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Piccola guida al Ramadan 2016

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Piccola guida al Ramadan 2016

A partire dalla prima settimana di giugno fino alla prima settimana di luglio si svolgerà il periodo del Ramadan 2016, il mese sacro per i musulmani che celebra la rivelazione del libro sacro.

A partire dalla prima settimana di giugno fino alla prima settimana di luglio si svolgerà il periodo del Ramadan 2016, il mese sacro per i musulmani che celebra la rivelazione del libro sacro. Sono 29 o 30 giorni dedicati alla preghiera, al raccoglimento e al digiuno (che simboleggia e accompagna la purificazione spirituale) nelle ore diurne.
L’inizio previsto quest’anno è il 6 giugno, il termine il 5 luglio. Ogni anno anticipa di una decina di giorni (ossia la differenza fra il calendario lunare seguito dai musulmani e quello solare). Come sempre in caso di celebrazioni islamiche, le date effettive sono comunicate 24 ore prima e sono soggette all’avvistamento della luna nuova dal comitato religioso designato, seguendo i dettami del Corano in una tradizione che, anche se fa sbuffare molti per l’incertezza sulle date specialmente in ambito lavorativo, ha ancora un suo fascino evocativo: è sempre bello per me immaginare questi “vecchi saggi” che si raccolgono su una duna nel deserto, nel silenzio e al buio sotto le stelle, per studiare i cielo. Tranne l’Oman e l’Iran che effettuano l’avvistamento per proprio conto (a volte con differenze di giorni quanto meno singolari), gli altri paesi che si affacciano sul Golfo, seguono l’Arabia Saudita così come tutti i paesi ad essa limitrofi.

Hilal è il primo spicchio di luna che segna l’inizio del mese: per questo motivo, insieme alle lanterne e ai datteri (che con il latte costituiscono il primo “rompidigiuno” tradizionale), la luna fa parte dell’iconografia classica e romantica del mese sacro.

L’elemento principale del Ramadan che colpisce i non musulmani è il concetto del digiuno, ma sarebbe meglio parlare di astinenza: astinenza dal bere, dal mangiare, dal fumare, dal masticare gomme, dal lasciarsi andare a comportamenti maleducati o sguaiati, dal danzare e dal suonare o riprodurre musica e dall’indossare abiti poco discreti in luoghi pubblici o visibili al pubblico, dall’alba al tramonto (propria automobile inclusa).

Nei paesi del Golfo, a differenza di molti altri paesi a maggioranza islamica, questa astinenza è un vero e proprio obbligo di legge per tutti indipendentemente dalla religione, il mancato rispetto del quale può mettere in guai piccoli e grandi. A Dubai, con le dovute accortezze, questa restrizione non è così terribile. Diversi ristoranti muniti della debita licenza continuano a servire cibo da portar via o da mangiare sul posto dietro la protezione di tende nere. Dal digiuno in pubblico sono esentati i bambini, le persone con problemi di salute, le donne incinte, i viaggiatori e gli anziani. È comunque opportuno ricorrere sempre alla massima discrezione anche quando si rientra nelle categorie esentate.

Gli uffici statali e parastatali svolgono orario ridotto, tipicamente fino all’ora di pranzo; tale orario ridotto è stato di recente esteso anche agli uffici privati, ma di fatto quasi nessuno lo applica o lo concede solo al personale musulmano. In molti uffici sono presenti aree ristoro chiuse e protette nelle quali i non musulmani possono mangiare e bere.

Il traffico ha dei momenti di picco la mattina, intorno all’ora di pranzo appunto, e poi poco prima del tramonto quando tutti si affrettano per recarsi a casa o al luogo di ristoro e di preghiera. Tra l’altro, nella maggioranza delle moschee sono allestiti Iftar (il pasto di rottura del digiuno) gratuiti e in generale sono molte le offerte gratuite di cibo e acqua per i meno abbienti da parte di organizzazioni benefiche o semplici cittadini (la generosità verso i meno fortunati è un altro elemento molto importante di questo periodo, anche e soprattutto nella forma di piccoli gesti quotidiani).

È da tener presente che chi osserva il digiuno in modo stretto è sottoposto a uno stress particolare, non tanto per il mangiare quanto per il bere (soprattutto in estate) e soprattutto il fumare per chi è un fumatore: nonostante il Ramadan sia il mese della fratellanza e della tolleranza, è possibile riscontrare un certo nervosismo in giro, soprattutto per strada, in particolare modo il pomeriggio: quindi chi guida e non può evitare di spostarsi in questa fascia oraria deve prestare la massima attenzione.

I mall prolungano l’orario nelle ore serali, fino anche alle 2 di notte, e i negozi propongono spesso prezzi ridotti. Al tramonto poi scatta l’ora dell’Iftar che è un vero e proprio evento sociale e culinario insieme al Suhur che è l’ultimo pasto prima dell’alba e quindi prima dell’inizio dell’astinenza. Spesso anche gli incontri di lavoro si incentrano in queste occasioni e non c’è da sorprendersi di essere invitati a una “colazione all’alba” in questo periodo.

In generale, da non musulmana io vedo il Ramadan come una sequenza simile al nostro Natale di Vigilia (di magro o di astinenza per i più osservanti) e festa vera e propria nella quale ci si riunisce con amore e calore con familiari e amici stretti, ripetuta per tutte le 30 giornate del mese. Essere invitati a un Iftar o a un Suhur in casa da parte di una famiglia credente e osservante, local o no, è un’esperienza molto bella, non solo per il cibo ma appunto proprio per il senso di accoglienza e convivialità. Per gli altri è un periodo nel quale l’Iftar quotidiano si sostituisce al brunch settimanale, il che può ben compensare i piccoli disagi del giorno.

Non dimenticate di augurare ai vostri amici e conoscenti musulmani un Ramadan felice e benedetto: Ramadan Kareem!

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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