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Sos, dov’è il mio parrucchiere?

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Sos, dov’è il mio parrucchiere?

Avete presente quando avete un periodo difficile, magari un periodo in cui si cerca qualcosa di nuovo? Oppure un periodo in cui non si sa bene che cosa si vuole e ci si aggiunge anche qualche pena d’amore per un rapporto partito alla grande, ma inesorabilmente schiantatosi contro un muro?

Avete presente quando avete un periodo difficile, magari un periodo in cui si cerca qualcosa di nuovo? Oppure un periodo in cui non si sa bene che cosa si vuole e ci si aggiunge anche qualche pena d’amore per un rapporto partito alla grande, ma inesorabilmente schiantatosi contro un muro?

Se le cure amorevoli delle amiche che non si tirano mai indietro e ti devono dire “alzati da questo letto che ti stai facendo venire le piaghe da decubito e hai urgentemente bisogno di una doccia” non sono abbastanza, se la bottiglia di vino da 20 aed che ti sei appena bevuta (che forse il Tavernello era meglio, o almeno non avresti questa acidità di stomaco) non ha sortito gli effetti sperati, c’è solo una cosa che una donna può fare per riprendersi: andare dal parrucchiere.

Andare dal parrucchiere è come un rito di passaggio, come una specie di magia che speriamo si compia per scacciare un periodo che al momento ci dà più giorni “no” che giorni “sì”. Andare dal parrucchiere dovrebbe essere come un balsamo per il nostro spirito, un posto magico dove ci leggano nel pensiero e ci diano quel tocco in più per ricominciare la giornata con grinta. Un po’ come farebbe una fata madrina in uno qualsiasi dei cartoni che ci hanno sempre fatto vedere (mi sto ancora chiedendo dove sia la mia…suppongo abbia perso la strada se ha il mio stesso senso dell’orientamento).

Ma purtroppo viviamo a Dubai e non sempre (per non dire mai) questo miracolo si compie. Vuoi il problema della lingua, vuoi traumi precedenti, vuoi che in realtà neanche noi sappiamo bene che cosa vorremmo fare ai nostri capelli, vuoi a volte l’elevato costo, vuoi tante altre motivazioni, ma andare dal parrucchiere qui, almeno per me, è sempre come giocare alla ruolette russa con una pistola carica. Ma come dico sempre: io amo vivere pericolosamente.

Appena arrivata a Dubai ho deciso che nessuno, dopo vari precedenti drammi in altri paesi del globo, avrebbe toccato i miei capelli se non il mio parrucchiere italiano (che pure lui di danni qualche volta ne ha fatti, ma una seconda chance non si nega a nessuno, neanche a chi ti ha detto “tranquilla, tolgo solo le punte bruciate” e invece sei uscita con un meraviglioso caschetto stile Fantaghirò). Quindi per il primo periodo aspettavo impaziente il ritorno in patria per poter ridare forma ai miei capelli che nel frattempo somigliavano più ad un casco di banane che ad una chioma lunga e fluente. Devo essere stata assente quando distribuivano la dote di gestire i propri capelli.

Ma dopo un po’ i ritorni in terra natia si sono fatti sempre più radi e quindi ho deciso di compire un immenso atto di fede. Perché sì, cambiare il parrucchiere è un atto di fede: voi state affidando ad uno sconosciuto una parte importante del vostro essere. Non possiamo negare, come donne, che un bel taglio di capelli ci fa subito sentire più forti.

Al primo tentativo ho deciso che non avrei badato a spese e dopo varie ricerche ho trovato il mio uomo: osannato sui social per la sua bravura e professionalità, mi sono convinta a prendere un appuntamento. Risultato: ancora piango. A parte il costo, che quando mi ha fatto vedere il conto momenti svengo (dimentico sempre che all’estero, se hai i capelli lunghi o molto lunghi, il prezzo potrebbe essere ancora più salato del previsto…le ingiustizie della vita), ma i capelli che sul momento sembravano molto belli, sono diventati, con il passare delle ore talmente secchi da dover tagliare numerosi centimetri per cercare di farli tornare luminosi come all’inizio. Taglio che, ovviamente, ho fatto da sola visto che un’altra sessione traumatica avrebbe comportato ulteriori ore di psicanalisi.

