Facciamo un giro: la storia di Samantha e Matteo

Se qualcuno vi dice “facciamo un giro”, voi cosa rispondete? Molto probabilmente accettereste di slancio, prendendo al volo chiavi, occhiali da sole e cellulare, preparandovi a una passeggiatina, che so, a JBR o a Bastakyia. Ma se questa domanda vi viene posta da Samantha Rossi e Matteo Azzani, rispettivamente di Zocca e Vignola (in provincia di Modena) riflettete un attimo prima di accettare. Vi potreste ritrovare coinvolti in una avventura bellissima, altro che giretto sotto casa. Ho conosciuto Matteo e Samantha qui a Dubai tramite il nostro “Marcello nazionale”: sono infatti fratello e cognata di Marcello Azzani, che in moltissimi della nostra comunità locale conoscono per l’attivo coinvolgimento nei social e nella vita di questa città. Passione per i viaggi, curiosità, apertura mentale, voglia di andare incontro al mondo sono chiaramente tratti familiari comuni per chi li conosce (anche Marcello con i suoi viaggi di lavoro nel Medio Oriente e dintorni ne avrebbe da raccontare, e chissà che prima o poi…). In particolare, Samantha e Matteo hanno portato oltre il concetto, trasformandolo in stile di vita e anche, per certi versi, in ricerca.

Come dicono loro, “viaggiare per noi è la gioia di svegliarsi ogni giorno in un luogo diverso senza sapere di preciso cosa accadrà”. Una definizione semplice e bellissima. Quindi cosa hanno pensato di fare? Ovvio, sono partiti per un viaggio intorno al mondo via terra e mare. Spiegano: “l’obiettivo del viaggio è viaggiare. Senza aspettative particolari o limiti. Viviamo alla giornata. Il progetto prevede semplicemente di arrivare a fare il giro completo della Terra andando verso Oriente, possibilmente senza prendere aerei, per vedere e sentire il mondo che cambia”. Un contatto diretto con la “Terra” appunto, con la gente, con paesaggi e modi di vivere, assaporato con la consapevolezza di aver intrapreso un passo decisivo nella propria vita. Infatti, non si tratta di una semplice pausa sabbatica dalla vita quotidiana. “L’idea del giro del mondo l’abbiamo sempre avuta nella nostra testa, ma si è concretizzata verso la metà del 2015 per una serie di circostanze venutesi a creare contemporaneamente. La principale è stata la comune intenzione di abbandonare i nostri rispettivi lavori che ci logoravano lentamente nell’animo. Era ora di cambiare e così ci siamo entrambi licenziati. Considerando poi che non abbiamo figli, abbiamo raggiunto una stabilità economica dopo anni di sacrifici (e finito di pagare la casa), abbiamo ancora un’età che ci permette di star bene fisicamente e ci siamo detti: ora o mai più. Certi treni non passano tutti i giorni”.

La preparazione non è stata complicata, una volta presa la decisione. Nessun supporto da agenzie o contatti esterni in loco (Samantha e Matteo, come tutti i veri viaggiatori, considerano la preparazione del viaggio parte integrante del viaggio stesso): un po’ di burocrazia (sospensione di qualche assicurazione, preparazione di visti particolari quali Russia e Cina), la creazione del blog Facciamo un giro e della relativa pagina Facebook con aggiornamenti regolari fra cui qualche bel video, e soprattutto intere serate passate a girare le pagine dell’Atlante, con il sostegno di tutti, amici e parenti, senza uno specifico itinerario in testa, ma solo idee. Nessuno sponsor, nessuna colletta, un budget di circa 40 euro al giorno sinora ampiamente rispettato senza particolari sacrifici, solo attenzione a evitare sprechi inutili, riscoprendo ogni volta che la maggior parte delle cose più belle del mondo sono assolutamente gratuite.

