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L’associazione Asem e l’arte africana a Dubai

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L’associazione Asem e l’arte africana a Dubai

Vivendo a Dubai, non è semplice venire a conoscenza dei progetti e delle organizzazioni no profit o di volontariato presenti negli Emirati.

Vivendo a Dubai, non è semplice venire a conoscenza dei progetti e delle organizzazioni no profit o di volontariato presenti negli Emirati. A dire il vero non sono molte, perché secondo l’attuale normativa emiratina non è facile aprirne una e anche gli eventi for “charity” e la raccolte fondi devono essere autorizzati. Di tanto in tanto, però, qualche associazione straniera arriva anche qui per sensibilizzare su determinate tematiche. E’ il caso di Asem World e della sua fondatrice, Barbara Hofmann (nella foto), che da anni si occupa di progetti per il Mozambico e che in questi giorni si trova negli Emirati per fare conoscere il suo lavoro. Dubaitaly l’ha intervistata. Barbara Hofmann, di che cosa si occupa l’associazione Asem? Asem è una onlus fondata nel 1991, con l’obiettivo di aiutare i bambini e i giovani adulti del Mozambico che vivono in varie condizioni di difficoltà, ad esempio in estrema povertà oppure malati di Aids o ancora orfani o abbandonati. La nostra missione è quella di promuovere l’integrazione socio-economica di questi giovanissimi e di restituirgli una vita dignitosa, attraverso la salvaguardia dei loro diritti, attraverso programmi di sostegno per la riconciliazione e la reintegrazione familiare, o ancora portando avanti interventi di riabilitazione psicologica, morale, educativa e formativa. Non solo, Asem conduce ricerche sul territorio e sulle sue criticità, per poi mettere in atto interventi mirati, stabilendo contatti e collaborazioni con organizzazioni nazionali ed internazionali.

Quando nasce Asem?

L’associazione nasce nel 1991 in Svizzera, Asem Suisse, nel 1999 apre una sede in Italia, Asem Italia Onlus, nello stesso anno anche in Mozambico, Asem Mocambique, e nel 2005 in Canada, Asem Canada.

A quali progetti state lavorando?

Stiamo lavorando all’apertura di diversi nuovi centri, a Macurungo, Manga, Gorongosa e Nhajusse. Il Mozambico è uno dei Paesi più poveri del mondo e ha un’aspettativa di vita per le donne di circa 38 anni e per gli uomini di 40-42. Questo significa che oltre il 50% della popolazione del Paese sono bambini di età compresa tra 0 e 14 anni e la fascia di persone di età compresa tra i 15 i 25 anni sono i più vulnerabili all’HIV. Il pericolo è che, in breve tempo, la società del Mozambico sia in maggioranza costituita da bimbi e ragazzi e che vengano quindi a mancare le altre generazioni di adulti e anziani. La ricostruzione di una rete sociale è quindi essenziale per lo sviluppo del Mozambico. Il Paese è inoltre costituito da una moltitudine di culture, antiche e tribali. L’importanza della riunificazione tra anziani e giovani è essenziale per la sopravvivenza dei valori tradizionali e culturali del Paese, proprio per ricostruire una società distrutta.

Quali sono, in particolare, le condizioni di vita dei bambini?

In varie comunità, in particolare quelle rurali, un numero elevatissimo di bimbi rimangono orfani. Anche quando vengono sostenuti dalle altre famiglie della comunità, finiscono sulla soglia della povertà. Non solo, un numero significativo di bambini si trova costretto a dover lasciare la propria famiglia: le stesse madri allontanano i bimbi da casa perché sono convinte abbiano più probabilità di sopravvivere sulla strada che insieme a loro.

Concretamente, quali interventi portate avanti?

Lavoriamo sulla comunità a 360 gradi: riconciliazione familiare, reinserimento, monitoraggio e supporto psico-sociale (comprese attività sportive e culturali per i bimbi), tutela dei diritti dei bambini, programmi di microcredito, supporto materiale (cibo, casa, beni di prima necessità), educazione e scuola (sia all’interno dei centri Asem che nelle altre scuole del Paese), formazione professionale.

Quali progetti avete in programma qui a Dubai?

A Dubai stiamo lavorando con la galleria d’arte Create Hub Gallery per sensibilizzare sulle condizioni del Mozambico. Attraverso l’organizzazione di mostre d’arte dedicate, la galleria sta portando negli Emirati alcuni artisti emergenti africani, devolvendo parte dei ricavi ad Asem. Abbiamo inoltre in progetto l’apertura di Asem Middle East.

Come si può contribuire ai progetti Asem?

Sostenendo le nostre attività in Mozambico, attraverso le nostre sedi e i nostri eventi in giro per il mondo. Per i cittadini italiani, c’è inoltre la possibilità di devolvere il 5 x mille alla nostra associazione.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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