Passato del tempo ho deciso che volevo provare il famoso trattamento alla cheratina, descritto come qualcosa di miracoloso. Mi faccio forza e compro un voucher su internet in un salone consigliato sempre sui vari social. Risultato: avete presente quando nei cartoni passa la mucca e lecca la faccia al personaggio di turno e i capelli rimangono unti e dritti? Ecco same same. Avevo i capelli talmente lisci ed unti che mi sono domandata se si sarebbero mai ripresi. Ma devo ammettere che, passato l’iniziale periodo di piattume, i capelli hanno ripreso corpo e volume ed erano effettivamente molto belli. Quindi, nel corso del tempo, ho dato più di una chance a questo trattamento (che è vero che contiene formaldeide, ma parto avvantaggiata per quando mi seppelliranno).

Passiamo a quando ho deciso di farmi il colore o dei colpi di sole: insomma, le basi di un corso per parrucchieri. Avete presente il color biondo pupo che si fanno le nonne e che praticamente tende ad una strana tonalità di rosa? Ecco, ho provato lo shock di guardarmi allo specchio e vedere mia nonna con 50 anni di meno (o di sapere come sarei stata con 50 anni di più…punti di vista). Alla mia ancora pacata richiesta di spiegazione (perché il passo successivo per ogni donna è dare fuoco al negozio per nascondere le prove della tragedia) per tale scempio, la risposta della filippina di turno è stata: “it’s what you have asked”. Perché, dovete sapere, qui, dopo avere detto che vuoi dei colpi di luce uno o due toni meno del tuo colore (che già non sai bene che voglia dire effettivamente, ma con il tuo parrucchiere funziona), loro, per evitare di prendersi la responsabilità, ti fanno scegliere il colore su una tavolozza: in pratica ti sbiancano totalmente i capelli per poi ricolorarli. Non vi dico la gioia quando il colore comincia a sbiadire.

Se poi sei una che si fa i capelli di colore rosso apriti cielo: il rischio che tu esca da lì color pel di carota è molto elevato. Non che con il colore castano vada meglio: un’amica si è andata a fare i capelli ed è tornata con la ricrescita dei capelli nettamente di un altro colore. L’unico rimedio è stato farle una tinta fai-da-te che coprisse il tutto.

Ma poi capita la giornata fortunata: colore perfetto, taglio perfettamente in linea con le richieste e tu sei quasi sorpresa che tutto sia andato bene, ma il fatale errore è dietro l’angolo. L’asciugatura. Le alternative sono due: che tu esca con i capelli talmente lisci che al confronto Cugino It ha i capelli ricci, oppure modello Barbie con boccoli e tanto tanto volume alle radici che al primo tentativo di piega è venuta la scientifica per capire come facessero a stare su.

Ma, come detto, andare dal parrucchiere è un atto di fede e come tale qualche volta ci dice bene. E, mentre siamo lì a cercare di darci una ripulita nella speranza di cominciare con una nuova pagina bianca, le varie ragazze del salone cercano sempre di darti il massimo delle attenzioni: bevande calde o fredde, massaggio ai piedi o al collo, magari una bella pulizia facciale nell’attesa che i capelli diventino del colore giusto. Piccole accortezze che nei giorni “no” possono sempre fare bene. E se poi non si ha voglia di uscire, c’è sempre l’opzione che loro vengano da te e quella che sembra una giornata pessima, con la giusta compagnia delle amiche, può sempre diventare una giornata migliore.

Elisabetta Norzi arriva a Dubai nel 2008. Nata e cresciuta a Torino, dopo una laurea in Lettere Moderne si trasferisce a Bologna per un master di specializzazione in giornalismo. Qui conosce la realtà dell'associazionismo emiliano e decide di occuparsi di tematiche sociali. Entra nella redazione dell'agenzia di stampa Redattore Sociale, collabora per il Segretariato Sociale della Rai e per il gruppo Espresso-Repubblica. Giramondo per passione, comincia a scrivere reportage come freelance con un servizio sulla Birmania durante la “rivoluzione zafferano”, ripreso dalle principali testate e televisioni italiane. Dopo diversi anni come corrispondente da Dubai (Peacereporter, Linkiesta), fonda, insieme a Giulia Violante, Dubaitaly.

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