portano in moschea datteri, bicchieri di acqua e piatti cucinati; in modo che chi non ha altro luogo dove andare dopo la preghiera, può rompere il digiuno lì, con il cibo donato.

Vale la pena ricordare che il digiuno, anche se istituito 15 anni dopo la nascita dell’Islam, non è qualcosa di nuovo per l’umanità. Il digiuno era conosciuto in molte delle civiltà precedenti. La pratica del digiuno è presente inoltre nell’ebraismo e nel cristianesimo. Ma a parte il digiuno prescritto dalla religione in determinati periodi, c’è anche chi usa astenersi dal mangiare e dal bere per motivi diversi; per ringraziare Dio, ad esempio, oppure per avvicinarsi alla fede più profonda, sperimentando questa forma di umiltà e autocontrollo.

Tuttavia, il digiuno durante il Ramadan, per l’Islam, ha un significato più ampio. Dio e il suo Profeta Maometto (possa riposare in pace) hanno fatto una promessa ai musulmani durante il Ramadan: l’impegno che ognuno mette durante questo mese benedetto, verrà ricompensato generosamente. Digiunare si aggiunge quindi all’elenco delle buone azioni del musulmano, ma in questo particolare periodo ogni altra buona azione ha un valore aggiuntivo, come ad esempio invitare un altro musulmano per l’Iftar. Questo incoraggia i musulmani ad invitarsi a vicenda, quindi a condividere il Ramadan, e a donare il pasto dell’Iftar ai bisognosi. E questo è anche uno dei significati che sta dietro al “Mawaed Al Rahman”, menzionato in precedenza.

Purtroppo, alcune persone travisano il senso del Ramadan, nelle reazioni che hanno al digiuno. Li vedi diventare irascibili, trascorrere le giornate senza fare nulla e rifiutarsi di lavorare. Il Ramadan è dunque anche un riflesso dell’abilità di una persona all’autodisciplina. La storia insegna infatti che durante la vita del Profeta (possa riposare in pace) le principali battaglie sono state vinte proprio durante il Ramadan, grazie alla forza interiore che deriva dal digiuno. Gli effetti positivi del digiuno, uniti allo spirito più profondo di questo mese sacro, sono stati sostenuti anche da molti studiosi islamici: la memoria è più reattiva e, eliminando ogni distrazione, l’efficienza durante il lavoro è maggiore.

Cerchiamo, quindi, di accogliere di nuovo il vero e profondo spirito del Ramadan, facendo nostre alcune abitudini positive del passato e condividendo il più possibile con gli altri la nostra vera cultura, per aiutare anche chi non è musulmano a capire la bellezza di questo mese sacro.

Auguro a tutti un benedetto e felice Ramadan.

 

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