Ritratti di expat

“Raffy stiamo tornando ora, mi fermo per un boccone sotto casa non ti preoccupare, non mi preparare.”“Ma dai su, sali che ti metto al forno una fettina e un’insalata.”
Ed eccolo mio marito che entra, ma dietro di sé non chiude la porta perché a seguirlo c’è Andrea. “O mio Dio, Andrea?! Ma mi hai vista come sto’ conciata? Mi vuoi far capire che sei con un amico? Mi avverti che almeno cucino una fettina in più? Almeno mi sarei pettinata…”.

E questo è stato il mio primo incontro con questo ragazzo/signore. Andrea si deve essere sentito imbarazzato più di me, ma in “terra di mezzo” tutto ci è concesso, per cui ci siamo scoppiati a ridere uno in faccia all’altro e ci siamo stretti la mano.

Bene, ora torniamo alla dicitura ragazzo/signore: Andrea è giovane, sulla quarantina, ovviamente non è un signore, ma io lo avevo a malapena guardato, tanto mi vergognavo per essere in pigiama, per cui tutto in giacca e cravatta gli avevo dato più anni di quelli che in realtà ha. Comunque, devo ammettere, che mi vergognai parecchio perché mio marito aveva elogiato le mie doti culinarie, ma quella cena era davvero peggio che essere passati al fast food in orario di chiusura, quando ti dicono “abbiamo solo una cotoletta e dell’insalata”. Ma per fortuna una bottiglia di vino rosso fa sempre scena, anche se i bicchieri sono da “hostaria” perché da Ikea ci saresti andata il giorno dopo.

“Allora Raffaella come ti trovi qui a Dubai? Il piccolino con l’asilo come va?”. Avevamo ormai rotto il ghiaccio e la serata aveva preso una piega piacevole e casalinga.
“Da quanto sei qui Andrea?”
“Sono già tre anni e neppure me ne sono accorto.”
“Ti trovi bene allora? Hai intenzione di restare?”
“Ho aperto qui una branch della mia azienda che ho in Italia con mio fratello e ci stiamo aprendo a questi nuovi mercati. Ci sono molte opportunità di business qui e abbiamo molto lavoro in divenire.”
“Allora ti sei proprio sistemato. Hai comprato casa?”
“Sì, dopo il primo anno mi sono detto che avevo aspettato anche troppo e ho cominciato a cercare una casa che mi piacesse. Ora sono tranquillo e sostanzialmente preferisco fare un investimento piuttosto che spendere soldi in affitto sapendo che resterò qui per un bel po’. Poi non si sa mai, ma posso sempre rivendere o affittare.”
“E tu come ti trovi?”
“Tralasciando l’aspetto puramente di business, devo dire che il primo anno non è stato facile tanto più che a casa lasciavo mio figlio con la mamma (lei lavora in banca).”
“Ti sei fatto molti amici?”
“Sì non è difficile farsi amici e anche di diverse nazionalità, la cosa brutta forse è che a Dubai c’è un turnover di persone molto veloce, per cui è possibile che trovi degli amici, ma che poi li perdi qualche mese dopo perché si trasferiscono altrove per lavoro o tornano nei loro Paesi. Questo è un po’ triste, ma poi ci fai l’abitudine.”
“Ogni quanto torni in Italia?”
“Avendo un figlio torno tutte le volte che gli impegni di lavoro me lo permettono. Vengono almeno due volte l’anno anche loro però, anzi quest’anno lui ha viaggiato da solo. È stata una bella esperienza a 8 anni.”
“Che dice tuo figlio quando viene a Dubai gli piace?”
“Sí moltissimo, gli ho comprato quell’attrezzo con due ruote, l’hoverboard, hai presente? In Italia non va tantissimo, ma qui ce l’hanno praticamente tutti. Voleva portarlo in Italia, ma oltre al fatto che sul volo non l’hanno fatto passare per via della batteria, che pare possa essere pericolosa perché potrebbe scoppiare in volo con la pressurizzazione, abbiamo pensato che in Italia, a Roma, sarebbe un oggetto pressoché inutilizzabile e pericoloso. Poi, quando viene, andiamo sempre a giocare a basket al parco grande in JLT, in piscina, nei Mall. E’ sempre un girovagare”.

Andrea, 46 anni, Managing Director di ZeroClock

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