“A livello pratico poi abbiamo sempre dormito in camere doppie con bagni a prezzi stracciati, mangiato quasi sempre (stupendamente) nelle bancarelle per strada, viaggiato più o meno comodamente in bus, treni e barche. In particolare amiamo tantissimo viaggiare sui treni, super economici e con la possibilità di conoscere tanta gente”. Proprio per la mancanza di tempi e tabelle di marcia da rispettare, finora non ci sono stati imprevisti o intoppi particolari. Tutto viene vissuto molto alla giornata e con grande serenità. “Tutto liscio come l’olio”, dice Matteo e continua: “siamo sempre più convinti che i problemi nel mondo siano causati da uomini in giacca e cravatta e non da persone che vivono nelle baracche”.

A questo punto viene spontaneo chiedersi quali Paesi abbiano attraversato, quali abbiano sinora lasciato le impressioni migliori e quali le peggiori: “per ora direi che abbiamo amato particolarmente la Transiberiana per le sensazioni di infinito, la Mongolia e il Laos per la gente, il lago Bajkal e il Sichuan Occidentale per gli incredibili paesaggi, la navigazione sul Mekong per la sensazione di avventura”, mentre purtroppo i luoghi già raggiunti dal turismo di massa occidentale lasciano una sensazione di amarezza per il potenziale splendore naturale avvilito dalla mancanza di rispetto dei visitatori, soprattutto in Thailandia e Vietnam. Quando ci siamo sentiti, Samantha e Matteo erano in Thailandia, nelle isole del golfo (appena sbarcati a Koh Samui), in previsione di scendere in Malaysia, Singapore, Indonesia prima di lasciarsi trasportare nelle isole del Pacifico.

Dubai, che entrambi hanno ovviamente visitato diverse volte e che conoscono bene e amano per il clima di entusiasmo e internazionalità che la caratterizza, è esclusa dall’itinerario per motivi logistici: “difficile da raggiungere via terra o mare, troppa burocrazia per arrivare ad esempio dall’Iran o dall’Arabia Saudita, troppo cara per il nostro budget limitato. Peccato”. Sì, peccato, perché un punto di vista alternativo su questo Paese che fa del “luxurious lifestyle” a oltranza il proprio marchio di fabbrica sarebbe stato molto interessante. Sarà per la prossima, magari.

E poiché uno degli aspetti più interessanti del viaggiare sono le persone che si incontrano, due sono le domande che sorgono spontanee. La prima, di natura pratica, che lingua parlate? In due, parlano correntemente inglese, francese, tedesco e spagnolo (che si rivelerà preziosissimo più in là, nel continente sudamericano). La seconda domanda invece, ovviamente, è proprio sulle persone incontrate. Con ironia rispondono: “quando incontriamo altri backpackers, sono tutti entusiasti del nostro progetto e ci fanno mille domande sul viaggio. Quando incontriamo altri italiani la priorità è chiederci cose sul lavoro che abbiamo lasciato e, purtroppo, gli italiani che viaggiano in modo indipendente si contano sulle dita di una mano. In generale i locali, quando sentono che siamo italiani, fanno riferimenti alle squadre di calcio e fortunatamente non più al bunga bunga. Generalmente siamo accolti con molta simpatia”.

Noi, qui a Dubai, sopportiamo e sopravviviamo a tutto tranne che alla mancanza dei Pan di Stelle, è un dato di fatto. A Samantha e Matteo cosa manca di casa, ma soprattutto, cosa è casa per loro, che sono partiti anche per prendere le distanze dal clima di crescente insofferenza che si respira, a detta di alcuni, nel Paese? “Casa per noi è davvero ovunque. Siamo troppo felici ora per non goderci ogni attimo. L’Italia è casa nostra e ce l’avremo per il resto della nostra vita, possiamo farne a meno per un anno. Ogni tanto ci manca un po’ il cibo modenese, ma resistiamo”.

Allora, buon proseguimento ragazzi, e a presto – ma non troppo!

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